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Tomo primo.
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Vita di Buonamico Buffalm. 87

sere state lavorate puramente sopra la calcina fresca. Nelle facce dun-que sono la natività di Gesù Cristo , e 1 ’ adorazione de’ Magi, cioè ,sopra la sepoltura de gli Aliotti. Dopo quest’ opera, andato Buonamicoa Bologna 5 lavorò a fresco in s. Petronio nella cappella de’ Bolognini, Lavori dì lui in s.pe-cioè , nelle volte alcune storie , ma da non so che accidente sopravvenu- tromo di Bologna > -to non le finì. Dicesi che Panno 1302. fu condotto in Ascesi 5 e -fe eiitn Arex ‘’nella chiesa di s. Francesco dipinse nella cappella di santa Caterina^tutte le storie della sua vita in fresco, le quali si sono molto ben conser-vate , e visi veggiono alcune figure, che sono degne d’ estere lodate.

Finita questa cappella , nel pastâr d’Arezzo il vescovo Guido , per ave-re inteso, che Buonamico era piacevole uomo, e valente dipintore,volle , che si fermaste in quella città , e gli dipigneslè in vescovado lacappe Ila,dove è oggi il battesimo. Buonamico mesto mano al lavoro,n’ave-va già fatto buona parte,quando gli avvenne un caso il più strano del Mon-do; e su secondo, che racconta Franco Sacchetti nelle sue trecento c«fi riferito nelle no.novelle , questo 1 . Avevasi vescovo un bertuccione il più sollazzevo- ville di frane» sac~le , ed il più cattivo , che altro che suste mai . Questo animale-,, cìl,ttt 'stando alcuna volta sul palco a vedere lavorare Buonamico, aveva postomente a ogni colà , nè levatogli mai gli occhi da dosso, quando mesco-lava i colori, trasiinava gli alberelli , stiacciava P uova per fare letempere , ed insomma quando faceva qualsivoglia altra colà. Ora_»avendo Buonamico un làbato sera lasciato P opera , la domenica mat-tina questo Bertuccione , non ostante , che aveste appiccato a i piediun gran rullo di legno , il quale gli faceva portare il vescovo , perchénon poteste così saltare per tutto, egli salì non ostante il peso, chepure era grave, in sul palco, dove soleva stare Buonamico a lavorare :e quivi recatosi fra mano gli alberelli , rovesciato che ebbe P uno nelPaltro, e fatto sei mescugli, e stiacciato quante uova v’erano, comin-ciò a imbrattare con i pennelli quan te figure vi erano, e seguitandodi così fare , non restò , so non quando ebbe ogni cosa ridipinto di suamano. Ciò fatto di nuovo fece un mele tiglio di tutti i colori, che glierano avanzati , comedie pochi fossero , e poi sceso del palco , sipartì. Venuto il lunedì mattina, tornò Buonamico al suo lavoro, dove,vedute le figure guaste , gli alberelli rovesciati , ed ogni cosa sottosopra , restò tutto maravigliato, e confuso . Poi avendo molte cosefra se medesimo discorso , pensò finalmente , che qualche Aretino,per invidia, oper altro avesse ciò fatto. Onde, andatosene al vesco-vo, gli disse , come la colà passava, e quello diche dubitava; di che ilvescovo rimase forte turbato. Pure fatto animo a Buonamico, volle , cherimetteste mano al lavoro , e ciò che vi era di guasto, rifaceste . E perchéaveva prestato alle sue parole fede , le quali avevano del verisimile , glidiede sei de’ scoi fanti armati, che steslono co’ falcioni, quando egli nonlavorava, in aguato, e chiunque veniste , senza misericordia tagliafièno

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1 Questo racconto è tratto dalla nov.i£ i. di Franco Sacchetti.