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Tomo primo.
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257
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Vita di Filippo Brunelleschi . 257

T ordine di quello, che avevano a lavorare, dimandarono Lorenzoquello che avevano a seguire, rispose , che l’ordine era di Filippo , eche bisognava aspettare lui. Fu chi gli dille : Oh non sai tu 1' animosuo ? Sì, disse Lorenzo , ma non sarei niente senza esso . E questo lo dissein escusozion sua, che non avendo visto il modello di Filippo , e nongli avendo mai dimandato, che ordine e' voleste tenere ; per non parerignorante, stava sopra di se nel parlare di questa cosa , e rispondevatutte parole dubbie , massimamente sapendo, estere in questa opera con-tra la volontà di Filippo - Al quale durato già più di due giorni ilmale , e andato a vederlo il provveditore dell’ Opera , e aliai capo-maestri muratori, di continuo gli domandavano , che dicesse quello,che avevano a fare . Ed egli : Voi avete Lorenzo : faccia un poco egli; nèaltro si poteva cavare . Laonde sentendosi questo , nacque parlamenti,e giudizj di biasimo grandi sopra questa opera . Chi diceva, che Filip-po si era messo nel letto per il dolore , che non gli bastava l’animo divoltarla , e che si pentiva d’ esser entrato in ballo : ed i suoi amici lodifendevano , dicendo essere , se pure era il dispiacere , la villania dell*avergli dato Lorenzo per compagno ; ma che il suo era mal di fianco ,causato dal molto faticarsi per l’opera . Così dunque romoreggiandosi,era fermo il lavoro, e quasi tutte le opere de' muratori, e scarpellinisi stavano : e mormorando contro a Lorenzo > dicevano . Basta, eh' egliè buono a tirare il solario, ma a dare ordine , che si lavori , no . OseFilippo non ci suste , o se egli avesse mal lungo , come farebbe egli ? Checolpa è la sua , se egli sta male ? Gli operai vistisi in vergogna , perquesta pratica deliberarono d’andare a trovar Filippo : e arrivati,confortatolo prima del male , gli dicono, in quanto disordine si trovavala fabbrica : ed in quanto travaglio gli avesse mestò il mal suo • Periiche Filippo con parole appassionate e dalla finzione del male, e dall’

amore dell’ opera : Oh non ci è egli, disse , Lorenzo ? Che non sa egli ? .

Io mi maraviglio pur di voi. Allora gli risposino gli operai : E’ non vuolsor niente senza te . Rispose loro Filippo : Io farei ben io senza lui. Laqual risposta acutissima , e doppia bastò loro: e partiti, conobbono,che egli aveva male di voler far solo . Mandarono dunque amici suoia cavarlo del letto con intenzione di levar Lorenzo dall’ opera : e cosìvenuto Filippo in fu la fabbrica , vedendo lo sforzo del favore in Lo-renzo , e che egli arebbe il solario senza far fatica alcuna , pensò a un ^ uev * htvtnutnt° - r ptr screditarlo .

altro modo per scornarlo, e per pubblicarlo interamente per poco intendente in quel mestiere ; e fece questo ragionamento a gli operai, pre-sente Lorenzo : Signori operai, il tempo , che ci è prestato di vivere ,se egli steste a posta nostra , come il poter morire , non è dubbio alcu-no , che molte cose , che si cominciano, resterebbono finite , dove elle-no rimangono imperfette. Il mio accidente del male, che ho passito ,poteva tonni la vita, e fermare quest’ opera ; però acciocché se mai piùio ammalassi , .0 Lorenzo » che Dio ne l-o guardi ; possa l’uno, os altroTom>L K k segui-