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Tomo primo.
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252 Seconda Parte.

tro per fare i musaici, ed una infinità di colè difficili ; ma io , chela ve ggo v °lta 5 conosco, che non ci è altro modo , nè altra via da po-tere volgerla, che questa , eh’ io ragiono . E riscaldato nel dire,quanto e’ cercava facilitare il concetto suo, acciocché eglino lo in-tendessino, ecredessino, tanto veniva proponendo più dubbj, chegli faceva meno credere , e tenerlo una bestia , ed una cicala . Laondelicenziatolo parecchi volte , ed alla fine non volendo partire , fu por-Tropone difficoltà, tato di peso da i donzelli loro fuori dell’udienza , tenendolo del tuttoonde vien licenzia- p aZ2 o. Il quale scorno su cagione , che Filippo ebbe a dire poi, che nonto come pazzo . ardiva passare per luogo alcuno della città , temendo , che non suste det-to: Vedi colà quel pazzo. Restati i consoli nell’udienza confusi, e dai mo-di de’ primi maestri difficili, e dall’ultimo di Filippo , sembrato a lorosciocco, parendo loro, che e’consondesse queU’opera con due cose : l’unaera il farla doppia , che sarebbe stato pur grandissimo , e sconcio peso :e 1’ altra il farla senza armadura. Dall’ altra parte Filippo , che tantianni aveva speso nelli studj per avere questa opera , non sapeva chesi fare , e su tentato partirsi di Fiorenza più volte • Pure volendo vince-re , gli bisognava armarsi di pacienza, avendo egli tanto di vedere,che conosceva , i cervelli di quella città non stare molto fermi in unproposito. Averebbe potuto mostrare Filippo un modello piccolo, cheaveva sotto , ma non volle mostrarlo , avendo conosciuto la poca in-Xtrjscnsiom </«' con - telligenza de’ consoli, l’invidia degli artefici, e la poca stabilità de’foli, cittadini, che favorivano , chi uno, e chi 1’altro , secondo che più

piaceva a ciascuno . Ed io non me ne maraviglio , facendo in quellacittà professione ognuno di sapere in questo, quanto i maestri eser-citati sanno ; comechè pochi siano quelli, che veramente intendano : eciò sia detto con pace di coloro , che sanno . Quello dunque , che Fi-lippo non aveva potuto fare nel magistrato , cominciò a trattar in dis-parte , favellando ora a questo consolo , ora a quello operajo , e simil-mente a molti cittadini, e mostrando parte del suo disegno, gli ridusse ,che si deliberarono a fare allogazione di questa opera o a lui, o a unodi que’ forestieri. Per la qual cosa inanimiti i consoli, e gli operai, eque’ cittadini, si ragunarono tutti insieme, e gli architetti disputaro-no di questa materia ; ma furono con ragioni assai tutti abbattuti, evinti da Filippo ; dove si dice , che nacque la disputa dell’ uovo inquesta forma . Eglino avrebbono voluto, che Filippo avesse detto l’ani-mo suo minutamente , e mostro il suo modello, come avevano mo-Cen-JiKCâ i tonar- stro essi il loro ; il che non volle fare , ma propose questo a’ maestri ,«Tn* i» n rivien*de e forestieri, e terrazzani, che chi fermasse insur un marmo piano,patate ali' opera . un uovo ritto , quello facesse la cupola : che quivi si vedrebbe l’inge-gno loro . Tolto dunque un uovo , tutti que’ maestri si provaronoper farlo star ritto , ma nessuno trovò il modo . Onde essendo detto aFilippo , che lo fermasse , egli con grazia lo prese , e datoli un colpodel culo in sul piano del marmo lo fece star ritto. Romoreggiando gli

arte-