Vita di Giotto.' .nostro libro de’ disegni, e sono , a petto a quegli de’ maestri stati innanzia lui, veramente una maraviglia.
Fu , come si è detto, Giotto ingegnoso, e piacevole molto , ene’ motti argutissimo, de’ quali n’ è anco viva memoria in questa città ;perché ( oltre a quello , che ne feriste M. Giovanni Boccaccio» ) FrancoSacchetti nelle sue trecento Novelle ne racconta molti, e bellissimi »de’ quali non mi parrà fatica scriverne alcuni con le proprie paroleappunto di esso Franco , acciocché con la narrazione della Novella lìveggano anco alcuni modi di favellare , e locuzioni di que’ tempi.Dice dunque in una , per mettere la rubrica :
A Giotto gran dipintore è dato un paîvefè à dipignere da un uomddi picciol affare . Egli facendosene soherne , lo dipigne per forma , checolui rimane confuso.
NOVELLA LXIII.
Ciascuno può avere già udito, chi su Giotto, e quanto fu grandipintore sopra ogni altro. Sentendo la fama sita un grossolano, e aven-do bisogno , forse per andare in castellaneria, di far dipignere un suopalvese » subito n’ andò alla bottega di Giotto , avendo chi gli portavail palvese drieto ; e giunto dove trovò Giotto, disse : Dio ti salvi, mae-stro , io vorrei, che mi dipignessi l’arme mia in questo palvese . Giotto»considerando e 1’ uomo, e ’l modo, non disse altro se non : Quan-do il vuo’ tu ? e quel glielo disiò . Disiò Giotto : Lascia far a me : e par-tissi ; e Giotto » estendo rimalo , penso fra so medesimo : Che vuoi dirquesto ? sorebbemi stato mandato costui per ischerne ? sia che vuole . Mainon mi fu recato palvese a dipignere , e costui, che ’l reca » è un omi-ciatto semplice» e dice, ch’io gli facci Tarme sua, come se e'soste de’ Realidi Francia . Per certo io gli debbo fare una nuova arme . E così pensandofra se»medesimo, st recò innanzi il detto palvese, e disegnato quello gliparea, disse a un suo discepolo, che deste fine alla dipintura , e così fece.La quale dipintura fu una cervelliera, una gorgiera, un paj ) di bracciali,un pajo di guanti di ferro, un pajo di corazze, un pajo di cosciali, e gam-be ruoli, una spada,un coltello, ed una lancia .Giunto il valente uomo, chenon sapea, chi si fosse , sassi innanzi, e dice : Maestro, è dipinto quelpalvese ? disse Giotto : Sibbene : va’, recalo già . Venuto il palvese , equel gentiluomo per procuratore il comincia a guardare , e dice a_»Giotto Oh che imbratto è questo, che tu m’hai dipinto ? Disse Giotto :E’ ti parrà ben imbratto al pagare. Disiò quelli : Io non ne pagherei quat-tro danari. Disiò Giotto : E che mi diceftu , eh' io dipignessi ? E quelrispose : L’arme mia. Disiò Giotto : Non è ella? qui mancacene niuna?disiò costui : Ben’ isso. Disiò Giotto : Anzi sta male, che Dio ti dia : edei estere una gran bestia ; che chi ti diceste , chi se’ tu , appena lo sa-presti dire ; e giugni qui, e di’ : dipignimi T arme mia. Se tu sussi stato
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