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Tomo primo.
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179
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della Partì seconda. 179

in quella povertà dell' arte , e de' tempi la bontà del giudicio nelle sue isto-rie : / osservanza dell' aria, e s obbedienza di mi naturale molto facile;perché pur si vede , che le figure obbedivano a quel che elle avevano a fare.

E perciò fi mostra , che egli ebbe un giudizio molto buono, se non perfetto ,e questo medesimo fi vede poi negli altri, come in Taddeo Gaddi nel colorito , dolcezza , forza . eil quale è più dolce , e ha più forza ; e dette megliori incarnazioni , e colo- spirito ne'moti dellere ne'panni ; e più gagliardezza ne' moti alle sue figure. In Simon S mese fi ^f*làs»n*fietèeitevede il decoro nel comporre Ustorie : in Stefano Scimmia, e in Tommaso suo toro nel disegno,figliuolo , che arrecarono grande utile , e perfezione al disegno , ed inven-zione alla prospettiva , e lo sfumare , ed unire de' colori ; riservando sem-pre la maniera di Gioito . Il simile sedotto nella pratica , e destrezza Spi-nello Aretino , Parrisuo figliuolo, Jacopo di Cosentino , Antonio Veniziano,

Lippo , eGherardo Starnini, egli altri pittori, che lavorarono dopo Gioito,seguitando la sua aria, lineamento , colorito , e maniera ; ed ancora miglio-randola qualche poco ; ma non tanto però , che e'paresse , che la voleffinotirare ad altro seguo. Laonde chi considererà questo mio discorso , vedrà que-ste tre arti fino qui essere state come dire abbozzate , e mancar loro assai di quel-la perfezione , che elle meritavano. E certe se non veniva meglio , pocogiovava quello miglioramento , e non era da tenerne troppo conto . vo-glio , che alcuno creda , che io sìa ti grosso , di ti poco giudicio , che io nonconosca , che le cose di Giotto , e di Andrea Pisano , e Nino , e degli altritutti , che per la similitudine delle maniere ho messi insieme nella primaparte ; se elle fi compareranno a quelle di coltro , che dopo loro hanno operato ;non meriteranno lode straordinaria , anche mediocre . è , che io nonabbia ciò veduto , quando io gli ho laudati. Ma chi considererà la qualitàdi que' tempi , la carestia de gli artefici , la difficultà de' bimi astiti ; le I maesri d'allora-»terrà non belle , come ho detto io , ma miracolóse : ed avrà piacere infinito meritane lede.di vedere i primi princips , e quelle scintille di buono, che nelle pitture,e sculture cominciavano a risuscitare . Non fu certo la vittoria di L. Marzio inSpagna tanto grande, che molte non avessmo i Romani delle maggiori. Maavendo rispetto al tempo , al luogo , al caso , alla persona , e al numero ,ella su tenut a stupenda , ed ancor oggi pur degna delle lodi, che infinite , egrandissime le sono date dagli Scrittori. Così a me, per tutti i sopraddettirispetti, è parato , che e' meritino non solamente d' essere scritti da me condiligenza , ma lodati con quello amore , e sicurtà , che io ho fatto . E penso ,che non sarà (i uto fastidioso a'miei artefici l' aver udite queste lor vite, econsiderato le lor maniere , e lor modi : e ne ritrarranno forse non poco utile ;il che mi sia carissimo , e lo riputerò a buon premio delle mie fatiche ;nelle quali non ho cerco altro, che far loro, in quanto io ho potuto » utile , ediletto .

Ora poi, che noi abbiamo levate da balia , per un modo di dir cosìfatto , queste tre arti, e cavatele dalla fanciullezza ; ne viene la fecondaetà , dove fi vedrà infinitamente migliorato ogni cosa ; e la invenzione piùcopiosa di figure, più ricca <T ornamenti ; e il disegno più fondato , e più na-

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