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Tomo primo.
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Prima Parte.

Inveri nel castellodeli' Uove ,

Lavor» in Gaeta .

£ in Rimivi .

Istorin della £. Mi-thclintt Inverata conmolte avvertente .

averne avuto , come spesso avviene fra gli amici, ragionamento . Maper tornare a Napoli, fece Giotto nel caitello dell’ Uovo molte opere ,e particolarmente la cappella , che molto piacque a quel re ; dal quale futanto amato, che Giotto molte volte lavorando si trovò essere trattenutoda eflò re , che si pigliava piacere di vederlo lavorare, e d’udire i suoi ra-gionamenti . E Giotto, che aveva sempre qualche motto alle mani, e qual-che risposta arguta in pronto, lo tratteneva,con la mano dipignendo, e conragionamenti piacevoli motteggiando. Onde dicendogli un giorno il re ,che voleva farlo il primo uomo di Napoli, rispose Giotto : E perciòsono io alloggiato a Porta reale , per esser il primo di Napoli • Un’altravolta dicendogli il re : Giotto , se io fossi in te , ora che fa caldo , tra-lascerei un poco il dipignere ; rispose : Ed io certo, s’io sussi voi. Es-sendo dunque al re molto grato , gli fece in una lala , che il re Alfonsoprimo rovinò per fare il castello, e così nell’Incoronata , buon nume-ro di pitture, e fra 1’altre della detta sala vi erano i ritratti di moltiuomini famosi , e fra essi quello di estò Giotto ; al quale , avendo ungiorno per capriccio chiesto il re , che gli dipignesse il suo reame,Giotto , secondo che si dice, gli dipinse un asino imballato , che tene-va a’piedi un altro basto nuovo , e fiutandolo facea sembiante di diside-rarlo: ed in su P uno, e 1’altro basto nuovo era la corona reale, e_jlo scettro della podestà. Onde dimandato Giotto dal re , quello checotale pittura significasse , rispose, tali i sudditi suoi estere , e tale il re-gno , nel quale ogni giorno nuovo signore si disidera. Partito Giottoda Napoli per andare a Roma, si fermò a Gaeta, dove gli su forzanella Nunziata far di pittura alcune storie del Testamento nuovo, oggiguaste dal tempo, ma non però in modo , che non vi si veggia benissi-mo il ritratto d’ estò Giotto appresto a un Crocifissi grande molto bello.Finita questa opera, non potendo ciò negare al Sig. Malatesta , prima sitrattenne per servigio di lui alcuni giorni in Roma , e di poi se n’ andò aRimini, della qual città era il detto Malatesta signore ; e lì nella chiesa dis. Francesco fece moltissime pitture ; le quali poi da Gismondo figliuolodi Pandolfo Malatesti, che rifece tutta la detta chiesa di nuovo, furo-no gettate per terra, e rovinate. Fece ancora nel chiostro di dettoluogo , ali’ incontro della facciata della chiesa, in fresco l’istoria dellabeata Michelina , che fu una delle più belle, ed eccellenti cose, cheGiotto facesse giammai, per le molte, e belle considerazioni , che egliebbe nel lavorarla ; perché , oltre alla bellezza de’ panni , e la grazia,e vivezza delle teste, che sono miracolose , vi è quanto può donna—,esser bella , una giovane , la quale , per liberarsi dalla calunnia dell’ adul-terio , giura sopra un libro in atto stupendissimo , tenendo fissi gli oc-chi suoi in quelli del marito , che giurare la facea , per diffidenzad’ un figliuolo nero partorito da lei, il quale in nessun modo poteva ac-conciarli a credere , che fosse suo. Costei, siccome il marito mostra losdegno , e la diffidenza nel viso; fa conoscere con la pietà della fronte,

e de