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Tomo primo.
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218
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218 Seconda Parte

stattia dì s.Gìo. r». bronzo di quattro braccia e mezzo, in memoria di s. Giovan Batista 1 ,r-/r». la quale egli principiò , nè la staccò mai, che egli la refe stinta : che

fu, ed è opera molto lodata , ed in quella nel manto fe:e un fregio dilettere , scrivendovi il suo nome. In questa opera , la quale su posta suT anno 1414 > si vide cominciata la buona maniera moderna , nel la testa»A» est» ficommà» « e in un braccio » che par di carne, e nelle mani, ed in tutte l’attitudiniatnamcdcrn^conl'^-^ 3 ' % ura • Onde fu il primo , che cominciasse a imitare le colè de gliimitazionedelltfcuL- antichi Romani ; delle quali fu molto studiolo , come esser dee chiunqueture amiche. disidera di bene operare . E nel frontespizio di quel tabernacolo siLorenzo saper prova provò a far di musaico » facendovi dentro un mezzo profeta . Bragialavoro dt musaice . cresciuta la fama di Lorenzo per tutta Italia, e fuori, dell' arristziostf-simo magistero nel getto ; di maniera che avendo Jacopo della Fon-te , ed il Vecchietto Sanelè, e Donato fatto per la signoria di Sienanel loro s. Giovanni alcune storie , e figure di bronzo , che dovevanoornare il Battesimo di quel tempio ; e avendo visto i Sanesi f opere diLorenzo in f iorenza, si convennono con seco, egli fedo no fare due storielista 'in,Siena ' 0 ^ della vita di s. Giovan Batista . In una fece, quando egli battezzò Cristo,accompagnandola con molte figure ed ignude, e vestite molto ricca-mente . £ nell* altra , quando s. Giovanni è preso , e menato a Erode .Nelle quali storie superò, e vinse gli altri, che avevano fatto f altre :onde ne fu sommamente lodato da’ Sanesi , e da gli altri, che le veg-gono • Avevano in Firenze a far una statua i maestri della zecca , inuna di quelle nicchie, che sono intorno a Orfanmichele , dirimpettoEâr/e- - rstl' arte della lana, ed aveva a estèr un s. Matteo, d’altezza di s. Gio-vanni sopraddetto. Onde 1 ’ allogarono a Lorenzo, che la conduslè aperfezione , e fu lodata molto più , che il s. Giovanni, avendola fattapiù alla moderna . La quale statua fu cagione» che i Consoli dell’artedella lana deliberarono, che e'facesse nel medesimo luogo » nell’altranicchia allato a quella , una statua di metallo medesimamente, che fossealta alla medesima proporzione dell’ altre due » in persona di s. Stefanolavor» un» statua loro avvocato. Ed egli la condusse a fine ; e diede una vernice al bron-nttejop^» ’ C ° n 20 m °lt° bella . La quale statua non manco satisfece, cheavesser fatto1 ’ altre opere già lavorate da lui. Estendo Generale de’ Frati Predicatoriin quel tempo maestro Lionardo Dati, per lassare di se memoria ins. Maria Novella » dove egli aveva fatto professione» ed alla patria;& ” sece 2 fabbrkare a Lorenzo una sepoltura di bronzo, e sopra quella se

esT ’ e m s,Cr °- a giacere morto » ritratto di naturale ; e da questa, che piacque , e fulodata, ne nacque una » che fu fatta fare in s. Croce da Lodovicode gli Albizi » e da Niccolò Valori 3 . Dopo queste cose » volendo

Cosimo »

t Questo fu r in. 14T4. Baldin» iti a e.6. Lionardo di Stagio Dati morì nel 1424.

3 La sepoltura descritta qui dal Vasari su j Si crede > che debba dire non da Lodo-fàtta a Lionardo Dati a spese del convento, vico degli Albi*!, ma da Niccolò Valori a Lo-e della repubblica » dopo la morte di lui per dorico degli Obiai da Lucca » che morì inbenemerenza di quanto avea operato pel Co- guerra Generale de’Fiorentini contro il Ducamane di Firenze in ambascerie Si e. Questo di Milano »