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Tomo primo.
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LXXIV
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lxxiv Proemio

Roma , perché li cose tolte non potestmo tornarti giammai , ti conduce un'armata rii Saracini a' danni dell' isola , i quali , e le robe de' Siciliani ,e le stese spoglie di Roma se ne portarono in Alessandria , con grandissimavergogna , e danno dell' Italia , e del Crifîianefimo . E così tutto quello ,che non avevano guasto i Pontefici , e s. Gregorio mastmamente 1 , il qualfi dice , che meste in bando tutto il restante delle statue , e delle spogliedegli edifizj , per le mani di questo sceleratisfimo Greco finalmente capitòmale . Di maniera , che non trovandosi più né vestigio , uè indizio di co-sa alcuna , che aveste del buono ; gli uomini , che tennono appresto , ri-trovandosi rozzi j e materiali 5 e particolarmente nelle pitture, e nelle scul-Drttt arti secondo ture % incitati dalla Naturai e assottigliati dal! aria } fi diedero a fare notiU quahta dellt m- r eC0n ^ 0 fe re o 0 le dell' arti predette 3 che non /’ avevano ; ma secondo la

qualità degl ingegni loro . hjjendo dunque a questo termine condotte l arti

del disegno , ed innanzi , e in quel tempo , che signoreggiarono /’ Italiai Longobardi , poi andarono dopo agevolmente , se ben alcune cose fi fa-cevano , in modo peggiorando 3 che non fi sarebbe potuto 3 uè più goffa-mente 3 »è con manco disegno lavorar di quello 3 che fi faceva 3 come nezsempj di tali la- dimosîrano 3 olir a molte altre cose 3 alcune figure 3 che sono nel porticovori ' di s. Pietro in Roma sopra le porte 3 fatte alla maniera Greca 3 per me-

moria d' alcuni santi Padri 3 che per la s. Chiesa avevano in alcuni conciIjdisputato . Ne sanno fede similmente molte cose dell' istesta maniera , chenella citta ì ed in tutto l'Esarcato di Ravenna fi veggiono 3 e particolar-mente alcune 3 che sono in s. Maria rotonda fuor di quella citta ■> fatte pocodopo 3 che d'Italia furono cacciati i Longobardi : Nella qual chiesa , nontacerò , che ima cosa fi vede notabilissima 3 e maravigliosa 3 e quella è la

Cupvia di Ravenna . ' vo ^ ta » ovvero cupola , che la cuopre ; la quale , come che sia larga dieci

braccia s e serva per tetto e coperta di quella fabbrica 3 è nondimenotutta d'unpezzo solo , e tanto grande 3 e sconcio , che pare quasi impossibi-le 3 che un fasto di quella sorte , di peso di più di dugento mila libbre 3 sustetanto in alto collocato . Ma per tornare al proposito nostro 3 uscirono dallemani de' maestri di que' tempi quei fantocci 3 e quelle goffezze t che nel-le cose vecchie ancora oggi appariscono . Il medesimo avvenne dell' architet-tura ; perché bisognando pur fabbricare 3 ed estendo smarrita in tutto laforma 3 ed il modo buono per gli artefici morti , e per ? opere difîrutte 3 eguaste ; coloro 3 che fi diedero a tale esercizio 3 non edificavano cosa , cheper ordine 3 0 per misura aveste grazia , né disegno , né ragion alcuna . On-de ne vennero a risorgere nuovi architetti 3 che delle loro barbare nazioni■Edisit-j di modo Tt-fecero il modo di quella maniera di edifizj 3 eh' oggi da noi son chiamatidtseo. Tedeschi > i quali facevano alcune cose piuttosto a noi moderni ridicole 3 che

Miglioramenti di a ^ 0r0 » finché la miglior forma , ed alquanto alla buona antica si-

fa.be tube . mi le trovarono poi i migliori artefici ; come fi veggono di quella maniera

per tutta Italia le più vecchie chiese 3 e non antiche , che da est. furon edi-ficate ,

1 Vedi 1 ’ Bpift. di Pietro Angeli Bargco Dt tversoribas Urbis nella raccolta dell’ antichitàRomane delGxcvio tom.ir. pag. 18*7.