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Tomo primo.
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che in quel!’ opera mol-

Con V opera dì Ciorgio Vasari,

290 Seconda Pa

guire il concetto del Duca da quelli architetti » _ t _„ r _

ti anni lo servirono ; egli si deliberò di vedere , se si poteva , senza gua-stare il vecchio , nel quale era pur qualcosa di buono , racconciare , fa-cendo , secondo che egli aveva nello animo, le scale , e le stanze sco-modo , e disagiose , con miglior ordine , e comodità, e proporzione .

Fatto dunque venire da Roma Giorgio Vasari pittore , e architet-to Aretino , il quale serviva Papa Giulio terzo , gli diede commestione,che non solo accomodasse le stanze , che aveva fatto cominciare nell’appartamento di sopra dirimpetto alla piazza del grano ( come cherispetto alla pianta di sotto fussero bieche ) ma che ancora andassepensando» se quel palazzo si poteste » senza guastare quel che era fat-to» ridurre di dentro in modo , che per tutto si camminasse da una par-te ali’ altra , e dals un luogo ali' altro per via di scale segrete » e_»pubbliche » e più piane » che si potesse. Giorgio adunque » mentreche le dette stanze cominciate si adornavano di palchi mesti d' oro » edi storie di pitture a olio » e le facciate di pitture a fresco : e in alcu-ne altre si lavorava di stucchi ; levò la pianta di tutto quel palazzo enuovo » e vecchio » che lo gira intorno. E dopo » dato ordine con nonpiccola fatica » e studio a quanto voleva fare » cominciò a ridurlo apoco a poco in buona forma» e a riunire» senza guastare quasi puntodi quello, che era fatto » le stanze disunite , che prima erano qualealta » e quale bassa ne’ piani. Ma perché il signor Duca vedesse il di-segno del tutto » in spazio di sei mesi ebbe condotto un modello di le-gname » ben misurato » di tutta quella macchina, che piuttosto ha for-ma » e grandezza di castello » che di palazzo. Il quale modello » estèn-do piaciuto al Duca » si è secondo quello unito » e fatto molte comodestanze , e scale agiate pubbliche , e segrete , che rispondono in su tut-ti i piani ; e per cotal modo rendute libere le sale » che erano comeuna pubblica strada , non si potendo prima salire di sopra senza passarper mezzo di quelle ; e il tutto si è di varie » e diverse pitture magni-ficamente adornato ; e in ultimo si è alzato il tetto della sala grande piùdi quello » eh’ egli era » 12. braccia . Di maniera » che se Arnolfo , Mi-chelozzo , e gli altri » che dalla prima pianta in poi vi lavorarono » ri-tornaslèro in vita » non la riconolcerebbono , anzi crederebbono » chesuste non la loro » ma una nuova muraglia » e un altro edifizio - Ma tor-Cambìo della chiesa nando oggimai a Michelozzo » dico » che essendo dato ai frati di s. Do-d VieMe mtn,C * m menico da Fiesole la chiesa di s.Giorgio » non vi stellone» se non daf ' mezzo Luglio incirca insino a tutto Gennajo ; perché avendo ottenuto

per loro Cosimo de’ Medici > e Lorenzo suo fratello da Papa Eugeniola chiesa » e convento di s. Marco » dove prima stavano monaci Salve-strini, e dato loro in quel cambio sen Giorgio detto ; ordinarono,come inclinati molto alla religione » e al servigio » e culto divino » cheMtchelotxo disegna^ àondo il disegno > e modello di Michelozzo si facesse il detto con-

\uuo' nVmU * ** vento di s. Marco tutto di nuovo, e ampUffimo, e magnifico » e con

tutte