Vita di Lorenzo di Bicci . i > 6 g
ri alcune storie del martirio d’alcuni Santi : e nella chiesa due cappelle»che mettono in mezzo la cappella maggiore. E perché queste pitturepiacquero aslài a tutta la città universalmente , glifo, dopo chef ebbeAni te , data a dipignere nel Cannine dalla famiglia de’Salvestrini »la quale è oggi quasi spenta » non estèndono , eh’io sappia, altri, cheun frate de gli Angeli di Firenze, chiamato fra Nemesi©, buono, ecostumato religioso , una facciata della chiesa del Cannine ; dove eglifece i martiri, quando » estèndo condennati alla morte, sono spogliatinudi, e fatti camminare scalzi sopra triboli, seminati da i ministri de’tiranni, mentre andavano a estèr posti in croce: siccome più in alto siveggiono estèr posti in varie , e stravaganti attitudini. In questa opera »la quale fu la maggiore > che fustè stata fatta insino allora , si vede fat-to , secondo il sapere di que’ tempi, ogni colà con molta pratica , edisegno; estèndo tutta piena di quelli affitti, che là diversamente sa?la natura a coloro , che con violenza sono fatti morire. Onde io nonmi maraviglio , se molti valenti uomini si sono saputi servir d’ alcunecose, che in questa pittura si veggiono. Fece dopo queste nella mede-sima chiesa molte altre figure , e particolarmente nel tramezzo duecappelle . E ne’ medesimi tempi il tabernacolo del canto alla Cuculia,e quello, che è nella via de’ Martelli, nella fàccia delle case , e soprala porta del Martello di santo Spirito, in fresco un s. Agostino» cheporge a’ suoi frati la regola . In s. Trinità 1 dipinse a freseo la vita dis.Giovanri Gualberto nella cappella di Neri Compagni .. E nella cappel-la maggiore di s.Lucia nella via de’Bardi» alcune storie in freseo.della vita di quella Santa, per Niccolò da Uzzano , che vi fu da lui ri-tratto da naturale, insieme con alcuni altri cittadini. Il quale Niccolò ,col parere, e modello di Lorenzo, murò vicino a detta chiesa il suopalazzo: e il magnificoprincipio per una Sapienza, ovvero studio, fra re per fabbriche', cb*il convento de’ Servi, e quello di s. Marco » cioè dove sono oggi i lio- nen s t ridnjftro asine ,ni - La quale opera , veramente Fdevolissima, e piuttosto da magna-nimo principe , che da privato cittadino, non ebbe il foo fine ; perchéì danari, che in grandissima somma Niccolò lasciò in sol monte diFirenze per la fabbrica» e per l’entrata di quello studio, furono inalcune guerre, o altri bisogni della città consumati da i Fiorentini.
E sebbene non potrà mai la fortuna oscurare la memoria, eia grandezzadell’ ammodi Niccolò da Uzzano, non è però , che l’universale dal non sietoiò di uzzam.si essere finita questa opera non riceva danno grandissimo. Laond e degno Hi memori**chi disidera giovare-in simili modi al Mondo, e lasciare di se onoratamemoria, faccia da se mentre ha vita , e non si fidi della sede de’posteri,e de gli eredi , perché rade volte si vede avere avuto effetto interamen-te colà, che si sia lasciata, perché si fàccia da i successori. Ma tor-nando a Lorenzo ; egli dipinse , oltre quello »che si è detto, in sol ponteTom./. Y Ruba-
Ritratto di Siiteli,da Uzzano, ed altri .Lorenzo diede pare-
r te pitture dell* facciata dei Carmine ,« 1’ altre dogo nominate, non son giù in es-
sere i e di quelle di s. Trinità ci è la tavola \c ali' altre è stato dato di bianco.
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