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chè tal meſtiere tocca dello ſcientifico, n&ſi pud conſeguire in conſiderabil grado ſen-za qualche tintura di lettere. Coſtantino inuna legge ordina d eccitare all' Architettu-ra coloro, che gli ſtud liberali guſtati au.ro. Nè però chi vuole eſercitarla, ſi laſciprendere da vaghezza di comparir dotto,
erchè correrebbe riſchio di far lepida com-parſa ſu la letteraria ſcena, e l Architettoſi ha da far conoſcere coll'operare, non col -lo ſcrivere. Egli è aſſai tempo, che quaſiſoverchia in pid Città ſi ſtima queſt' arte:chi crederebbe che una popolazione di cin-quanta mila perſone ſi ſteſse ſenza un Ar-chitetto? fabricandoſi non pertanto tuttogiorno ad arbitrio di muratori idioti, o acapriccio di chiunque ſia, e guardandoſicon gran cura ognunq dal ricopiare, o dallimitare i buoni originali, ſi cominciò a fa.bricare del tutto a caſo; e allontanandoſida ogni veſtigio d' Ordine a gareggiar d' in-venzlone, con cimaſe ſgraziatiſſime di por-te, e d' altari, che ſuperan di molto le ſtra-vaganze Gotiche; del che poſsono oſser-varſi per un ſaggio le feneſtre, e la porta la-vorate con molta ſpeſa non molt' anni ſononel ſecondo cortile del Capitan grande. Nonti dar pena, che ſia da piatire ſopra i mem-bri, e ſopra le miſure degli architravi, de ifregi, e delle cornici, perchè ornate opereti faranno vedere, dove ravviſar non ſaprainè architravi, nè fregi, nè cornici. Ti fa-ranno vedere altari col capello, feneſtre conla beretta, uſci più grandi delle porte dacarri, porte che ſpaccano la caſa, e vannotalvolta fin preſſo al tetto: quaſi la bellez-za, e la perfezione non nelle giuſte propor-zioni, ma conſiſta nel far ogni coſa ſpropo-ſitatamente grande. Queſto è quell' opera-re che in materia morale ſi chiamerebbe vol -garmente pazzia. Platone aſſai parlò del
danno, chè reca a coſtumi il laſciar corrom-
per la muſica: crederem noi, che ſia ſenzanocumento il far perdere al popolo ogni ſen.ſo di proporzione? In Parigi a tempo del
Miniſtro Colbert ſi fondò un' inſigne Acca-
demia per aver cura delle iſerizioni, che av-viene di dover fare, delle medaglie, delleImpreſe, delle invenzioni per publiche pit-ture, ſcolture, ed arazzi, dell Opere al-tres da recitarſi in publico Teatro. Niuna
pid bella ipſtituzione s' inteie ma e b
potrebbe penſarſi pid utile, e pin impor.
tante al credito, ed al buon ſenſo de unaCittà: ma converrebbe accoppiarci ancorainſpezione ed autorità ſopra quanto fi fa-brica ſu le publiche ſtrade, e ne Templ,perchè non dovrebb' eſſere in arbitrio dognuno, il far ridicolo un paeſe con ciòche reſta eſpoſto a gli occhi di tutti.
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Un altro gagliardo incentivo dovrebberoavere i Veroneſi all' Architettura dall' ab-bondanza di pietre, e di marmi, che pre-ſta facilità di metter' in opera quelle gra-zie, e quegli ornamenti, ne: quali l' arteprincipal mente fa di ſe ſteſſa pompa. Ve-ra coſa&, che talvolta anche di cotto fa-briche ſi veggon belliſſine, e ne pud farfede in Venezia il triplicato portico al-la Carità ſuperbo, ed incomparabile; maci vuole un Architetto come il Palladio, eci voglion mattoni di quella compoſitura,emulante il marmo, talchè dopo si grantempo non ne manchi una ſcheggia. Peraltro non dee negarſi, che ſenza pietra dif-ficilmente poſſa' arte far di ſe moſtra, eche la noſtra Città non ſi adorni, e non ſinobiliti infinitamente dall' eſſerci di pietrale feneſtre, e le porte tutte, e tanto pid,ch' eſſendo le feneſtre anche delle paſſateetà di oneſta e giuſta grandezza, e forma,ne viene in queſto Verona ad eſſer moltoſuperiore alla bella Firenze, gi che traqueſte due Città fece per pid motivi pidd una volta paragone il Vafari. Di pietraordinarig molte ſpezie hanno i noſtri mon-ti, benchè gran danno ſia il cercare inoggi la pid comoda, e men diſpendioſa invece della migliore, e pid bella. Ma dellabellezza de' noſtri marmi con maraviglia ſiperſuaderà il foraſtiero, ſe nel Duomo, inS. Bernardino, in S. Maria in organo, ein molt' altre Chieſe oſſerverà ſolamente glialtari à noſtri giorni lavorati. II Miſchiodi Brentonico, e il Giallo di Torri(quan-do ſia di buona ragione, e del rancio ecarico) nè per bellezza, nè per pulimentoche ricevono, ſono inferiori a j marmi an-tichi, e pochi hanno uguali in Italia. Segli altari di molta ſpeſa, che ſolamenteda cinquant' anni in qua ſi ſono eretti inVerona foſſero di diſegno, e d' idea ugua-le alla materia, ſi diſtinguerebbe in ciò
ueſta Città forſe ſopra ogn' altra. Ma
chi crederebbe la zotichezza, che nellanoſtra età preſe piede, di coprir le pietrecon bianco di N o colorandole, econ villaniſſime tinte imbrattandole? Que-ſta uſanza da vil gente introdotta, e per-ſuaſa, che per carpir pochi ſoldi tuttovorrebbe imbiancare, c pitturare allaſua foggia, ci fa veramente ſomma ver-gogna, e parte fa ridere, parte mara-vigliar di tanta ſtolidità 1 foraſtieri. Ne-paeſi dove mancano le pietre, e i mar-mi, ſuppliſce induſtria per far con tinteimitative, o con altro ripiego, parer dipietra ciò ch' è di mattoni, o di legno:qui dove di tal dono fu à noi liberal lanatura, ſpeſa, e fatica 5. imp per8 ö far