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Tomo primo.
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Prima Parte.

e matton pesto mescolati, così a proposito , che le pitture , che egli poisopra vi fece , si sono insino a questo giorno conservate , e meglio stareb-bono , se la stracurataggine di chi ne doveva aver cura , non s aveste la-

sciate molto offèndere dall’ umido ; perché il non avere a ciò, come sipoteva agevolmente , provveduto , è stato cagione , che, avendo quellepitture patito umido, si sono guaste in certi luoghi, e l'incarnazioni 1fatte nere » e l’intonaco scortecciato, senza che la natura del gesso,quando è con la calcina mescolato , è d’infracidare col tempo, e cor-rompersi ; onde nasce, che poi per forza guasta i colori, se ben pare ,che da principio faccia gran presa, e buona . Sono in queste storie , ol-tre al ritratto di M. Farinata degli Liberti , molte belle figure , e mailì-mamente certi villani, i quali nel portare le dolorose nuove a Jobbenon potrebbono essere più sensati, né meglio mostrare il dolore, cheavevano per i perduti bestiami, e per 1’ altre disavventure , di quello ,che fanno . Parimente ha grazia stupenda la figura d’ un servo , che conuna rosta sta intorno a Jobbe piagato , e quasi abbandonato da ognuno.E comechè ben fatto sia in tutte le parti , è maraviglioso nell’ attitudi-ne , che fa , cacciando con una delle mani le mosche al lebbroso padrone,e puzzolente : e con 1’ altra tutto schiso turandosi il naso per non sen-tire il puzzo . Sono similmente l’altre figure di queste storie , e le testecosì de' maschi, come delle femmine, molte belle, e i panni in modo la-vorati morbidamente , che non è maraviglia , se quel!' opera gli acqui-stò in quella città , e fuori tanta fama , che Papa Benedetto IX. 2 daTre-visi mandasse in Toscana un suo cortigiano a vedere, che uomo fosseCriotto, e quali fossero l’opere sue, avendo disegnato far in s. Piero al-cune pitture - Il quale cortigiano venendo per veder Giotto, e inten-dere , che altri maestri fossero in Firenze eccellenti nella pittura, e nel... „ ,, - musaico, parlò in Siena a molti maestri. Poi avuti disegni da loro, ven-

gionto m Firenze va ne a Firenze , e andato una mattina in bottega di Grotto , che lavorava,alla bottega dì dot- gli espose la mente del Papa , e in che modo si voleva valere dell’ opera

r g„ ->" j ua , e q in ultimo gli chicle un poco di dileguo per mandarlo a ìuaoan

tità . Gioito , che garbai istinto era , prese un foglio, ed in quello conun pennello tinto di rollò, fermato il braccio al fianco per farne com-passo , e girato la mano fece un tondo sì pari di sesto, e di profilo , chesu a vederlo una maraviglia . Ciò fatto ghignando disse al cortigiano :Eccovi il disegno. Colui, come beffato, dille : Ho io a avere altro dise-gno , che questo ? Asiài, e pur troppo è questo, rispose Giotto : man-datelo insieme con gli altri, e vedrete se sarà conosciuto . Il mandato,vedendo non potere altro avere, si partì da lui assai male sodisfatto, du-bitando non essere uccellato . Tuttavia , mandando al Papa gli altri di-segni , e i nomi di chi gli aveva fatti, mandò anco quel di Giotto , rac-contando il modo , che aveva tenuto nel fare il suo tondo , senza muo-

vere

i Cioè le carnagioni.

a 11 Iîa>«iin. a c. 47 , prova , clic fu Bonifazio Vili. il Papa , che chiamò Giotto altoma,.