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Tomo primo.
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173 Proemio

'vedrà delle cose , che danno dispiacere in qualche parte a' tempi nostri ; comeEsempio deiUsct(ltu-f om % ^ cuni Empietti di mattoni lavorati di stucchi a s. Giovanni Laterano diT a . Roma. Questo medesimo dico della scultura , la quale in quella prima età

della sua rinascita ebbe assai del buono ; perché fuggita la maniera goffa Gre-ca , eh' era tanto rozza , che teneva ancora più della cava , che dell' ingegno? d’se de gli artefici, essendo quelle loro statue intere intere senza pieghe o attitu-‘orano dine, o movenza alcuna ; e proprio da chiamarsi statue ; dove estèndo poi

sicure di marmo . migliorato il disegno per Gioito , molti migliorarono ancora le figure de' mar-mi , e delle pietre: come fece Andrea Risano, e Nino suo figliuolo, eglialtri suo discepoli , che furon molto meglio , che i primi, e storsono più lelor statue ; e dettano loro migliore attitudine affai ; come que' due SanefiAgostino , ed Agnolo , che feciono , come fi è detto , la sepoltura di Guidovescovo di Arezzo ; e que' Tedeschi, che feciono la facciata iT Orvieto .Ve desi adunque in questo tempo la scultura essersi un poco migliorata , e datoqualche forma migliore alle figure , con più bello andar di pieghe di panni ,e qualche fella con migliore aria : certe attitudini non tanto intere ; ed in finecominciato a tentare il buono . Ma avere tuttavolta mancato d’ infinitipartiper non esser in quel tempo in gran perfezione il disegno ; né vedersi troppecose di buono da potere imitare. Laonde que’ maestri, che furono in questotempo, e da me sono stati mesti nella prima parte , meriteranno quella lode ,e d' esser tenuti in quel conto , che meritano le cose fatte da loro , purché liconsideri , come anche quelle delti architetti , e de'pittori di que' tempi,chenonebbono innanzi ajuto ; ed ebbono a trovare la via da per loro : e il, principio , ancoraché piccolo , è degno sempre di lode non piccola . NontenTleòfpiìfartt cor s e tr0 PP° miglior fortuna la pittura in quelli tempi, se non che ejjbido al-piti per te divozione lorapiù in uso per la divozione de'popoli , ebbe più artefici ; e per quellode'ptpuli. fece più evidente progreffo , che quelle due . Così fi vede, che la maniera

Greca , prima col principio di Cimabtie , poi con l'ajuto di Giotto, fi spen-lUmer» di Gicîttsa - n tutiQ ì e ne nacque una nuova, la quale io volentieri chiamo maniera dirù e compimenti Giotto ; perché fu trovata da lui , e da'suoi discepoli ; e poi universalmentever U disteni:* dell' da tutti venerata , ed imitata . Est vede in questa levato via il profilo , che* Ttt • ricigneva per tutto le figure » e quegli occhi spiritati , e piedi ritti in pun-

ta, e le mani aguzze, e il non avere ombre, ed altre mollruosità di que’Greci ; e dato una buonagrazia nelle teste , e morbidezza nel colorito . EGiotto in particolare fece migliori attitudini alle sue figure ; e mostrò qualcheprincipio di dare una vivezza alle teste , e piegò i panni, che traevano piùalla Natura , che non questi innanzi : e scoperse in parte qual cosa dello sfug-gire , e scortare le figure. Oltre a questo egli diede principio a gli affètti,che fi conoscesse in parte il timore , la speranza , /’ ira , e lo amore. E ri-dusse a una morbidezza la sua maniera , che prima era e ruvida , e scabro-sa ; e se non fece gli occhi con quel bel girare , che fa il vivo : e con la finede' suoi lagrimatoi : e i capegli morbidi : e le barbe piumose : e le mani conquelle sue nodature , e muscoli : egli ignudi come il vero ; scusilo la dissi.cultà dell' arte , e il non aver visto pittori miglior ì diluì. E pigli ognuno