quelli, che fra le anticaglie s' incontrano.O quanti generi de impoſture, o che infini-ta meſſe di coſe falſe, overo in alcun modofalſificate! badino a ſe gli ſtranieri, che copres zi eſorbitanti hanno tanto aguzzata lafraudolenza: mirabili ſon gli aguati, che lorvengon teſi, e immenſa è la copia di coſefinte, che loro è ſtata in Italia venduta. Nèbaſta la cognizion letteraria a guardarſene,perchè di due ſorti ſon le impoſture; altre dinvenzione, e queſte per verità dal dottolaranno facilmente ſcoperte, eſſendo i fal.ſarii gente idiota, e ignorante, onde. non ſi
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è veduta a giorni noſtri coſa da lor penſata,
che a gli occhi di chi ſa non rieſea una ba-lorderla: altre ſono imitate dalle vere, ove-ro antiche, ma in qualche modo adultera-te; e qui può facilmente chi ehe lia eſſergabbato. Alcuni generi ancora d' arneſi malinterpretati ſi pongono in ſerie, come La-crimatorj, de quali pi tavole ſi rappreſen-tano nell Autichitd Spiegata; quando gli an-tichi nè tal coſa ebbero, nè tal nome, mol -tiſſime ampolle bens trovandoſi, che ſervi.rono per liquori, per balſami, e per altrini, ma non mai per raccogliere, e conſer-var lagrime, che inaridiſcono, e ſvaniſconſubito, e del qual coſtume niuna men ioneſi& mai veduta negli Scrittori. Ma venen-do al propoſito noſtro, cioè a favellar dei Mu-
ſei di queſta Città, famoſi furono in altri
tempi particolarmente per medaglie, e pit-ture, quelli di Marc Antonio da Monte,del Conte Gerolamo Canoſſa, di Ceſare Ni-cheſola, del Conte Agoſtino Giuſti, di ca-ſa Muſelli per rariſſimi quadri celebratiſſi-mo, di Nicolò Cuſani, d' Antonio Curto-ni, e pid altri: ma poichè nel volger deglianni mancarono, quelli anderemo additan-do, che al preſentè ſuſſiſtono, acciò ſappiaI foraſtiero intendente, dove paſcere il ſuoſpirito nobile, e herudita curioſità.
Miſeo 1 I ſcrixioni
Ra tutte le ſpoglie rimaſteci dall Anti-T chità; quelle che pin inſegnano, ſicco.me quelle che aſſai pid parlano di tutte I'al.tre, ſon le Iſerizioni: niun genere Pero di mo-numenti meriterebbe pid dꝰeſſer conſervato 5e cuſtodito; e pure niun' altro è ſtato pid
miſerabilmente diſſipato, e negletto; per-
chè non avendo queſte prezzo ſe non dall
erudizione, e preſſo i dotti, e ſtandoſi ſpeſ-.
ſo qua e la giacenti, abbandonate, ed a tut:to eſpoſte, ſono ſtate dalla gente comune,or per uno or per altruſoadoprate come I'al-tre pietre, e ſingolarmente nelle fabriehe,infinite eſſendo quelle, che in fondamenti ſo-
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no ſtate gettate, o ſottratte in altro modo agli occhi, e conſunte. Si trovò però qui anniſono chi s invaghi di provedere alla conſer-vazione delle lapide, che in queſto paeſe
ur rimangono; anzi di raceoglierne molt-altre ancora, e con ſolamente mettere in-ſieme ciò che diſperſo non ſerve a nulla,formar teſoro. Quante ſi ſtavano in remotie ruſticani luoghi, alle quali ben ſi conve-niva il ſentimento di Plinio a propoſito dellorazion d' Agrippa, con cui avea cercato diperſuadere, chè le ſtatue tutte, e le buonepitture/ publicaſſro; il che tra Romanilignificava porre in publico luogo, e dovegoderne poteſſe ognuno: diſſe adunque Pli-nio, che ſarebbe ciò per certo ſtato meglio,che cacciarle in gſilio nolls vills, come delleantichità ſi uſa pur ancora da tanti. Fu pen-ſato adunque, che per aſſicurarle, era ne-ceſſario iuicaſtrarle, e fermarle in muro, tal-chè non poteſſero piu eſſer moſſe, e id nonin caſe private, nè in edifizi d' altro uſo, eſoggetti a cambiamento, ma in coſtruzionea queſto ſolo deſtinata, e in qualche mododi publica ragione, perchè ogni ſtudioſopoteſſe approfittarſene, e niun particolarea veſſe mai nè pur ne tempi a venire auto-rità di rimuoverle; anzi poteſſe ogni ſpiri-to nobile vedervi traſportate le ſue con pia-cere. Non potea per tal fine miglior ſito de-liderarſi del recinto, ch è dinanzi all' Ac-cademia Filarmonica, nè poteano eſſer me-
glio raccomandate queſtꝰ erudite ſupelletili,
che a una letteraria adunanza: ventꝰ otto la-pide giaceano appunto di già in quel corti-le, ſtate una voſta nella nobil villa di Ce-ſare Nicheſola a Pontone. Parve a propoſi-to d' accoppiar con le Iſcrizioni i baſſirile-vi per nobilitar tanto pid la raccolta, e ren-derla piu vaga inſieme, e più fruttuoſa. Eperchè non erano in queſte parti lapide Gre-
che, ſenza le quali troppo ſarebbe manca-
to a un Mufeo di tal genere, chi ſi pren-dea queſta cura, andò, e manddò xeplica-tamente non ſenza buona ſorte, ove ſi po-
tea ſperarne. Maravigliaronſi molti poi; co-
me dopo tanti, e cosl rari acquiſti, altrivoleſſe ſpropriarſene; ma cosl richiedeva ilfine di preſervargli, e di rendergli di comunbenefizio, e di porne inſieme un gran nu-mero. Aggiungaſi, che di Scipione, il qua-le avendo preſa Cartagine, dond a Termi-tani molti antichi monumenti quivi ritrova-ti, diſſe Cicerone, che in tal modo di Sci-pione ſi ſarebbero chiamati ſempre, e nonſolamente finch'ei foſſe ſtato in vita, comeſe gli aveſſe collocati in ſua caſa. Il che ſiadetto per animare ognuno a ſeguir l' eſem-pio di que ſpiriti nobili, che diedero alloratoſto mano a tal penſiero con wa ſue,0
J 31. c. 4.guam invi llarumerili a
Pelli.
in Verl. di