XLVI1I DELLA PITTURA,
cuoce, sempre vi sarà dolcezza , ed unione . Ed in quelle pitture, che avran-no queste parti, si conoscerà , che la intelligenza del pittore avrà con launione del colorito, campata la bontà del disegno, dato vaghezza allapittura , e rilievo e forza terribile alle figure .
CAPITOLO XIX.
Del dipingere in muro , come fi fa , e perche si chiama lavorare in fresco .
in che confi/!* il di- T^\ I tutti gli altri modi, che i pittori facci no , il dipignere in muro èfingere in fresco . 1 J più maestrevole, e b“lIo , perché consiste nel fare in un giorno solo
quello, che negli altri modi si può in molti ritoccare sopra il lavoro . Eradagli antichi molto usato il fresco , ed i vecchi moderni ancora l’hanno poiseguitato. Questo si lavora su la calce , che sia fresca , né si lascia mai si-no a che sia finito , quanto per quel giorno si vuole lavorare . Perché allun-. gando punto il dipingerla , sa la calce una certa crosterella , pe ’l caldo , pe
^oVe Ch ‘ ’l freddo , pe ’I vento , e per ghiacci, che muffa , e macchia tutto il lavo-cccorrere. ro . E per questo vuole essere continuamente bagnato il muro , che si di-
pigne, ed i colori, che vi si adoperano , tutti di terre , e non di miniere ;Si richiede mano ve ed il bianco di travertino cotto . Vuole ancora una mano destra resoluta , elece , e fermezza di veloce ; ma sopra tutto un giudizio saldo , ed intero , perché i colorigiudizio. mentre, che il muro é molle, mostrano una cosa in un modo, che poi
secco non é più quella. E però bisogna , che in questi lavori a fresco ,giuochi molto più nel pittore il giudizio , che il disegno : e che egli abbiaper guida sua una pratica più che grandissima , essendo sommamente diffi-cile il condurlo a perfezione . Molti de'nostri artefici vaglionoassai neglialtri lavori, cioè a olio , o a tempera , ed in questo poi non riescono , perDifficoltà, eferfezio- essere egli veramente il più virile , più sicuro , più resoluto, e durabile dine ai tal lavoro. tutti gli altri modi, e quello , che nello stare fatto di continuo acquista dibellezza , e di unione più degli altri infinitamente. Questo ali' aria si pur-ga , e dall’ acqua si difende , e regge di continuo a ogni percossa. Ma bi-sogna guardarsi di non avere a ritoccarlo co’colori, che abbino colla dìcarnicci , o rosso di uovo, ogomma , o draganti , come sanno molti pitto-ri , perché , oltra che il muro non fa il suo corso di mostrare la chiarezza ,vengono i colori appannati da quello ritoccar di sopra , e con poco spaziodi tempo diventano neri . Però quelli, che cercano lavorar in muro , la-vorino virilmente a fresco , e non ritocchino a secco , perché oltra 1’essercosa vilissima , rende più corta vita alle pitture , come in altro luogo s’édetto.
CAPITOLO XX-
Del dipignere a tempera , ovvero'a uovo fu le tavole , o tele ;e come fi può sul muro , che sia secco .
Uso dt lavorar o~j A Cima bue in dietro » e da lui in quà s’è sempre veduto opere lavo-rerò-*. _L/ rate da’ Greci a tempera in tavola , e in qualche muro . Ed usavano
nello ingessare delle tavole questi maestri vecchi , dubitando che quellenon si aprissero in su le commettiture , mettere per tutto, con la colla di car-nicci , tela lina , e poi sopra quella ingessavano per lavorarvi sopra , e tem-peravano i colori da condurle col rosso dell’uovo, o tempera , la qual’ éTempera come fi fc-quella ■ Toglievano un uovo, e quello dibattevano , e dentro vi tritava-ei *. no un ramo tenero di fico , acciocché quel latte con queir uovo facesse la
tempo-