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MEMORIE IST 0 RICHE DELLA CEPOLA
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quale F acqua piovana calando, ed insinuandosi ne’vicini siti , può sfibrare e squarciare non pochi ediversi strati del terreno de’ fondamenti . A questopensa egli che si possa prevedere col trasportar det-to Colle nella prossima Valle ; perché cosi le pio-vane avrebbero altro corso meno dannoso. Nondi-meno è il di lui Parere , che la più evidente ca-gione del danno sempre si manifesta dalla Voltadel Corridore , eh’ è sotto i Contrafforti ; onde aquesto bisogni ridurre la più precisa osservazionedegli Architetti.
258. Ne manca il Signor Brunetti di suggerirei rimedj. E sono : primo, smantellare la Cupola de'piombi , e ricoprirla di rame : ( nel qual propositoè detto , che il peso di quelle lastre di piombo,le quali ricuoprono la Cupola, ascende a più d’unmilione di Libbre ) : secondo , sotto a Contraffortinel Corridore fabbricar muri : terzo , cerchiarla didoppj Cerchj di serro insieme connessi : quarto, ri-trovare tutti i Contrafforti : Mostra , che in talmaniera si scemerebbe notabilmente il peso dellagran Mole.
25 9. Ma qui non si fermarono i pensieri delnostro Scrittore. Egli pensò anche al rimettere ( sepostisi il fosse ) la Fabbrica dallo sconcerto passato .A tal fine presenta un progetto , e dice : Esservipotenza naturale valevole a respingere tutto il dia-metro della Cupola tanto quanto dilatoss , a chiude-re tutte le Fessure , che serpono per il Catino diessa , ed a tornarla alla prisma altera , e tuttoqueso poters eseguire senza machine , Jen^a moltodispendio , e in non molti minuti di tempo . Laproposizione par eh’ abbia dello stravagante : ma ec-cone il meccanismo tale, quale egli lo ha descrit-to : nella radice dei 1 6 Cosoloni abbracciati da lun-ghe , e grosse spranghe di serro incrociate in manie-ra che per essi , ed il piano soggetto , e lateralevadino adattate alla disanza almeno di 7 , ovvero 8palmi per ogni verso vorrei tirare un Canape per en-tro la Cupola doppio , come nelle girelle , di modoche nel Cosolone opposo s prendessero i due capiin un arganetto di ferro , che dalle Vesti s tirasse-ro a più potere , e ciò vorrei fare ad ogni pa-ro di Cosoloni futilmente armati , ciò eseguito , vor-rei tutto ad un tratto che quese corde s bagnasse-ro 0 con canali di latta pieni d’ acqua , 0 in altramiglior maniera , e scorciandosi così le corde con for-za incomparabile , sarebbe necesano , che 1 muri ce-dessero alla violenza di quel breve sì , ma sufficien-te scorciamento ali ’ intento .
2do. Si studia egli di provare la possibilità delsuo progetto . Si serve d’ alcune cose di GiovanniWallis, e di Gio: Alfonso Borelli. Colla riflessionealla forza dell’ enfiamento delle vesciche , e dellecellule nelle fibre de’ muscoli , considera la forza
delle vescichette, o fibre de’ Canapi enfiate ; e fail suo calcolo , da cui ricava , che la forza delleCorde , impiegate nella quantità, e modo , comeegli propone , sia di soverchio bastevole a restituirela Cupola nello stato primiero . Non dissimula pe-rò , che alcune obbiezioni gli possono esser fat-te ; e sei egli stesso ne propone , alle quali re-plica con quelle risposte , che parate gli sono suf-ficienti . Ma , avendo noi con le di lui parole es-posto chiaramente quel progetto, ogn’uno, che ab-bia una qualche cognizione di tali cose , può an-che da se immaginarsi, e discernere il prò , edil contra . Onde tanto basti intorno a questa pri-ma Scrittura: passeremo adesso ad un’altra.
XXXIX. COPIA D’ VNA LETTERA DIDIOFANIO P. A. MANOSCRITTA.
261. Copia di’ una Lettera in risposa a Domi-no P. A. intorno alla novità della Cupola Vaticana.
262. Diofanio è il Pastor Arcade , che s’ acci-gne a dare ragguaglio si de’ patimenti da lui os-servati nella gran Cupola Vaticana, si de’ rimedj,che a di lui avviso potrebbero esser opportuni. Do-po detta qualche cosa in giusta commendazione del-la illustre Fabbrica , e dopo data breve contezzadel governo, che se ne ha in Roma, prende permano la condotta di certo Architetto ( di cui vuoltacer il nome ) che ne’ tempi andati ebbe ardimen-to d’ ingerirsi nell’ operare intorno al Sacro Edifi-cio- e desti di lui lavori , mal a proposito fatti ,ne registra gli effetti : per occasi on de’ quali soddis-fatto il suo zelo, s’ accosta al primo capo del suoassunto . Ma perché non si dia de’ patimenti suc-ceduti la colpa al Cav. Bernini, né si credano ef-fetti degl’ incavi fatti fare dallo stesso ne’ quattroPiloni, narra Diofanio, che, visitatigli di dentro edi fuori , non vi fu osservato segno alcuno , ondesi potesse sospettare, eh’ essi avessero in veruna par-te ceduto. Perché poi., non provenendo da questamal supposta origine i patimenti dell’ Edificio, siafatta strada a ravvisarne la cagione da lui giudi-cata per vera ; pone come una regola accordatadagli Architetti in materia di Cupole, che, quandoil diametro non eccede Palmi 100 , al muro delsuo Tamburo dar si dee di grossezza la decimaparte di detto diametro; se giunga a Palmi 150,gli conviene la parte nona; e F ottava se arrivaa Palmi 200. Ora nella Cupola, di cui si parla, èdi Palmi ipo-7, e pure la grossezza del muro delTamburo non è che di Palmi 14: ed è esso muroperforato da sedeci Finestroni, e da quattro Scale alumaca ; sicché gli viene sottratta la terza parte di
sua
(1,) Art. 215.