cap. 4 2.ubi Min-eius am-ug com-neantium7 e que n-Lations
tranſitur.
C. 46. on-ni Italia
ſubiugata,
221 LIBRO NON O. 222
che laſcid ſeritto ſeguiſſe, ove„ paſſa iMincio, ed ove il pafſaggio di tal fiume dmolto freguentato da quei che viaggiano; conche viene a indicarſi il ſudetto ſito, pel qua-le corſe ſempre l Imperial via da Milanoin Aquileia, poco diſcoſto dalla manſion diSarmione. Si è trovato ne manuſcritti, chetale incontro ſeguiſſe in Arovenco; ma do-veaſi leggere in Ardolico, nome del borgo,ch era in quel luogo, come ſi ha da pid lapi-de trovate quivi; e da noi già riferite nellibro quinto. Chi ſcriſſe, il luogo di cos!memorabil fatto eſsere ſtato ove sbocca ilMincio nel Po, d' autore antico non ebbeappoggio.
ell anno 455 fu trucidato in Roma Va-lentiniano terzo; e inalzato alla dignità Im-
periale Maſſimo ſtato due volte Conſole,
e Patrizio: ma fra due meſi venuto d' Afri-
ca co ſuoi Vandali Genſerico, preſe, e cru
delmente ſaccheggid la miſera Città, ri-maſovi Maſſimo ucciſo. In queſto tempofu nelle Gallie acclamato dallꝰeſercito Im-peradore Avito, che trasferitoſi a Romai f riceputo, come Idacio eſprime, e fu-rono ſpediti Legati a Marciano Imperadorein Oriente, per procedere unitamente nell“amminiſtrazione e difeſa dell' Imperio. Ad
Avito ſucceſse Maggioriano, a Maggioria-no Severo(nel cui tempo fu vinto, e ueci-ſo preſso Bergamo il Re degli Alani) a Se.
vero Antemio, il qual fu ammazzato lan-no 472, acceſaſi guerra civile in Roma.Olibrio, Glicerio, e Nepote fecero dipoiIa ſcena loro: venne queſt' ultimo cacciatodi ſede da Oreſte Patrizio, il qual non pe-10 aſsunſe l' Imperial dignità, ma nel 475ne conferl il nome al figliuol giovanetto pernome Romulo Auguſto, detto comunemen-te Auguſtolo. In queſto finalmente ebbetermine il Romano Imperio, e ſi annulld,e S' eſtinſe la libertà, e dominio d'ItaliaRoma: perchè nel proſſimo anno paſsatoin Italia Odoacre con eſercito d' Eruli, eTurcilingi, e d' altre genti preſe Roma, uc-ciſe Oreſte in Piacenza, imprigiond Augu-ſtolo in Ravenna, e lo relegò; indi ſoggio-gata per quanto afferma Giornande l' Italiatutta, preſe titolo di ſuo Re, e per pocomeno di quattordici anni vi ſi mantenne.Nel veder caduto finalmente a terra ilRomano Imperio, e ſvanita, e diſtruttaquella univerſal Republica, che in virtudel comunicarſi, e dell' intereſſar tutti pa-reva ſi prometteſſe perpetua, potrebbe ta.luno perdere in qualche parte il credito dital ſiſtema: per iſgombrare il quale ingan-
no, faremo avvertire, come non avvenne
ciò, ſe non quando 3 oltre a˙ vz enormi,ed a gl' iniqui coſtumi, co quali Roma ſi
procaccid ruina, queſt' iſteſſa idea, e queſtantica ordinazione in eſſa ſi guaſtd, ecorruppe, e prima ſi avvill, poi ſi poſe inodio la Cittadinanza, talchè dell' antidotoſi fe veleno. Molto per altro certamente con-tribul al precipizio il divider l' Imperio, eper conſeguenza le forze, con raddoppiare JImperial dignità; molto J eſſerſi meſſi a ri-ſedere gl Imperadori ora in Nicomedia, ein Milano, ora in Coſtantinopoli, ed in Ra-venna, abbandonando Roma, che comefonte, e ſede dell' autorità, cosi dovea ſem-
re eſſer centro delle forze, e prima e per-
petua cura: molto finalmente le interne ga-
re, ed i tradimenti, quaſi tutti i barbarieſſendo ſtati da chi primeggiava nell Impe-rio ſceleratamente invitati, e aſſiſtiti. Maa diſpetto di tanti mali ſarebbeſi mantenu-
ta almeno in Italia la libertà Romana, n
fl farebbe mai da forze eſterne potuta ab.battere, ſe quell' amore, e quella ſozietà,che b avea compoſta, e prodotta, aveſſe con-.tinuato coll' iſteſſa forza di vincoli, e colliſteſſa riputazione di nome. Ma volle fata-ita, che quella medeſima cittadinanzaRomana, per la quale ſi era reſa tutta l'Italia una Città ſola, e per la quale ognu-no avrebbe volontieri verſato il ſangue perconſervar Roma, dall imprudenza d' alcu-ni, e dall' avarizia d' altri foſſe fatta cade-re prima in vilipendio, poſcia in odioſità;con che rotto J incanto, e diſciolto il co-mun legame, niun pensò pi che al proprio
intereſſe, e a ſe ſteſſo, ch'& la via pid certa
e pid breve per mandar tutto in ruina-cos fatto cambiamento ſi fece ſtrada in pidmodi. Fin dall' ultime rivoluzioni civili ſitrovd chi per privato intereſſe comincid aconcedere per danaro il grado di cittadinRomano: di cid ſi vede accuſato Antoniopreſſo Sifilino. II prezzo perdò era grande,onde diſſe quel Tribuno a S. Paolo, 4 megueſta Cittadinanʒaò coſtata una gran ſomma.Ma in tempo di Claudio, uomo pendentemolte volte allo ſtolido, principid Meſſali-na, ed altri della famiglia Imperiale a im-petrar mercenariamentè queſt: onore à molti, e non a gran prezzo, come dice Dionèera prima ſolito, ma per si poco, che 2 52ne in proverbio poterſi diventar cittadin
:; mamentemano per vetri rotti. Il che 55 157ſpiacendo ai ben affetti, e tanto 15 aera Cöffüme di, 2ſtranieri, ſe non pet rari meriti e grandi 5ne fu quell- Imperadore amaramente dileg-giato da Seneca nella Satira ſopra la ſua mor-te, in cui graz ioſamente eſaggerando, fadite a Cloto, ch' elb' andava ſoſpendendodi recidere il filo della ſua vita, per la cu-rioſità di vederlo cittadinizare anche que
x pochi
in Ceſ.
44.XXII.28.
lib. c
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