Vita di Lazaro Vasari. 335
de’cittadini. E nella parte Guelfa di Firenze si vede fra gli armamenti
vecchi alcune barde, fatte da lui, molto ben lavorate . Fece ancora per
la compagnia di s. Bastiano in un gonfalone il detto Santo alla colon- Con f»lo»e per leu1 D . ,. , , 0 . x compami# Ji » se-
na, e certi ange.i, che lo coronano ; ma oggi e guaito, e tutto con- Larono.
Fumato dal tempo . Lavorava in Arezzo ne’tempi di Lazzaro finestre fabiane safoli la-di vetro Fabiano Sasibli Aretino, giovane in quello esercizio di molta Ver * finestre diintelligenza , come ne fanno fedel’ opere, che sono di suo nel vescova - tT9%do, Badia, Pieve, ed altri luoghi di quella città; ma non avevamolto disegno , e non aggiugneva a gran pezzo a quelle , che PatriSpinelli faceva. Perché deliberando , siccome ben sapeva cuocere i ve-tri , commettergli, e armargli, così voler sire qualche opera , chesuste anco di ragionevole pittura; si fece fare a Lazzaro due cartoni a suafantasia per fare due finestre alla Madonna delle grazie . E ciò aven-do ottenuto da Lazzaro , che amico suo , e cortese artefice era , fecele dette finestre , e le condusse di maniera belle , e ben fatte, che nonhanno da vergognarsi da molte . In una è una nostra Donna molto bel,la , e nel!' altra ( la quale è di gran lunga migliore ) è una resurrezio-ne di Cristo , che ha dinanzi al sepolcro un armato in iscorto , che perestere la finestra piccola, e per conseguente la pittura , è maraviglia,come in sì poco spazio possano apparire quelle figure così grandi.
Molte altre cose potrei dire di Lazzaro , il quale disegnò benissimo,come si può vedere in alcune carte del nostro libro, ma perché cosìmi par ben fatto , le tacerò .
Fu Lazzaro persona piacevole , e arguissimo nel parlare : e anco- Costumi dilatiate.ra , che suste molto dedito ai piaceri, non però si partì mai dalla vitaonesta . Viste anni 72. e lasciò Giorgio suo figliuolo , il quale atteso Giorgio fao figliuolocontinuamente ali’antichità de’vasi di terra Aretini: e nel tempo , lavor» di vastd «tur-che in Arezzo dimorava M. Gentile Urbinate , vescovo di quella città , r * ’ritrovò i modi del colore rosso, e nero de’ vasi di terra , che insino altempo del re Porsena i vecchi Aretini lavorarono . Ed egli, che in-dustriosa persona era, fece vasi grandi al torno d’ altezza d’un brac-cio e mezzo ; i quali in casa sita si veggiono ancora . Dicono, checercando egli di vasi in un luogo , dove pensava , che gli antichi aves-sero lavorato, trovò in un campo di terra al ponte alla CalciareJla ,luogo così chiamato, sotto terra tre braccia, tre archi delle fornaciantiche , e intorno a essi di quella mistura , e molti vasi rotti , e degl’intieri quattro , i quali, andando in Arezzo il Magn. Lorenzo de’ Me-dici , da Giorgio, per introduzione del vescovo, gli ebbe in dono ; on-de furono cagione , e principio della servitù , che con quella felicissi-ma Caso poi sempre tenne . Lavorò Giorgio benissimo di rilievo , comesi può vedere in casa sua in alcune teste di sua mano . Ebbe cinque fi-gliuoli maschi , i quali tutti fecero 1’ esercizio medesimo, e tra lorofuorono buoni artefici Lazzaro, e Bernardo , che giovinetto morì aRoma. E certo, se la morte non lo rapiva così tosto alla caso sua , per
l’inge-