iz2 Prima Parte.
che sta ora, intorno al detto tempio, tutta la cornice di sopra di marmosotto il tetto 5 il quale era molto minore, che non è , e molto ordinaria.Ordino h volte dell» Per ordine del medesimo furono fatte ancora nel palagio del Podestà lespedeQÀ ^ volte della sala , che prima era a tetto, acciocché, oltre ali’ ornamento,
" il fuoco, come molto tempo innanzi fatto avea , non potesse altra volta
farle danno. Apprestò questo per consiglio d’Agnolo furono fatti in-torno al detto palazzo i merli, che oggi vi fono , i quali prima non vierano di niuna sorta . Mentre che queste cose si lavoravano, non la-sciando del tutto la pittura , dipinse nella tavola , che egli fece dell’ al-tar maggiore di s. Brancazio a tempera, la nostra Donna , s. Gio. Batista,e il vangelista , e apprestò fan Nereo, Archileo , e Pancrazio fratelli, conaltri Santi. Ma il meglio di quel!' opera, anzi quanto vi si vede di buono,è la predella fola, la quale è tutta piena di figure piccole , divise in ottoAtri lavori di pìt- storie della Madonna , e di s. Reparata. Nella tavola poi dell’ altar gran-lttr * • de di s. Maria Maggiore pur di Firenze , fece per Barone Capelli nel
1348. intorno a una coronazione di nostra Donna un ballo di angeliragionevole . Poco poi nella pieve della terra di Prato, stata riedificatacon ordine di Giovanni Pisano l’anno tz 12- come si è detto di sopra ,dipinse Agnolo nella cappella a fresco , dove era riposta la cintola dinostra Donna , molte storie della vita di lei, ed in altre chiese di quellaterra , piena di monasteri, e conventi onoratistimi, altri lavori assai.In Fiorenza poi dipinse 1 ’ arco sopra la porta di s. Romeo ; e lavorò atempera in orto s. Michele una disputa 1 di dottori con Cristo nel tem-pio . E nel medesimo tempo, estèndo state rovinate molte case perChiesa di s. Remolo allargare la piazza de' Signori, ed in particolare la chiesa di s. Romolo ;r»yàrr* tn Perenne . e jj a p u r ^f atta co [ disegno d’ Agnolo , del quale si veggiono in detta cit-ttn ijegno gno o, ^ j e chicle molte tavole di sua mano , e similmente nel Dominio siriconoscono molte delle sue opere, le quali furono lavorate da lui conmolto suo utile , sebbene lavorava più per fare come i suoi maggiorifatto aveano, che per voglia, che ne avesse , avendo egli indirittol’animo alla mercanzia, che gli era di migliore utile , come si vide,quando i figliuoli, non volendo più vivere da dipintori, si diedero deltutto alla mercatura, tenendo perciò ca'a aperta in Venezia, insie-me col padre, che da un certo tempo in là, non lavorò se non persuo piacere, ed in un certo modo per pastar tempo- In questa guisa—,dunque mediante i traffichi, e mediante sarte sua, avendo Agnoloacquistato grandissime facultà , morì 1’ annosestàntatreesimo di sua vita,Morì di fèbbre mali- oppresso da una febbre maligna, che in pochi giorni lo finì. Furonognu, ed in ricchex.- suoi discepoli maestro Antonio da Ferrara, che fece in 8. Francesco aSuoi discepoli tloro Orbino, ed a città di Castello molte beli’opere ; e Stefano da Verona,lavori l ‘ 010 il quale dipinse in fresco perfettissimamente , come si vede in Verona
sua patria in più luoghi, ed in Mantoa ancora in molte sue opere . Co-stui
1 Tutte le pitture mentovate di sopra sono perite , ma questa disputa di Gesù Cristo neltempio ancora fi conserva bene.