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ſempre l' oneſtà, e la fede, e la ſincerità,e la diſcretezza de negozianti tanto verſo iſuoi proprj, quanto verſo gli ſtranieri; ecos nella compra delle lane, e delle ſete,come nel pagamento delle mercedi, ragionvolendo che ognuno poſſa viver dell' arteſua. E poichè di limoſine non ſi ſuol man-care a gli ozioſi, abbiaſi per certo che ca-rità afſai pid meritoria ſarebbe quella dimoſtrarſi talvolta alquanto pid liberali, ediſcreti verſo que poveri meſtieri, co qua-Ii altri s' ingegna di campare in qualche mo-do operando la vita. Ma pud averſi il fi-nora detto per nulla, ſe ſi conſidera il be-nefizio che tirar potrebbe la noſtra Cittàda queſto ſuo frutto, quando la ſeta nonpreparata ſolamente, ma in gran parte al-meno ne uſciſſe in opera, e in drappi. Frut-terebbe cento quel ch or frutta venti, econ grandiſſimo aumento anche del publi-co erario, creſcerebbe ſubito la popolazio-ne incredibilmente. Tante migliaia di per-ſone concorſe da non gran tempo a forma-re in poca diſtanza nuove Città, e che collavorare le noſtre ſete ſuſſiſtono, ne poſſonfar teſtimonio. Que noſtri lavoranti, chePer fraudolenza, o per pigrizia, e ſciope-ratezza ſcreditano qui le manifatture, e J.arti, doyrebbero ſeveramente punirſi. Po-ca ſeta ſi fa ora ſottile, ed atta a pid fini
lavori; ma queſto dipende dall' arbitrio di
chi la fa tirare, e dallo ſceglier le galete,(bozzoli a Firenze) e dalla diligenza e pe-
rizia delle maeſtre, potendo per altro inpid parti del territorio farſi lucide e fine
a piacere. Gli ſtrumenti, e ordigni chevanno in giro per torcere, detti in Lom-bardia Filatorii, furono inventati da acquaa Bologna, per lavorar le ſete ſottili conuguaglianza, e con poca ſpeſa. Se ne po-trebbe comodamente coſtruir da acqua aMontorio; e ci ſarebbe fors' anche mododi derivar dall' Adige a tal fine un canale.Se regnaſſe applicazione ed induſtria gene-ralmente in Italia, non ci ſarebbe paeſe al
mondo pid popolato, nè pid ricco; e non
le tornerebbe in miſeria quella felicità dielima, e quell' abbondanza, che ſecondonatura doyrebbe far la ſua forza, e la ſuafrequenza. i 5 f
Si poſſon mettere tra le coſe che dà ilpaeſe, e di cui ſi provedon gli altri, il viſ-chio da necellare, alquante terre da colori,5 piu ſorti di Pietre, e di marmi: ma diqueſti troppo pid ſi ricaverebbe, ſe contrala mente publica non ſe ne diffieoltaſſe congravami il taglio ne monti, e non ſe neatterriſſe la ricerca in vece di 1 Aneralmente parlando, utile ſuol riuſcire agli Stati l' aggravar ciò che entra, perchè
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queſto& tanto denaro che eſce, non ciò cheeſee, perche queſto& tanto denaro che en-tra. Molto proficui furono ancora in altritempi il vino, ed il riſo: maraviglia&, cheper traſportar queſto in Olanda non ſi pen-laſſe a metter per ſozietà nave mercantilein mare.Eſpoſto cid che dà a queſta Città il ſuoterreno, toccheremo ora ciò che le dà laſituazione. Del negozio che ſi fa tra una granparte dell' Italia è della Germania, Bolgia-no& il centro, Verona la ſcala. Facendo
però qui capo col benefizio del fiume le mer-ci anche di Fiandra, e d' Inghilterra, chenon vanno per mare, vien ad eſſere un portodi mare in terra. Il tranſito adunque è unde' principali fonti della dovizia, ed un grancapo di rendita all erario publico; e per eſ-ſo quantità di facoltoſi Speditori ha ſempremantenuto qui il luſtro della negoziazione;belliſſima ſpezie di negozio eſſendo queſta,che ſi fa ſenza capitale, e ſenza riſchio, eche dà tanta facilità d' entrare in commer-210. Sarà ſempre non men di publico chedi privato intereſſe il cercar con ogni indu-ſtria di mantenerſi cosi bel provento, e conallettare, e con facilitare, e fopra tutto conprender penſiero delle ſtrade con tanto dan-no neglette. Dalla frequenza del paſſaggio,e dallꝰ ubertà de i prodotti nacque l' eſſerVerona in altri tempi ſtata piazza di cam-bio non meno de' principali emporii. Oſſer-vanſi però nelle membrane de i Conſigli vec-chi, quando le arti intervenivano, e le pro-
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felſioni, non pochi Campſores, ritenuta l' an-
tichiſſima voce, mentre il verbo campſo percambiare ſi usò fin da Ennio. Quindi è, cheſi fecero qui Statuti di mercatura(quali ab-biam tuttavia alle ſtampe) forſe innanzi d-ogn' altro paeſe, e ſono ſtati richieſti allevolte da lontane parti. Perd tribunale, e Con-ſoli, e Podeſtà, e Caſa de' Mercanti fu qui
da sl gran ten. po; e le ſentenze del Pode-
ſta, e Conſoli in fatto di mercatura non ſiappellavano, ma dal Podeſtà della Città ſi
faceano eſeguire. La negoziazione facea cor-
po, e nel principio del 200 poſſedea certoluogo preſſo la Badia, e tenea guardie, ePrelidio nella torre di Rovigo, come ſi hadall' antico Statuto ultimamente ſtampato.La Fiera franca, che ſi facea a 0,contribuiva grandementèe al ſiorir del com-merzio. Dopo la peſte del 1630 per rigopo-lare, e far rifiorir la Citta, turono inſtitui-te ſubito quattro Fiere all' anno di cambio:ora ſe ne fanno due di merci con mea eſen-zione, a Maggio, e a Novembre. Aſſai
joverebbe il metter pace tra le diverſe con-dizion di mercanti, affinchè non cercaſſerodi danneggiarſi quelli che ſpediſcono all' in-groſso,
Tranſito
cap. 24.113. 278.