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Cap. 10.
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per dare un ſaggiò della ſua bravura, fa-remo qui vedere un de ſuoi Medaglioni,che nello ſtudio noſtro conſervaſi, In eſſo ilritratto ſi vede di Giovanni Paleologo, chenel 1419 fu detto Imperadore dal padre, eche vent' anni dopo ſtipulò in Fiorenza launion ſolenne della Chieſa Greca con la La-
tina. Es tolto dal vero, e col ſuo vero ve-
ſtito, non immaginario comꝰ or farebbeſiNel riverſo& figurato egli ſteſſo a cavallocol turcaſſo a deſtra, e b arco dalla ſiniſtra.La poſitura dell' altro cavallo moſtra] ar-dimento, e la bravura del noſtro artefice,e fa conoſcere quanto d' antico ſi metteſſeroqui in pratiea gli ſcorci pin difficili. D' untale ne i cavalli ei ſi compiacque ſingolar-mente, notando il Vaſari di certa ſua pit.tura, dove un cavallo con la groppa rivolta1
in piccolo ſpazio ſi vedea tutto; e in atto
Non il Piſano ſolamente applicò tra- no-ſtri a figurar medaglie. Poco inferior di tem.
o fu Matteo Paſti pittore, e ſcultore, dicui abbiam già veduto a ſuo luogo il Meda.glione fatto a Guarino, ed altro al proprio
fratello. Della celebre Iſotta da Rimini ei
diſegnd, e fuſe il ritratto in metallo nel1446. Queſt' artefice vien lodato da Mat-teo Boſſo nel libro dell' amminiſtrare il Ma-
giſtrato. Martbæus Paſtius concivis ornatiſi.
mus meus, qui Arimini inten Pprimorbs apud Si.giſmundum Malateſtam babotur. Lodalo an.
cora come pien di notizie, e bel parlatore.Quanto foſſe il ſuo valore, e quanta la ſuafama, niente pud comprovar meglio delleſſer lui ſtato ricercato con grand iſtanꝭa alSignor di Rimini da molti Principi, e final-mente anche da Mahomet II Granſignor
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poco differente avendone figurato un altronella medaglia di Malateſta Novello Signordi Ceſena. Notiſi ancora l' intelligenza dellaver diminuite alquanto le due gambe di ladel cavallo. Queſto Medaglione dal Du-cangio, che m ebbe il diſegno dal Muſeo
Lazara di Padova, fu publicato nella dot.
ta ſua Diſſertazione, ch'& a piè del Gloſ-ſario Latino, ma poco eſattamente. Loapportò egli tra le medaglie falſe degli ul-timi Imperadori, ma niente è di falſo ineſſa, non avendo il Piſanello inteſo con leſue medaglie di batter moneta. Ben peròei conobbe non eſſer veramente nummo, tut-tochè cos ſia poi ſtato chiamato anche dalP. Banduri nel fine della ſua gran raccolta.Ben lo vidi già nella Galleria del Gran Du-
de Turchi. Famoſiſſimo per tal richieſtaſi reſe il Bellini, e ne fu da pid Serittorifatta memoria; ma che con uguale ardorefoſſe richieſto il Paſti, lettera ſcritta in no-
me del Malateſta da Roberto Valturio al
Granſignore perfettamente dimoſtra. Ve-deſi ſtampata nel libro quarto delle Miſcel-lanee del Baluzio, e ſi legge in eſſa. Quain r cum Aſattbaum Paſtium Verononſem plu-res iam annoſ contubernalm,& comitem meum, mirificum harum rerum artißcem„ ad t-pingendum, ſfingondiungus mitti ſummopers po-fules, crebro vintutum ſuarum amors ſuccon-ſaß eum omnibus in rebus, ut ſe mibi præti.tit„ac præbuit, ſamma ſcilicet fids, ſingulauimoadlſtia„G impari hac tempeſtate eruditions,meis maxim oſicin ac benoficis ornatum& al.tum, à pluribuſqus noſtræ huius Italie r. Gal.1%