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Tomo primo.
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il vescovo gli ordinòdi attignere un' A-quila, che amazzajseun Leone .

fece il contrari» , esortisi astutamente .

Il vescovo per sdegnofa bandire Suonami-ce.

Cli perdona, e rimu-neralo .

SS Prima Parte.

* pezzi - Rifatte dunque la seconda volta le figure , un giorno che i fan-ti erano in aguato, ecco , che sentono non so che rotolare per la chiesa ;e poco appresso il bertuccione salire sopra l’assito, e in un baleno fatte lemediche , veggiono il nuovo maestro mettersi a lavorare sopra i Santi diBuonamico . Perché chiamatolo, e mostragli il malfattore , e insieme conesso lui stando a vederlo lavorare, furono per crepar delle risa , e Buona-mico particolarmente , come che dolore glie ne veniste , non poteva re-stare di ridere , né di piangere per le rifa . Finalmente licenziati i san-ti , che con falcioni avevano fatto la guardia , se ne andò al vescovo , e glidisse : Monsignore , voi volete , che Ti dipinga a un modo, e il vostro ber-tuccione vuole a un altro. Poi contando la cosa , soggiunse : Non scade-va 5 che voi mandaste per pittori altrove , se avevate il maestro in caso .Ma egli forse non sapeva così ben fare le mestiche . Orsù , ora che sa,faccia da se, che io non ci son più buono ; e conosciuta la sua virtù , soncontento , che per l’opera mia non mi sia alcuna coso data, se non li-cenza di tornarmene a Firenze . Non poteva , udendo la cosa il vescovo,sebbene gli dispiaceva , tenere le riso, e massimamente considerando,che una bestia aveva fatto una burla a chi era il più burlevole uomo delMondo - Però poi che del nuovo caso ebbono ragionato, e riso a bastan-za , fece tanto il vescovo , che si rimesso Buonamico la terza volta ali' ope-ra , e la finì. F il bertuccione , per gastigo e penitenza del commessoerrore, su serrato in una gran gabbia di legno, e tenuto dove Buonamicolavorava insino a che fu quel!’ opera interamente finita : nella quale gab-bia non si potrebbe niuno immaginar i giuochi, che quella bestiaccia face-va col muso , con la persona, e con le mani, vedendo altri fare , e nonpotere ella adoperarsi . Finita l'opera di questa cappella, ordinò il vesco-vo o per burla , o per altra cagione che egli se lo facessi , che Bufsol-macco gli dipignesso in una facciata del suo palazzo un’ aquila addosso aun leone , il quale lo avesse morto. U accorto dipintore , avendo pro-messo di fare tutto quello, che il vescovo voleva , fece fare un buono as-sito di tavole , .con dire non volere esser veduto dipignere una sì fattacoso. E ciò fatto , rinchiuso che si fu tutto solo là dentro, dipinse percontrario di quello, che il vescovo voleva, un leone, che sbranava un*aquila ; e finita 1' opera , chiese licenza al vescovo d’ andare a Firenze aprocacciare colori ,, che gli mancavano . E così serrato con una chiave iltavolato , se n’ andò a Firenze , con animo di non tornare altramente alvescovo : il quale veggendo la coso andare in lungo , e il dipintore nontornare , fatto aprire il tavolato, conobbe, che più aveva saputo Buona-mico , che egli. Perché mosto da gravissimo sdegno gli fece dar bandodella vita; il che avendo Buonamico inteso, gli mandò a dire, che glifaceste il peggio , che poteva, onde il vescovo lo minacciò da maladettosenno . Pur finalmente , considerando chi egli si era mestò a volere burla-re , e che bene gli stava rimanere burlato, perdonò a Buonamico l'in-giuria , e io riconobbe delle sue fatiche liberalissimamente. Anzi, che è