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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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ron. 3.

5.233 ˙

far da Adriano, eui non piacque ſi deviaſ-

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an Teatro grande, circolarè d. qgni parte;circolare vuol qui intenderſi popolarmente,e non matematicamente. II preſente di-ſegno moſtra qual foſſe anche quel Teatro,e mnſegna come ſe ben curvo? e chiuſo d:ogni parte, non fu pero Anfiteatro, ondefu pur chiamato ILeatro anche da Spar-ziano. II notar Pauſania tal particolarità,moſtra che tal conformazione non era co-mune a tutti i Teatri, il dir lui, che fuTeatro grande, indica che pid ſontuoſi degli altri foſſero li col fatti; e Pavere ilBelli trovato in Candia pid Teatri di ſtrut-tura non diſſimile, inſegna, come queſtafu maniera Greca: però forſe fu fatto dis:

ſe in cid dalb uſo Romano; e perdò cosl fulavorato quel di Pola da paeſe Greco nonmolto lontana: il modo, ch' anche nell'altre ſue antichità ſi vede per veritaà indi-ca Architetti Greci.

Farà preſſo molti grand' oſtacolo a quan-to ho detto, il veder nel Serlio, dovequeſtedifizio riferiſce, diſegnata. interapianta d'un Anfiteatro: ma la miſera an-tichità ebbe ſempre queſta ſventura di noneſſer creduto inganno, e impoſtura il pre-ſentare a- Lettori, come coſe reali e vere,le immaginate, o ſognate. All' incontronell Antichitd Spiegata diceſi, che a Polanon eran pin di ſei gradini, ma pid lar-gbi de gli altri; il qual bizarro penſiere,o voglia intenderſi di Teatro, o d' Anfitea-tro, non ſaprei da che poteſſe aver preſomotivo. II Serlio per altro fu aſſai fedele,ma travid nelle coſe di Pola, percheglinon vi fu in perſona, ma dovette man-dar vi alcun ſuo giovane, che poco bene ilſer vi. Ch'egli non vi foſſe, io l' argomen-to in primo luogo da i ſuor diſegni, edal dir lui, che JL Arena è nel meso dellaCitta, quando n' buon tratto lontana,e che i ſuoi corniciamenti ſian meglio inteſi,e miglior maniena che quei di Roma. Per-ſuaſo però dal circondario intero, che co-teſto foſse Anfiteatro, figurd dentro di eſ-ſo una imitazione di quel di Verona, ben-chè di tutto cid orma non vi ſia. Non cosiavrà certamente fatto il noſtro Falconetto,di cui parlammo nel tomo precedente,perch· egli prima d' ogn- altro a fin di ve-dere, e diſegnar quelle antichità, fi traſ-fer] a Pola, come il Vaſari racconta nellaſua vita. Non mancherà ancora chi diffi-cilmente s induca a eredere che ſia Teatro,per avere udito, ch'altro Teatro era a Po-la. Ma in primo luogo ricavaſi dal teſto apenna d' Onorio Belli, come non pochefur le Citta, ch ebbero pid Teatri; e inſecondo, non lievi congetture ho raccolte,

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che P' altro di Pola, benchè per tale deſerit-to, e diſegnato al Serlio da chi lo vide, ecos detto negli oſcuri ſecoli, quando tainomi ſi davano a caſo, non foſſe altramen-te Teatro, ma un ſontuoſiſſimo Palazzo.Come di Palazzo m certamente rimaſ anel paeſe memoria, e tale parve piꝭ toſtoal de Ville, ſembrano indicar Teatro iſuoi veſtigj da me ricercati; era bens ſot-to un colle, ma il piè di queſto ne rimaneatagliato, e ſpianato in due luoghi, non giacompreſo, come per Teatri ſi facea. Lequattro grandiſſime colonne di marmo Gre-co, che ſi veggono a Venezia, laterali all-Altar grande nella Chieſa della Salute, eche da quell'edifizio fur traſportate, nonſaprei ancora in qual parte d'un Teatroaveſſero potuto avere opportuno luogo. Miſarà parimente chieſto, poſto che tal foſſe

p uſo di quelle due torrette dalla parte del-

la Scena, a qual fine ſarebbero ſtate fattealtre due dirimpetto alle deſcritte. Mad noto da una parte, come per la graziadella corriſpondenza piii coſe ſi fanno tal-

volta nelle fabriche, che puramente ſer-

vono alb' apparenzaʒ ed è certo dall' altra,che di quei ſtanzini, quali venivano ad u-nirſi con le logge ſuperiori, varj uſi potea-no eſſer fatti a comodo de ęli ſpettatori.E anche notabile, come quelle di Ia nonhanno però il ſuo intero, mancando perla ragion ſopraccennata del pian di mezo.Per dare ormai qualche preciſa notiziadi cos nobil recinto, diremo come la ſuamaggior lunghezza da una porta all' altraL di piedi Veneziani 370, e la largheanadi 300. II circuito monta a piedi 11 10. IIpie di Venezia creſce poco piu di mezouarto d' oncia del Veroneſe. L' altezzadalla parte del mare è di piedi 86, compu:-tati li ſei del zoccolo, ch'è da piede, e al.tri cinque in circa per la panchetta, ch'&ſopra la gronda ſuperioræ. Le arcatè intor-no ſono 72, appunto come quelle di Vero-na; ma non per queſto& ugual la gran-dezza, eſſendo minore a Pola la larghezzade' pilaſtri, e delle aperture. La diſpoſi-2ion loro& tale. La porta grande nellapunta dell' ovato ha nove archi per parte;indi due di qua e di IA raddoppiati nel difuori, e reggenti quelle torri, o caſe. Se-guono tredici archi nelle due mezarie perlargo, indi altri due con le torrette, altrinove per parte, e la porta corriſpondente.II lavoro è ruſtico, e a bugne, o bozze,ch' altri chiama sbozzi, ſenza pulitura, ocura di uguaglianza, e corriſpondenza nella miſura de ĩ pezzi, appunto come a Ve.rona; benchè la chiarezza della pietra(dicui mi fu detto vederſi tre miglia lontanola