Cam.
lib. 2.
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Rer. It.
7. 2. p. 332.
de Idol.
c. 8.
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molt' altre coſe. Non cambiaron parimente
J'Italiani d' abito, nè di ſembianza, maall' incontro i barbari ſi adattaron col tem-po, e uniformarono a gli uſi noſtri. Por-tavano i Goti, e i Longobardi la barba, el' Italiani no, onde ſi riſe Ennodio di co-
lui, che due coſe ripugnanti accoppiando
inſieme, con veſti Romane, e con facciagarbarica, cioè imboſchita, compariva.Quanto ſtrano e diverſo dal noſtro foſſe ilveſtimento de' Longobardi, Paolo Diaco-no ci deſcrive, avendolo raccolto da unapittura del tempo d' Agilulfo; e dicendolui, che imparò da eſſa, qual foſſe alloraiI lor' abito, e l' acconciatura de' capelli,moſtra, come avean poi cambiato del tut-to, e abbracciato' uſo del paeſe: anzi ac-cenna quivi, che cominciaron già dopo A-gilulfo a prendere dal veſtir de noſtri. Va-1j monumenti, e ſingolarmente le figureche ſi trovan ſu i codici, inſegnano, comegl' Italiani ſolamente verſo la fine del 1400preſero a imitare il veſtimento di ſtranierebazioni. Credeſi ancora volgarmente, che.. 2le arti del diſegno foſſero guaſtate da' bar-bari, per cagion de- quali ſi ſoſtituiſſe an-che in Italia la lor maniera alla noſtra 5onde Gotici, e Longobardi ſogliam chia-mare i goffi, e ridicoli lavori de' mezaniſecoli, e delle deformi Longobarde pittu-re fece menzione anche il Pellegrini. Maqueſta è opinion falſiſſima; perchè i barba-ri a cosl fatte opere non ponean mano, nele praticavano in niſſun modo, e ſolamen-te in Italia le videro. L' idolo pid rinoma-to de Germani detto Irminſul, era un gran
tronco d' albero collocato in alto, onde ap-
pariſce, ch'arti figurative non ebbero. IIcorrompimento dell' arti incominciò moltoPrima del regno de' Longobardi, e de' Go-ti, come da quanto ſi ha del quarto e delquinto ſecolo ſi può vedere, in che laſcian-do altre ragioni, ebbe molta parte la pie-tà de' primi Criſtiani, i quali eſſendo al-Iora la pittura, e la ſcoltura tutte dedica-te all' Idolatria, e non potendoſi appren-der bene ſenza frequentar quelle ſcuole,ch'eran piene di ſimulacri, ede opere diGentili, laſciarono d applicarſi a quell' ar-ti, come ben da Jertulliano ſi accenna, eſenza avere altro maeſtro che la natura,come ſi era fatto nel primo naſcere del di-ſegno, groſſamente le eſercitarono.
Sopra tutto a- barbari fi attribuiſce ba.ver trasformata, e guaſta l' Architettura,per aver portata in Italia, e meſſa in uſola propria loro, onde quaſi nuovo ordineveniſſe a ſtabilirſene informe e ſregolato,che chiamiam Gotico. La radicata pre-venzlone, e la conſuetudine farà parere aſ-
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ſai ſtrano, ſe diremo eſſer ciò parimentefalſo, e architettura Gotica non eſſere al-tramente venuta da Goti, e niuna parteavere i barbari in eſſa: la verità non per-tanto è tale. J barbari non aveano archi-tettura nè buona nè cattiva: eran nativi dipaeſi, dove pochiſſimo era conoſciuto ilfabricar di muro. Abbiamo in Vitruvio,che dalle nazioni ſi facean gli ediflzj di ta-vole, e di paglia; in Plinio, che i Set-tentrionali coprivano le lor caſe di canna;in Tacito, che i Germani non adopravanonel lor fabricare nè tegole, nè ſaſſi„ 13legname roco ſenga alcuna cura di vent,nò di gragia; in Erodiano, che fin nel ter-20 ſecolo Criſtiano le Città de' medeſimiGermani rari caſamenti aveano, dove foſ-ſero mattoni, o ſaſſi, e poteanſi abbrug-giar facilmente per eſſer di tutto legno; eabbiamo nella legazion di Priſco, che lapid ſontuoſa abitazion d' Attila era di ta-vole parimente, e di travature. J Goti a-dunque, e i Longobardi degli ornamentiper certo, ne quali arte principalmenteconſiſte, non poteano avere notizia alenna,e tanto de' buoni quanto de' cattivi. Si ri-dean coſtoro di tutte l' arti, fuorchè dellamilitare: vennero in Italia ſoldati, e nonmuratori, nè architetti, e vennero ſenz'altri arneſi O ſtrumenti, che gli ſpettantialla guerra. E però infallibile, che que:medeſimi artefici i quali operavano in Ita-lia prima delle loro invaſioni, operaronoanche dopo, e che in d fatti meſtieri nonpoſer mano Longobardi o Goti, ch' eranvenuti per impoſſeſſarſi de i terreni, e perdominare, non per lavorare. Nè erano giain tanto numero, ch' oltre al ſupplire allacuſtodia di tante Città, e Caſtella, ed ol-tre al formare eſerciti per le continue guer-re, aveſſero anche potuto ſomminiſtrar per-ſone per N nelle fabriche, e nellarti: che ſe col tempo i diſcendenti loro visimpiegarono, cid fu dopo eſſer diventatiItaliani, e per avere appreſo qui I'eſerci-zio di que lavori, che ne paeſi dagli aviloro abitati non ſi conobbero. Confermaſi
queſta verità mirabilmente dall' oſſervar
nella Città, e diſtretto noſtro, come gliarchitetti, e ſcultori de mezani ſecoli, cheſi ſon potuti rinvenire, non di ſtranieragente, ma d' Italiano ſangue ſi mani feſtandal nome. In tempo del Re Liutprando,che regnò, come abbiam veduto, dal 712al 744, nobil tabernacolo di pietra fu la-vorato, e inalzato in 8. Giorgio di Valpu-licella, con inciderne la memoria in duecolonnette, nelle quali abbiamo i nomi delGaſtaldo, de Cuſtodi, e degli artefici, co-me nelle riferite Iſerizioni ſi può vedere.
Ora
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J. 6. 6.3 6.
Mor.Cerm.6.15.
A
v. III.
LI.