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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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179-180
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179 DE GLI SCRITTORIVERONESI 180

cauſis criticorum dierum. Poi de Sympathia,et Autipathia, nella Dedicatoria del quallibro ſi ride fin da quel tempo de' Filoſofi,e Medici anteriori, i quali credeano d averfatto a baſtanza,/ horum omnium cauſas inoccultas illas(ita ipſi vocant) propristalos re-duxiſient, quibus acquioſcsndum non mods ſibiſant arbitrati, ſed er alis prgccpore; aus hi,contonti in quamplurimis pbiloſophati ſunt, quodcorte philoſopho amino ſomper indignum ciſti.mai. Attribuiſce poi alla figura varia de-gli effluvii, e delle vie di eſſi, e cos nelprimo de' tre libri de contagioſis morbis rife-riſce à particelle inſenſibili, er corpuſculisminimis, atquè eſfugientibus viſum quegli effet-ti, che allora ſi riferivano univerſalmentealle aude qualitd. Quinci ſi pudò arguire, daquanto gran tempo, e quanto prima chein ogn' altra parte, il riſchiaramento dellaFiloſofia aveſse in Italia principio, e' op-pugnazion di quella, che a noi da ſtranie.re, e lontane parti pur venne. Vegganſiopere di Franceſco Patrizio, di Gior-dano Bruni, di Bernardino Teleſio; veg-ganſi il Ciſalpini, il Campanella, e pidaltri di quel ſecolo; abbenchè la poſitu-ra delle coſe abbia poi fatto si, che dellevie da lor moſtrate gli altri pid che i no-ſtri abbian potuto far uſo; appunto co-me ad altre nazioni, e non all' Italiana&avvenuto, di godere il frutto de' nuovimondi dal Colombo, e dal Veſpucci ſco-perti. Anche quod Cęlum ſiet, terra movca-tur, trattò più di dugent' anni fa CelioCalcagnini, preſe dal Cardinal di Cuſale ſue ragioni, lamentandoſi di non averlopotuto vedere, Anche all' uſo del cannoc-chiale fece ſtrada fin dal tempo ſuo! Auto-re di cui trattiamo, poichè diſſe nel capo23 de gli Omocentrici, che riguardando laLuna, e le ſtelle con certi vetri, venivanoa parer viciniſſime, e non pid alte delletorri; e diſſe nel capo ottavo: /i quis per duoſbecilla ocularia per ſpiciat, altero alteri ſupor-Poſito, maior ſmulto, et propinquiora vidbbitoiunid. Cos d' una ſpezièe di microſcopioſi facea qui uſo fin dal tempo di Giovan.ni Rucellai, che diſſe nell' Api: ö

J gid mi poſi a far di qliſti inſeiti

Lrciſſion per molti memlii loro,

Che chiama Auatomia la lingua Creca;E parreblbe impoſſibil i io narrdſiAlcuni lor membretti come ſtanno,

Ch ſon quaſi inviſſbili a ĩ noſir- occhi.

E ſegue dicendo, come ſi era valſo di ve.tri, i quali tanto ingrandivano, che bam-bino pur' allor nato parea il coloſso di Ro-di. Della Filoſofia volgare in Italia fin nel

ſecolo del 1400 cos ſcrivea Leonardo Are-tino in Dialogo ad Petrum Hiſtrum, che ſilegge nel MI Saibante 402. Ho ramen ſi quisroger, ciius æucforitate atqus pręceptis in hacſaa prgelara ſapientia nitantun, Philoſophbi di-cunt; hob autem cum dicunt, Ariſtotelis in-relligi voluu: al qus cum quidpiam confir mareop, t roferunt dic ta in his Lihris 6410 Ariſto-reli eſſ⸗ rmant; verba aſpera, inopta, diſſo-na: poco dopo: idem apud illot valet, ipſedixit et veritas; quali vero aut ills ſolus philo-ſophus fuerit, aut eiii ſententig ita firg ſint,ac ſi cas Pytbius Apollo en adito cdidorit.de quibus vide, Coluti, quid ogo ſentiam;non puto illos ns minimum quidem quidAriſtoteles ſenſerit recte tenor; homines,qulbus ne dum Cręcg, ſed us Lating quidemliterę ſatis cagnitę ſiut... Nam etiam illaharbaria, quß trans Occanum habitat, inPhiloſophiam umpeè tums fecit. At qusę gentes

Di honil quorum etiam nomina perhorreſco:

Fantabrich, Ruſen, Occham, aliique ciuſmodi, qui omnes mibi videntur à Radama.rhoæ cohorte cognomina traxiſſo. Cosl Do-mizio Calderini nella ſua Prefazione allalettura di Filoſofia Morale, e de' libri Fi-loſofici di Cicerone, che tengo nel teſto apenna altrove ricordato: Epicurus, ſuo ſe-culo dignus Philoſophus, quoniam noſtro re-Prebonditur, Naturali, Moraliqus philoſo-Phiam terminavit, et pro Dialectica dockri-nam inſtituie, quam de iudicio et regula ap-Pellat. Sed dabunt veniam qui aut ſubtili.rate diſſerondi nimium gloriantun, et à Bri-tannis, ſi Diis placet, barbariſqus gentibuscaptiunculas diſcunt, aut in naturg verſan.tur contemplations. Hpęc una, hc vera oſtPbiloſophia hominum cauſa inventa, divi-num munus, quę de moribus diſputat. Matorniamo al noſtro Fracaſtoro. öDopo quattro altri opuſcoli vengono fi-nalmente le famoſe Poeſie Latine, per lequali rapl ſenza dubbio a tutti i modernila palma, ed a molti degli antichi non me-no: parrebbe' anima di Virgilio eſſere inlui trasfuſa. Per li due libri ſopra Giuſep-pe Siſto Saneſe lo computò tra gl' illuſtra-tori della Geneſi. L' Alcons, cioè gli eſa-metri ſopra i cani da caccia, non uſcironooon gli altri, però la lor prima edizionefu quella di Parigi del 1612, come par ſicreda nella riſtampa de- Cinegetici fata inInghilterra nel 1699. poichè Alberto Lave-20 Ja nel fin delle ſue Annotazioni ſopra J-Arioſto publicate nel 1584 cos parla:10ſlro Fracaſtoro compoſo un Ibrotto pur in ver-

g. della cura, che pa da teners intorno al

medicaro i cani di caccia, Pocmæ digno di pa-ragonarſi con qual altro ſi ſia degli Antichi,

r poco ebe fu dato alle ſampe. Matteo Ban-

dello