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Tomo primo.
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131
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Lavoravaciò con più

a cafric.. e meno

Vita di Agnolo Gaddi. 131

ssacurataggine, che seco portano gli anni, fa , che in C2mino d’ andareinnanzi, li toma in dietro , come fece Agnolo ; al quale per così granfaggio della virtù sua , essendo poi stato allogato dalla famiglia di ipode-rmi , sperandone gran cose , la cappella maggiore del Cannine, egli vidipinse dentro tutta la vita di nostra Donna tanto men bene, che nonavea fatto la resurrezione di Lazzero 5 che a ognuno fece conoscere ave-re poca voglia d’attendere con tutto lo studio ali’arte della pittura;perciocché in tutta quella così grand’opera non è altro di buono 5 cheuna storia, dove intorno alla nostra Donna in una stanza fono moltefanciulle , che come hanno diversi gli abiti, e l’acconciature del capo ,secondo che era diverso 1’ uso di que’ tempi , così fanno diversi elèr-cizj, questa fila , quella cuce, quell’ altra incanna , una tessè, ed altrealtri lavori, assai bene da Agnolo considerati, e condotti.

Nel dipignere similmente per la famiglia nobile degli Alberti lacappella maggiore della chiesa di s. Croce a li esco , facendo in està tuttoquello, che avvenne nel ritrovamento della Cicce , condusse quel lavo-ro con molta pratica , ma con ne n molto disegno ; perché solamente ilcolorito su astai bello , e ragionevole. Nel dipignere poi nella cappellade’Bardi, pure in fresco, e nella medesima chiesa alcune storie dis. Ludovico, si portò molto meglio . E perché costui lavorava a capricci, e quando con più studio , e quando con mero ; in s. Spirito pure di HFirenze , dentro alla porta , che di piazza va in convento , fece sopra un’altra porta una nostra Donna col bambino in collo, e s. Agostino, es. Niccolò tanto bene a fi esco , che dette figure pajono fatte pur ieri . Eperché era in certo modo rimalo a Agnolo per eredità il segreto di la-vorare il musaico , e aveva in casa gì’ istrumenti, e tutte le cose, chein ciò aveva adoperato Gaddo fio avolo; egli pur per passar tempo, eper quella comodità , che per alti 0 , lavorava , quando bene gli veniva,qualche cosa di musaico. Laonde, essendo stati dal tempo consumatimolti di que’marmi, che coprono sotto facce del tetto dis. Giovan-ni, e perciò avendo 1’umido , che penetrava dentro , guasto astai delmusaico, che Andrea Tasi aveva già in quel tempo lavorato, delibera-rono i consoli dell' arte de’ mercatanti, accioccchè non si guastasse il re-sto , di rifare la maggior parte di quella coperta di marmi, e fare simil-mente racconciare il musaico . Perché dato di tutto ordine, e commis-sione a Agnolo , egli l’anno 1^46. fece ricoprirlo di marmi nuovi, esopraporre , con nuova diligenza , i pezzi nelle commettiture due dita reme con marmi o1’ uno ali’ altro ; intaccando la metà 1 di ciascuna pietra insino a mezzo, stucco resiliente al »-Poi commettendole insieme con stucco fatto di mass ice , e cera fondu- .te insieme » 1’ accommodò con tanta diligenza , che da quel tempoin poi non ha né il tetto , né le volte alcun danno dal!’ acque ricevuto.

Avendo poi Agnolo racconcio il musàico , su cagione , mediante il con-siglio suo , e disegno molto ben considerato , che si rifece in quel modo,

R 2 che

1 Cioè /ino alla metà della grossezza della lastra di marmo ■

lavoro il musaico,estendigli rimasto pereredità il segreto .

lece ricoprire il tettodi s. Giovanni di Fi -