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Ver.
pag. 164.
D. II. VIVI.
42. eh. 12.
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porti cos] preciſamente il tempo, il luogo,e il nome di chi lo ſeriſſe; perchè leggeſinel fia di eſſo, come fu ſeritto i Verona 5il di primo Agoſto(in cui s' intende termi-nato) eſſendo Conſol- Agapito, e correndoiudigion decima, per Urſicino Letrore dellaChiaſa Veronsſe. Queſte note di tempo in-dican hanno 517. ecco però come tal gene-re di ſerittura correa gia in Italia dugentoeinquant' anni avanti la venuta di CarloMagno, e ſi praticava in Verona nel 517,dove abbiam veduto non venne Carlo co-Franchi ſe non nel 774. Trovaſi però talcarattere nominato Italico, e Romano ſin-golarmentę: vero&, che Gallico fu chia-mato ancora in lontane provincie, perchèquelſe, come pid proſſime alla Franciache all' Italia, dalla Francia l' ebbero; main Francia era ſenza dubbio alcuno ſtatoportato dall Italia. Forſe il primo eſempionebbero i Franzeſi in queꝰ codici, cui Pao-lo ſecondo, come ſi ha nelle ſue epiſtole,mandò da Roma al Re Pipino padre diCarlo magno, tra quali ve n' era ſingolar-mente di gra matica, e d- ortografia. Car-lo, che con la ſua gran mente anche di piddottrine volle informarſi, non però ſeppeſcrivere, e in darno ſe ne invaghl, e ſi pro-
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vd deimparare in troppo avanzata età: tan-
to chiaramente inſegna Eginardo nella ſuaita, e poco applauſo meritarono in que-ſta parte il Lambecio, e Pagi, volendojaterpretare, che non ſapeſse ſcrivere ingrande, e cancellereſcamente. Pare, che1 P. Mabiglione inclinaſſe a credere, chei monogrammi, o ſia le cifre del nome, ches imprimevano, principiaſſero da Carlo
magno, appunto per la ſua imperizia del.
10 ſeriverè. Leuſo per altro di que' com-pendj, e di collegar le lettere inſieme, ſiolſerva fin nelle lapide Romane, comeappare da due noſtre; e appunto ne' no-mi ſi vede fino in alcune Medaglie Con-ſolari; ed anelli ſigillatorii col nome inbreviatura riconoſconſi tra Romani 106chiede Simmaco al fratello, ſe I' epiſto-le aveſſe ricevute gillate con quolli anollo o% noms e intendeva pis toſto che fi leg ge ſſe.Il Monaco Engoliſmeſe autor coetaneo, chedi quel grand Imperadore ſcriſſe la vita,narra, come il Papa cos! da lui richieſto,gli diede aleuni profeſſori di canto eccleſia-ſtico, e I Antifonario in note Romane; eoom' egli conduſſe in Francia queſti Canto-ri, dove inſegnarono I arte loro, e dovequelle note Romane(appunto come le let-tere) ſi chiamaron poi Franciche. Narraaltresi, come vi conduſſe replicatamenteda Roma maeſtri d' arte gramatica, frale parti della quale computavaſi àa tempiVer. Vluſtr. Parte I.
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1antichi lo ſeriver bene, e diſtintamente.Ecco però qual foſſe di quel genere di ſcrit-tura la fonte, e come in Francia ſotto Car-lo, indi nell' altre provincie ſi propagaſſe.Non meno l' accennato Scrittore, che altrieitati dal Cangio affermano, come avautilui ogni ſtudio di Gramatica e d' arti liberali, fioritevi ſotto l' Impero Romano,in Francia era ſpento; ed è però patente,come quell Ero tutto vi fece rivivere do-po d' eſſere ſtato in Italia, e con l' idee im-bevute a Roma, e co- profeſſori di là con-dotti. Troppo forſe ci ſiam dilungati ſu
tiſſimo a prendere una giuſta idea delle co-ſe, ede tempi, che dovrebb'eſſere delbIſto-ria il principal frutto. Per prenderla intor-no a tutti queſti punti giuſtiſſima, moltogioverà una rifleſſione, che ſuggeriremo.Al giorno d'oggi, mentre ſtiamo queſti fo.gli ſerivendo, ottanta mila ben numeratiſoldati Alemani in quella parte d' Italia di-morano, ch'è dominata dal regnante Im-perador ſempre Auguſto. Aggiugnendovi iſervidori degli Ufiziali, niun de' quali fe-condo heſattiſſima diſeiplina che corre, èrimeſſo, e le donne, e i fanciulli, e quellidell' iſteſſa nazione, ma d' altra profeſſio-ne, ch'abitan quivi, abbiaſi per indubita-to, che non è punto inferiore il lor numeroa quello de' Longobardi, che altrettantaparte de Italia tenendo ne medeſimi luoghigia furono. Ora veggiam noi per queſto,che gl' Italiani tralaſcino d' attendere comePrima a gl'impieghi loro, e che s adopri-
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no gli Alemani in fabricare, in dipingere,
in meſtieri di penna, o in altri tali? e cheſe ne cambi però in quelle parti la manieranell arti, e vi ſi muti la lingua, e vi ſitrasformi il carattere, e la ſerittura? nullaaffatto di queſto; perchè gli Alemani inquanto a loro importa, e in quanto a loroappartiene, unicamente simpiegano, ch'èa ppunto ciò, che a. Longobardi ancora u-nicamente importava, e s' apparteneva.Secondo' uſo noſtro chiuderemo il librocon la ricerca delle notizie EccleſiaſticheVeroneſi. Miſerabile coſa& il non ritrovar-ſi de noſtri Veſcovi monumento 88contraſegnato di tempo da. chefu nella fine del ſeſto ſecolo, 1 7 75 1no, che tenne ſotto Eiutprando ia ſede.Son cosl rare le memorie del ſecol ſettimo,che alle coſe noſtre ſpettante ne documen-to, nè Iz pida ci& mal vento fatto di riſ-„nit, ß prerioſe iſcrizioni abbiamdelbottavo in due colonette traſportate nelMuſeo da S. Giorgio di Valpulicella, e quirappreſentate col ſuo carattere; nelle qualiſi legge, come in tempo del Re Liutpran-1 do,
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queſto fatto, ma importa anch eſſo mol-
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