dettine fi* matineeetice > e solitarie , <studiose dell' arte .
Vist poveramente, emeri tifice .
Diversi discepoli didettine > e loro ope-re,
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tornato a Firenze ammalato, sono perfette, e d’ogni lode dignissime.Diedi j che Tommaso su persona maninconica , e molto solitaria, madell' arte amorevole, e studiosissimo, come apertamente si vede inFiorenza nella chiesa di s. Romeo 1 per una tavola lavorata da lui a tem-pera con tanta diligenza » ed amore , che di suo non si è mai vedutoin legno colà meglio latta. In questa tavola, che è posta nel tramezzodi detta chielà a man destra, èun Cristo morto con le Marie intorno, eNicodemo, accompagnati da altre figure , che con amaritudine, edatti dolcissimi, ed affettuosi piangono quella morte, torcendosi condiversi gesti di mani, e battendosi di maniera, che nel? aria de’ visi si.dimostra affai chiaramente l’aspro dolore del costar tanto i peccati nostri.Ed è cosa maravigliosa a considerare , non che egli penetrasse con ? in-gegno a sì alta immaginazione, ma che la poteste tanto bene esprimerecol pennello. Laonde è quest’ opera sommamente degna di lode, nontanto per lo soggetto , e per ? invenzione, quanto per avere in essa mo-strato ? artefice in alcune teste , che piangono ; che ancora , che il li-neamento si storca nelle ciglia , ne gli occhi, nel naso, e nella bocca dichi piagne, non guasta però , nè altera una certa bellezza , che suolemolto patire nel pianto, quando altri non sa bene valersi de i buon mo-di nel? arte. Ma non è gran fatto, che Giottino conduceste questa ta-vola con tanti avvertimenti, essendo stato nelle lue fatiche desiderososempre , più di fama , e di gloria, che d'altro premio, o ingordigia delguadagno , che fa meno diligenti, e buoni i maestri del tempo nostro.E come non procacciò costui d’avere gran ricchezze, così non andòanche molto dietro a i comodi della vita ; anzi vivendo poveramen-te , cercò di sodisfar più altri, che se stesso ; perche governandosi male ,e durando fatica , si morì z di tisico d' età d’anni 32. e da’ parenti ebbesepoltura fuor di s. Maria Novella alla porta,del martello allato al sepol-cro di Bontura.
Furono discepoli di Giottino, il quale lasciò più fama, che sacul-tà , Giovanni Tossicani d’Arezzo, Michelino, Giovanni dal Ponte , eLippo ; i quasi furono assai ragionevoli maestri di quest’ arte ; ma piùdi tutti Giovanni Tossicani, il quale fece , dopo Tommaso, di quellastesso maniera di lui molte opere per tutta Toscana, e particolarmentenella pieve d’Arezzo so cappella di s. Maria Maddalena de’ Tuccerel-li, e nella pieve del castel d’ Empoli in un pilastro un s. Jacopo . Nelduomo di Pisa ancora lavorò alcune tavole , che poi sono state levate perdar luogo alle moderne. L’ultima opera, che costui fece , fu in unacappella del vescovado d’Arezzo , per la contesta Giovanna , moglie diTarlato da Pietramaso , una Nunziata bellissima , e s. Jacopo , e s. Filip-po .
, Il Baldin* Dee. 5 • del Tee. 2. ac. 5*. a s - rii'annoin 6 . onic non potè esser maestro{ferisce essere ancora in buono stato questa ta» di Lippa» come dice poco dopo » c coiti e sì mo*tola, che sta in sagrestia . strerà "clic note alla vita di Lippo i per Io
^ QÌ9SÙIM mori d* anni ja» dunque che ci c erbose io questi oiille/ìmi •