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appare il riſcontro, e la verità de' ſoprad-dotti paſſi di Tucidide, e di Vitruvio. Diſ-ſe Gian Battiſta Alberti, avere oſſervatonegli edifizj antichi, che il ferro ſi guaſta,e non dura; cosl è veramente: ma con que-ſta circoſpezione lo aſſicuravano. L' effettodi tal concatenazione ſi riconoſce a mara-viglia nell Ala, ch' or connſideriamo delnoſtro Anfiteatro; perchè pietre veggonſiA nell' alto quaſi affatto fuor dell' altre, ependenti, ſenza apparire come ſi ſoſtenga-no: cosl un de' pilaſtri ſuperiori incurvatograndemente, e ſmuſſo: in atto di minac-ciar ruipa: non pertanto ſon pin ſecoli, chein tab aſpetto ogni coſa ſi mantiene ſenzafar moſſa.
Una differenza molto conſiderabile è daofſervar nel profilo delle pareti eſteriori traiI Romano Anfiteatro, ed il Veroneſe;cioè che nel Romano il ritirarſi, che vafacendo la groſſezza di piano in piano,&ſempre verſo il di dentro, dove però il mu-ro vien quaſi a piombo: all' incontro nelVeroneſe il muro va ſempre diminuendonell interiore, e poco ſi ritira, e ſcema nel
di fuori. Diſſe il Serlio, che il ritirarſi ver-
ſo! interno, come fa il Romano, da all-ediſizio maggior fortezza: al Palladio pia-cea, che i muri diminuiſſero di parte e d-altra piramidalmente; ma ſe una ſola do-veſſe farlo, foſſe quella di fuori, ſtanteche il di dentro dalle travature ed altro&tenuto fermo. Pare, che l' effetto abbiacomprovato il lor ſentimento, mentre tan-ta parte ſi& mantenuta dell' eſterna faccia-ta nel Romano, e d poca nel Veroneſe.Tuttavia ſi& pur conſervato interamenteil recinto di Pola, che ſcema anch'eſſo neldi dentro; e vediamo dall' uno, e dall' al-tro, ch anche il contrario modo era d' uſoantico, e porta il benefizio d' acquiſtar mag-giore ſpazio nelle parti ſuperiori; I effettodi che ſi riconoſce prima nella volta, checuopre il noſtro primo portico, poichè il
muro di eſſa impoſta tutto ſu la groſſesza
de pilaſtri inferior, che degrada mel ſecon-do piano; e ſi vede ancora nel piè dell' al-tra volta ſuperiore, poichè queſta ancoraimpoſtava ſu quella parte, che degradanel terzo.
C APO TE RZ. O.
Primo recinto dell: Arend.
E arcate dell' Arena, o ſia gl' ingreſſi
attorno, erano ſettantadueè; quelle
del Coliſeo erano ottanta: dal che, e in-ſieme dalla miſura de' pilaſtroni, e larghez-za delle aperture, riſulta non eſſer queſtaminor di tanto, quanto altri penſa, ben-
una parte nella ter
chè il mancar qui l'eſterna,ſe ſuperba fron-te, faccia per di fuori parer piccola coſaqueſt' edifizio riſpetto a quello. Gli archidell' Anſiteatro(ſe tal fu) di Nimes nonſon pid di ſeſſanta, come ſi ha dall' At lau-te Franzeſe citato ſopra. Ottanta ſi diconoquei di Capua; ma chi pretende avernefatto perſonalmente ricerca, mi afferma,difficilmente poterſene adeſſorilevare il giu-ſto, ed afferma parimente, cosl in queſto,come nel farne la pianta con due porticieſteriori lun preſſo! altro aver avuto pri-ma parte la ſuppoſizione, che doveſſe quellAnfiteatro eſſere interamente h iſteſſo, chequel di Roma. Coatuttociò nè il numerodelle arcate, nè il doppio portico, ſi rivo-cherà da me in dubbio, dopo che dotto, ecoſpicuo Soggetto, qual'è il Canonico Ma-zochio, che ſul luogo ſteſſo tutto ha conſomma diligenza eſaminato, e miſurato,cos nel ſuo libro aſſeriſce.
Tanto nel Romano, come nel Veroneſeogn' arco ha ſopra il ſuo numero, comenella Carta ſi vede: circoſtanza non oſſer-vata da chi del Romano ha ſcritto, e ma-lamente ommeſſa, poichè ſerviva al buonordine delbentrare, o uſcire infinita gentein breve tempo, e ſenza folla, o confuſio-ne alcuna, diviſo il popolo per contrade,o per claſſi in parti, ed aſſegnate a ciaſcu-na le ſue porte. Cosl avveniva appunto an-che nel Circo, dopo diviſo in trenta Curieil popolo, e diſtribuiti a ciaſcuna d eſſe iſuoi luoghi da Tarquinio, come ſi legge inDionigi, ed in Livio. I numeri ſono ſcol-piti nell architrave con ſegno di cartellache gli contenga: quei del Romano, chetrentuno ne conſerva, cioè dal XXIII alLIIII, ſono ſenz'altro ornamento tra I' ar-chitrave, e P' archivolto, o ſia la faſciadelb arco: gli ho però fatti mettere nel miodiſegno. Delle pietre ſegnate di queſti nu-meri, che furon già ſopra i noſtri archi ordiſtrutti, una ſe ne vede nella pila di me-20 del ponte dalle Navi, altra nella portadelle carrozze del Sig. Bertoldo Pellegrini,ove ſerve da pid ſecoli di pilaſtrata
De pilaſtroni inferiori reſta profondatara, come moſtra I diſe-gno: la ragion di che non è gia quella, cheſtimd Lipfio, il quale poco iſtruito ſi mo-ſtrd veramente nell' arte edificatoria, quan-do ſeriſſe, ſprofondarſi in tal modo sl fattemachine per lo gran peſo, cedendo il ter-reno; mentre ognun ſa, che ſe le fabrichenon poſaſſero ſul fermo, e ſodo, ma ce-deſſe il fondo, ſi ſcompaginerebbero, e nandrebbero ben toſto a terra. Vien tal dan-no per l'alzamento del terreno fatto all in-torno, ſecondo il fatal diſordine delle Cit.
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Dio. Hal.Lib. 1.Liv. J. 1.
Ammph cap.7. aeſidenmterna ve.dente.