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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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42. 6. 59.

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innanzi le Città, mandando a terra anche1 borghi, come a Verona parimente avven-ne; e tra gli altri quei di Milano, che dicequivi il Marchi medeſimo faceano ottantamil' anime. Ma parlando del Veroneſe, la fol-lia del voler ridurre a coltura anche i terre-ni aridi e ſterili per natura, dal piano, edalle colline& paſſata a. pid alti monti; equel ch'è piu, anche ſenza tal motivo, eſolamente per moſtrar di poterlo fare, o peraſtio, e per bizarria, ſelve ſono ſtate reci-ſe moltiſſime. Chi ſi porterà alla Podeſte-ria per la ſtrada da poco tempo in qua meſ-ſa in uſo, camminando nel letto di quelRio, che attraverſando la val Pantena,conduce direttamente fino a quell altezze,troverà per lo ſpazio d alquante miglia ragliati di qua e di là, e laſciati marcire, an-Zi abbrugiati ancora, boſchi altiſſimi; eparrebbe, che ſolamente per diſtruggere, poi-chè ſenza uſo alcuno, nè pure per far car-bone. Cos! il monte Baldo è già fatto nudoin gran parte; tanto& arbitrio, che conmolto pregiudizio publico a- montanari ſilaſcia. Legname per altro potrebbe averein copia queſto paeſe, anche da fabrica;poichè le piante di genere pineo, fanno ot-timamente ne noſtri monti, e nell una, onelb'altra parte, quaſi tutte ci ſi trovano.Di Pezzi gran quantità ſi vede verſo le par-ti della Chieſa nuova: queſto&' albero,che i Latini chiamaron Picca, e che pid dogn' altro in queſte parti s adopra. Abetiancora ſon negli ſteſſi luoghi: molti non di-ſtinguono fra queſti due alberi, che ſon ſi-millſſimi; ma' abete ha il tronco pid bian-co, la corteccia pid liſcia, e la foglia al-quanto pid lunga. Pini ſono in Coſta gran-de, e tra Negraro, e Grezana: Naſſi ver-ſo Breonio, e a Rocca pia: Muchj ſu le

id alte cime: Larici ancora, legno apprez-zato ſopra tutti, ſono molti al Cerro, enel tener della Chieſa nuova. I Cipreſſi

fanno qui ottimamenre, ma non vengono

ſe non piantati; cos le PigneProvien qui in copia ſecondo i ſiti ogni

ſorte di frutto, e di grano, e non ſolamen-

te quanto ama il magro ed aſciutto terre.no, ma quanto ricerca fondi umidi, e pin-gui. Abbonda però di grano Turco an-cora, detto da noi Formentone, venuto,non ſon ancor cent anni, ad ammorbarequeſti paeſi; come di cattivo nutrimento,di ſommo danno alle terre, e cagion primadell' avvilimento de' prezzi, a“ contadiniſteſſi, i quali con poche ſacca di frumentoche vendeſſero, ſupplivano prima a i lor bi-ſogni, grandemente nocivo. Fu oſſervatonelle prime età di tal' introduzione, comeneꝰ paeſi, ove fu poſto pid in uſo, erano i

C APO OTT AVO.

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282paeſani ſenſibilmente deteriorati nella cor-poratura, nel colore, e nella robuſtezza.Certa coſa è, che tutto cid dal nutrimen-to dipende, e che in occaſione di lavorarealla campagna, ove ſi debba a ſorte operardi forza, ſi& trovato non poter gli opera-1j con tal polenta ſupplire, ma convenirein que' giorni nodrirgli di frumento, o difava. Forſe ne- paeſi, ove tal grano è nati-vo, ſarà di miglior qualità, nè cos facilea putrefarſi, e di cos! poca durata, comequi il veggiamo. Molto pid felice& per al-tro queſto diſtretto nelle rendite, che ſtan-no in aria, come uſiam dire; cioè nelleviti, ne' gelſi, nei fruttari, e negli ulivi.Di queſti non poca copia regna in pid par-ti„ benchè non ſia per anco di gran lun-ga riſtorato il danno, che pro venne dallecceſſivo freddo del 1709, triplicato quan-to al tempo dall' errore, che fu general.mente commeſſo, di cavare gli ulivi ſecchidalla radice; poichè ſe foſſero ſtati ſegatipreſſo terra, in dieci anni rimettevano, edavan' iſteſſo frutto ancora, anzi ne da-van pi Dovrebbe queſto eſempio eſſermemorabile, per intender bene quantopregiudichi, e quanto ſia fatale l'uſo checorre, di non legger nulla, e di guardarſicon ſomma cura dallo ſtudiar tutto ciò chegiovar potrebbe, e che pid viene ad uſo.D' Agricoltura ottimi libri abbiamo, neſon già ſoli Pier Creſcenzio, eitato dallaCruſca, e Agoſtino Gallo, ch è per altroutiliſſimo; degli ulivi pin d' uno ha tratta-to in particolare, e Pier Vettori ſingolar-mente. Inſegnò anche Luigi Alamanni nel.la Coltivazione,f ch dalla mortæ uliva

I gid ſecco podal ſegando in haſſo

Si vedran germinar le harbè ancora.e cos! Virgilio:

Quin et caudicilus ſoctis, mirabi lb dictu,Truditur e ſicco radin oleagina ligno:

ma non gi da ſecco legno veramente, n&da morta uliva, perchè ſecco è cid che ſo-pravanza da terra, non la radice, ne iltronco che ſotterrato, o preſſo terra rimanè.Nel monte Baldo dalla parte dell“ Adi-ge ſopra Brentino, in grembo d' alto e or-nibil dirupo ſta la Chieſa della Corona, laquale oltre alla divozione; per cu grangente nelle buone ſtagioni vi concorre, me-rita ancora d' eſſer vifſtata per la ſingolari-ta del ſito, e per la nobilta de: lavori: poi-che nel piocol piano, formato da un grane220 di macigno, chꝰ e fra due ſcogli, efopra il quale altro pur altilſimo, e affattodiritto nè pende, ſontuoſa Chieſa ritrova-ſi; e preſſo eſſa incavata nella pietra como-e