Vita di Giuliano da Majano. 301
so , e sofistico . Ma tornando a Giuliano , egli fece gli armarj della sa-grestia di s. Maria del Fiore , che per cosa di tarsia , e di rimessi fu-rono tenuti in quel tempo mirabili • E così seguitando Giuliano d’at-tender alla tarsia, e alla scultura» e architettura » morì Filippo di serBrunellesco ; onde mestò dagli Operai in luogo suo » incrostò di mar- Incrostature di pila,mo » sotto la volta della cupola » le fregiature di marmi bianchi, e neri, st rt ** .
che sono intorno agli occhi. E in sulle cantonate fece i pilastri di mar-mo sopra i quali furono messi poi da Laccio d’Agnolo l’architrave »fregio, e cornice , come di sotto si dirà . Vero è » che costui, per quan-to si vede in alcuni disegni dì sua mano » che sono nel nostro libro,voleva fare altro ordine di fregio » cornice» e ballatoio, con alcunifrontefpizj a ogni faccia delle otto della cupola ; ma non ebbe tempo dimetter ciò in opera » perché » traportato dal lavoro d'oggi in doma-ni » si morì. Ma innanzi » che ciò suste , andato a Napoli » fece a Pag- Architettura in Ka-gio reale per lo re Alfonso l’architettura di quel magnifico palar- ^ ’ Pc tS 10 rt * e •
zo con le belle fonti » e condotti, che sono nel cortile . £ nella cit-tà similmente, e per le case de' gentiluomini » e per le piazze fecedisegni di molte fontane con belle » e capricciose invenzioni . E ildetto palazzo di Poggio reale fece tutto dipignere da Piero del Don-zello , e Polito suo fratello 1 . Di scultura parimente fece al detto re Al-fonso } allora duca diCalavria, nella sala grande del castello di Napoli Baffìrilievi nel co,sopra una porta di dentro » e di fuori » storie di bassorilievo » e la porta ^ ell °del castello di marmo z » d’ordine Corintio con infinito numero di figu-re ; e diede a quell’ opera forma d’arco trionfale , dove le storie » ed al-cune vittorie di quel re sono scolpite di marmo . Fece similmente Giu-liano P ornamento della porta Capovana » ed in quella molti trofei va-riati , e belli : onde meritò » che quel re gli portaste grand’ amore » erimunerandolo altamente delle fatiche » adagiaste i suoi discendenti.
E perché avea Giuliano insegnato a Benedetto suo nipote 1 ’ arte delletarsie, P architettura » e a lavorar qualche cosa di marmo ; Benedetto SfU ni p oie i avtra ^si stava in Firenze, attendendo a lavorar di tarsia » perché gli apporta- tarsia.va maggior guadagno » che P altre arti non facevano ; quando Giulia-no da M. Antonio Rosolio Aretino» segretario di Papa Paolo II. fu Giuliano va «Roma,chiamato a Roma al servizio di quel Pontefice , dove andato » gli 3 or- e lavorane/paiano
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i Questi due pittori mancino nelI* Abe- ra alquanto dura ; che corrisponde ali' in-cedano pittorico . vi è beni! Oiulîano da Ma- no 1447. nel quale il Vasari dice , thè fiorìjano > ma nella prima edizione z in quella Giuliano.
poi di Venezia notabilmente accresciuta , co- 3 E’ molto impicciato quel > che dice qutme si legge nel frontespizio > è bensì nell' in- il Vasari di questo cortile , che pare esserdice, ma non già nel corpo del libro . quello, che ora si chiama di 5. Damalo , do-
a Questi bassirilievi sono ancora in essere ve le logge sono a tre ordini, e 1 ’ ultime cer-beri conservati, ma rimangono in un luogo te da colonne di travertino, e ne' palchi do-angusto , e circondato di fabbriche , onde rature » e altri ornamenti . Ma dall’ altranon si possono godere . le figure sono quasi di parte non pare , perche il loggiato , eh' è awndo affatto > c molto belle, ma di manie- terreno > e la prima loggia sono sopra pila-stri ,