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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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305-306
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de Mor.erm.

Longabar-dog pausci-as nobili-

tat Cc.

J. I. c. 3.nutne roexigui.

T. c 6.

4 3. c. 6.

Bell. l. 2.

J. 5. c. 37.* 405177

imo Ro-

Sanorum

genere or-

Laus.

*potè eſſere la quantità di quelli, che peravventura ci rimaſero. Ecco però, come ciriduchiamo a' Longobardi. Ma di queſtifu ſingolar proprietà fin d' antico l' eſsere in

pochi; il che impariam da Tacito, ove di-

ce, che facea onore a Longobardi il lor po-

co numero, mentre con tutto ciò ſi ſapean

difendere da tutti i vicini con l'armi. Chefin quando eran detti Vinili, poca brigataloſſero, narra Paolo Diacono. Quando Al-boino fu per prendere verſo Italia le moſſe,conoſcendo di aver poca gente per invade-re, e per tenere tanto paeſe, dimandò alu.to a' Saſſoni, che venti mila uomin! glimandarono con le famiglie loro; queſti quinon rimaſero, perchè à- lor paeſi tornaronpoi malcontenti de Longobardi. Non ven.nero coſtoro adunque in numero, che aveſ-ſe proporzione con que millioni di perſone,che abitavan l' Italia da un capo all' altro:n per queſto è da far maraviglia, che neoccupaſſero, e ne riteneſſero poi si gran par-te. Diſſe Agrippa preſſo Gioſeffo, che leGallie eran tenute in ſervitù da i Romanicon mille, e dugento ſoldati, quando avcanquaſi mag gior numero di Cirtd. Non fu peròda' Longobardi ripopolata l' Italia di nuo-vo, e chi l' ha ſuppoſto finora, non ha pen-ſato in oltre, come coloro non occuparongià mai l' Italia tutta; perchè non ebberomai Roma, che n' era capo, nè più Cittàdi Toſcana; non Napoli, nè alcun altre di

8 tratto, nè la Calabria inferiore; non

avenna, nè tante Città e regioni dell' E.ſarcato, e della Pentapoli, ſe non ne gliultimi tempi, e con doverne far ben toſtoreſtituzione; non Venezia, nè l' iſole di Sici-lia, Sardegna, e Corſica; non i paeſi Al-pini, nè l'Iſtria: anzi nè pur tutta la pro-vincia Veneta ſe non dopo Agilulfo, netutta la Liguria ſe non dopo Rotari. Epure non fu altramente diſabitata quellameta d' Italia, che i Longobardi non poſ-ſedettero, e come gl' Italiani in eſſa ſi man-tennero, cos ſi mantennero nell' altra; ecome anche le ſchiatte nobili in quella con-tinuarono, cosi non mancarono in queſta.In Pavia ſteſſa, principal ſede, e quaſi cen-tro de: Longobardi, continuate ſempre il-luſtri famiglie Italiane veggiamo in PaoloDiacono, dove parla di Teodota, fancill.la di nobilſſima ſchiatta Romana in tempo diCuniberto; e noi h imparammo ancora dainſigne documento letto già in quella Cit-ta, dove ſi vede la fondazione del Mona-ſtero detto del Senatore, fatta quivi nell“ultime eta de' Longobardi, cioè l' annoterzo del Re Liutprando, da Senatore f-gliuolo dell' onorando Albino. Nè i nomi bar-bari baſtano talvolta per far fede della di-

Ver. Hluſtr. Parte J.

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ſcendenza, perchè gl'Italiani ancora alcu-ne volte gli aſſunſero, foſſe per parentadi,foſſe perchè di que nuovi, e ſtranieri ſuo-ni ſi compiaceſſero. Molto meno biſognaper queſto conto fondarſi in genealogie, gliautori delle quali non credono d' aver fattonulla, quando le illuſtri famiglie d' Italianon fanno venir di lontano. Cosl la pid an-tica, e la piu grande di tutte, cioè la RealCaſa di Savoia fu derivata dalla Saſſonia;ma I autorita d' Otton Murena, che ſolain cid meritava conſiderazione per l' età diquell' Iſtorico, ſi& trovata ſvanire, quan-do oſſervando i manuſeritti ſi& veduto ilConte Umberto dirviſi d Sabogna, ciodi Savoia, non de Saronia, com' era ſtatoſtampato; e Savogenſis Comitis leggerſi inquell' iſteſſo paſſo citato da vecchia Croni-ca, come pud vederſi nella Prefazione all:Opera pregiabiliſſima delle Antichitd E.ſlenſi: per verità dalla Savoia, e non mia!dalla Saſſonia ſon denominati que Principinegli antichi documenti; e per credergli deItalica origine rifleſſion merita una Cartadel roꝗò publicata dall' Ughelli, in cui Um-berto primo Coate, figliuolo d' Amedeo,profeſſa la legge Romana. Il nome d' Ame-deo non eſtraneo, ma Latino, come Q.vult deus, Servideus, e ſimili, raro fuor diquel Regio ſangue, ma quaſi ad eſſo pro-prio, e particolare, congettura ſuggeriſcedi derivazione da quell' Amedeo, che P an-no 940 accompagnò Berengario Marcheſed Iurea, quando fuggl in Germania; e ilquale dolendoſi del Re Ugo, che le digni-ta, e gli Stati a- ſtranieri dava, non a Ita-liani, osò in abito mentito di venir a eſplo-rare i penſieri de Principi d' Italia. Lochiama Liutprando nella ſua Storia Milite

di ſingolar nobiltd, e per ſagacità, e bra-

vura non inferiore ad Uliſſe. Forſe Beren-gario fatto poi Re d' Italia in premio dellaſua affezione, e del ſuo valore gli donò laSavoia, o gran parte di eſſa.

Veduto come nè ſi ſpenſe la nazione Ita-lica per la venuta de' barbari, nè laſciò co-me prima di propagarſi, paſſiamo a vede-re, come non laſeiò parimente di opera-re qual per l' avanti, nè tutti a quel tempoin Italia ſi trasformarono gl' inſtituf! 112tutte per eſſi avvenpero quelle aetempi Romani che nacquero. 515 e 5dal punto pid eſſenziale, non 555 8 1 8J'Italia di religione, ne 8515 205*v 5 che 2 imitazionè de ongo ardi laGentile abbracciaſſe, o Ariana; ma eſſiall' incontro rinegaron col tempo la propria,ela noſtra preſero. Con la religione veni-vano à mantenerſi negli Eccleſiaſtici la leg-ge Romana, la lingua Latina letterale, e

V molt'