64 Prima Parte.
signori di Mantoa » e da gli Estensi con onoratissimi premj riconosciuti.Loro efere in Sten ». Essendo poi tornati a Siena 1 ’ anno 1338. fu fatta con ordine , e disegnoloro la chiesa nuova di s. Maria apprestò al duomo vecchio verso piazzaManetti ; e non molto dopo restando molto soddisfatti i Sanesi ditutte l’opere , che costoro facevano, deliberarono con sì fatta occasionedi mettere ad effètto quello , di che si era molte volte, ma insanoinsino allora, ragionato , cioè di fare una fonte pubblica in fu la piazzaprincipale dirimpetto al palagio della signorìa. Perché datone curaad Agostino ed Agnolo, egli condussono per canali di piombo , e diterra, ancor che molto diffìcile fosse , l’acqua di quella fonte, la qualecominciò a gettare 1 ’ anno 1343- a dì primo di Giugno con molto pia-cere , e contento di tutta la città , che restò per ciò molto obbligata allavirtù di questi due suoi cittadini. Nel medesimo tempo si fece la laladel consiglio maggiore nel palazzo del pubblico : e così fu con ordine,e col disegno dei medesimi condotta al suo fine la torre del detto pa-lazzo 1’ anno 1344. e postovi sopra due campane grandi, delle quali unaebbono da Grossetto , e 1 ’altra fu fatta in Siena . Trovandosi finalinen-/ignolo Uvor* in A- j e Agnolo nella città d’Ascesi, dove nella chiesi di sotto di s. Fran-f"**' cefco fece una cappella, e una sepoltura di marmo per un fratello di
Napoleone Orsino , il quale, essendo cardinale , e frate di s. Francesco,Morte d‘Agostino in s’era morto in quel luogo ; Agostino , che a Siena era rimasto per scr-sitna * vigio del Pubblico , si morì, mentre andava facendo il disegno degli
ornamenti della detta fonte di piazza , "e fu in duomo orrevolmente_.seppellito . Non ho già trovato , e però non postò alcuna cosa dirne,nè come , né quando moriste Agnolo, nè manco altre opere d' impor-tanza di mano di costoro, e però sia questo il fine della vita loro .
Ora perché sarebbe senza dubbio errore, seguendo l’ordine de'tempi, non fare menzione d' alcuni, che sebbene non hanno tante coseadoperato, che si posta serivere tutta la vita loro, hanno nondimeno inqualche cosa aggiunto comodo, e bellezza ali’ arte, e al Mondo, pi-gliando occasione da quello, che di sopra si è detto del vescovado d’Arez-Picro, t PaoIo Are - zo , e della pieve , dico, che Piero, e Paolo orefici Aretini , i qualiimi orefici. impararono a disegnare da Agnolo, e Agostino Sanesi, furono! primi,
che di cesello lavorarono opere grandi di qualche bontà ; perciocchéper un arciprete della pieve d'Arezzo, conduslòno una testa d’ argentogrande quanto il vivo , nella quale su mesta la testa di s. Donato vescovo,e protettore di quella città. La quale opera non fuse non lodevole-»,sì perché in està fecero alcune figure smaltate astài belle, ed altri orna-menti , e sì perché fu delle prime cose , che sosterò , come si è detto ,lavorate di cesello.
Quasi ne’ medesimi tempi, o poco innanzi, 1 ’ arte di Calimara diM*tst. cione orefice .Firenze fece fare a maestro Ciotte orefice eccellente, se non tutto, lamaggior parte dell’ altare d’argento di s. Giovanni Batista, nel qualefono molte storie della vita di quel Santo , cavate d’ una piastra d' ar-gento >