Vita di Jacopo di Casentino . M.;
vecchio , oggi rovinato, pitture assai, fra le quali era il ritratto di PapaInnocenzo VI. » nella cappella maggiore. Nella chiesa poi di lan Bar- Jacopo dipinse in A-tolommeo , per lo capitolo de’canonici della Pieve, fece la facciata, dov’ """è saltar maggiore, e la cappella di santa Maria della Neve. E nella e d altri lavori.compagnia vecchia di s. Giovanni de’ Peducci fece molte storie di quelSanto , che oggi fono coperte di bianco . Lavorò similmente nella chiesadi s. Domenico la cappella di s. Cristofano , ritraendovi di naturale ilbeato Mafuolo , che libera dalle carcere un mercante de’ Fei, che fece Ritratto del natura-fare quella cappella: il quale bealo ne' suoi tempi come profeta pre- B - Mafuolo.disse molte disavventure agli Aretini. Nella chiesa di fant’Agostino fe-ce a fresco nella cappella, ed ali’altar de’Nardi, storie di s. Lorenzocon maniera , e pratica maravigliosa . E perché si esercitava anche nelle si esercitò nella or-cose d’architettura , per ordine dei fesiànta sopraddetti cittadini , r ehitettura.condusse sotto le mura di Arezzo s acqua , che vien dalle radici delpoggio di Pori , vicino alla città braccia trecento; la quale acqua al tem-po de' Romani era stata prima condotta al teatro , di che ancora vi fonole vestigio , e da quello, che era in fui monte, dove oggi è la fortezza,ali' anfiteatro della medesima città nel piano ; i quali edifizj, e con-dotti furono rovinati, e guasti del tutto da i Goti. Avendo dunque,come s’è detto , fatta venire Jacopo quel!’ acqua sotto le mura ; fece lafonte , che allora fu chiamata fonte Guizianelli, e che ora è detta, es-sendo il vocabolo corrotto, fonte Viniziana : la quale da quel tempo ,che fu s anno 13 54. durò insino ali’ anno 1527. e non più ; perciocchéla peste di quel!' anno , la guerra, che fu poi, l'averla molti a’suoicomo.li tirata per uso esorti , e mosto più il non averla Jacopo con-dotta dentro ; sono state cagione , eh’ ella non è oggi, come doverebbeessere , in piedi . Mentre che s acqua si andava conducendo, non la-sciando Jacopo il dipignere , fece nel palazzo, che era nella cittadellavecchia , rovinato a’ dì nostri, molte storie de’ fatti del vescovo Guido,e di Piero Sacconi 1 , i quali uomini in pace , ed in guerra avevano gran-di , e onorate cose fatto per quella città . Similmente lavorò nella pie-ve sotto s organo la storia di s. Matteo , e molte altre opere assai. E co-sì facendo per tutta la città opere di sua mano , mostrò a Spinello Are- insegno /• arte a spi-tino i prir.cipj di quel!' arte , che a lui fu insegnata da Agno'o , e che nAta Ar , ett ” 0 ),. ,Spinello insegnò poi a Bernardo Daddi, che nella città sua lavorando i^o^dc spinello.s onorò di molte beli’ opere di pittura , le quali , aggiunte ali’ altre sueottime qualità , furono cagione , che egli fu molto onorato da’suoi cit-tadini , che molto l’adoperarono ne i magistrati, ed altri negozj pubbli-ci . Furono le pitture di Bernardo molte , ed in molta stima , e primain s. Croce la cappella di s. Lorenzo , e di s. Stefano , de’ Pulci, e Pe-tardi , e molte altre pitture in diversi luoghi di detta chiesa . Finalmen-te , avendo sopra le porte della città di biorenza dalla parte di dentroTom. I. T fatto
1 Pietro Saccone da Pietramala fu signore d’ Arezzo , V. Cio. Villani lib. io. cap. }S.e 1 e altrove .