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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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267-268
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Paul. D.. 4. C. 47.

Dial. J. 3.6. 2 7. 28.

1.4. c. 6.2t 30.

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ſtato il primo nella ſua nazione, che s' in-vaghiſſe d' aver leggi proprie, e ſeritte. Lepublicd nel 644 con nome d' Editto, e for-marono il primo piano del corpo di tutteP' altre, che con nome di Longobarde in trelibri fur poi raccolte. Queſto Re preſe Ge-nova, e tutta la Liguria maritima da Lu-ni fino alla Provenza: nella Venezia eſpu-gnòd Oderzo, che da' Longobardi non eraſtato 8 0 ancora, e lo gettò a terra.Terrainò Rotari il corſo della ſua vita nelſin dell' anno 652, Onel principio del 653.Quai calamità ſoftriſle I' Italia in queſtoperiodo di tempo, e qual ſovverſione, edavvilimento, non ſi potrebbe ſpiegare S dileggeri. Non ei vennero i Longobardi civi-lizati, come Teodorico, ch'era ſtato alle-vato da bambino a Coſtantinopoli nellaCorte dell Imperadore, e che ſi fece pre-gio di laſciar l' Italia co ſuoi coſtumi, econ le ſue leggi. Vennero sl barbari, cheportaron ſeco l' uſanze degli Antropofagi,come in Alboino abbiam veduto; e di re-ligion cos ciechi, ch' adoravano un capodi capra per Dio, di che fa menzion S. Gre-gorio; ſicome della molta gente da lor tru-cidata per ricuſar d' adorarlo, e di mangiarcarni ſagrificate. Moltiſſimi non pertantoſono, ch'eſaltano la pietà de: Longobardi,perchè procedendo il tempo fa bricarono, edotarono de Monaſterj; in che mirabil co-ſa è, come non s' avveggano queſti tali,ch'eſſi non parlano più allora di Longobar-di, ma d' Italiani, e che malamente a quel-Ia na ione attribuiſcono quello, che la no-ſtra religione, il noſtro clima, e la miſchian-2a del noſtro ſangue in più età ſtagionaro-no al fine, e produſſero. Nefandiſſima gen-te Pelagio ſecondo, e S. Gregorio gli chia-marono pid d' una volta. Paolo Dia cono,11 quale la barbarie di coloro, ond' era di-ſceſo, cered quanto fu poſſibile de andarcoprendo, ammirò la bontà di S. Gregorio,

perchè non voleſſe mai dar mano a far di

elli ſtrage, tuttochè foſſero iſcredenti,e diogni coſa diſtruggitori. Il medeſimo con-ſeſſa altresl, che ne dieci anni ſingolarmen.te de i Duchi rimaſero fogliate le Chiſo,

gcciß, i Sacerdoti, Aiſtrutto le Cittd, deſolati

i popoli. Autari ſi crede foſſe il primo chevoleſſe eſſer Criſtiano, ina abbraccid laſetta Ariana, talchè lotto di lui due Veſ-covi erano quaſi in ogn Città, un Catto-nico, ed altro Ariano. Verſo il fin di ſuavita vietò il battezare ſecondo la fede Ro.mana i figliuoli de Longobardi, come fiha pur da S. Gregorio. Dopo AgilulfoRotari fece trionfar l' Arianiſmo di nuo-vo; ed Ariano fu parimente Arioaldo,

tu vt. 5. come ſi ha da Giona. Tra i Duci veggia·

Bert.

DELL IS TORTA DE VERONA

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mo h altrove nominato Zotone, che ſac-cheggiò barbaramente Montecaſſino, e A-riulfo di Spoleto, che nella fine del reguod' Agilulfo era tuttavia Gentile. Finalmen-te de i Longobardi del regno di Napoli&ſtato notato non eſſerſi finiti di convertireſe non per opera di S. Barbato Veſcovo diBene vento dopo il 660.

Sotto queſta gente ſi andaron perdendol'orme delle famiglie Romane, e a poco apoco del h antiche diſcendenze, e genealo-

ie ſi ſmarrl ogni traccia; il che nacquedalb eſser mancato“ uſo de nomi gentilizii,che in oggi chiamiam cognomi, per li qua-li manteneaſi quaſi per traduce tal notizia.Speciale, e proprio de' Romani fu tal co-ſtume; poichè dove non ſolamente i barba-71 5 ma 1 Greci ancora non portaron comu-nemente che un nome ſolo, dall' udire ilquale niente però coſtava di lor proſapia,Romani ingenui ne portaron tre: e laſcian-do del prenome, che corriſpondeva al no-me proprio odierno, col gentilizio, ch eracomune a tutta la ſchiatta benchè dirama-ta e diviſa, del lor ſangue, e della proſa-pia faceano fede. Col cognome poi, chepotrebbeſi in oggi dir ſopranome, e ch' eraproprio, e ſingolare di ciaſcheduno, ogn-uomo ſi diſtinguea dalbaltro. Ma venuti 1barbari, beuchè voleſſero in cid Italiaui-Zarſi i Re, con prendere il gentilizio nomedi Flavii, al che Autari diede principio,general mente però ſeguitarono il lor coſtu-me; e il ſol nome proprio uſando, comein tutti i lor Duci ſi riconoſce, l' iſteſſo mo-do anche negl' Italiani introduſſero; e tantopiù con la miſchianza delb una e dell'altranazione pe- matrimonj ſeguita. Avea perverità fatto a ciò ſtrada h uſo Romano del-la baſſa età, quando introdotto eſſendo d-aſſumer molti gentilizi, cos! per diſtinguerle varie famiglie dell' iſteſſa gente, comeancora per indicar ſucceſſioni, e parentadi(che fu poi da- Greci de' proſſimi tempiimitato) volendo fuggir quella litania di no-mts incominciò à dinotare anche i granPerſonaggi con l ultimo cognome ſolamen-te, come può oſſervarſi ne Faſti Conſola-ri. Svanl in Italia adunque l' uſo de: cogno-mi, e forſe unicamente in Venezia, comedi ſoli Italiani anticamente eompoſta, e ſen-za meſcolamento, e di pochiſſimo commer-cio co barbari, qualche traceia de' gentili-zii nomi non mancò mai del tutto, comefaremo a ſuo tempo oſſervare. Verſo ilduodecimo ſecolo ſi tornò in pid parti d- I-talia a ripigliar I' uſo antico, che ſi andòpoi diffondendo„e regna tuttavia, forma-ti di nuovo i cognomi o da nome proprio,o da paeſe, o da ſopranome; potendoſi di-

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Paul D.J 3. 6. 16.