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Tomo primo.
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Clj inventati per lavernice da Giovan-

ne.

V invenzione fi pub-blica co» lode dell’anefìee .

zz8 Seconda Parte.

di colori, c come quelli, che si dilettava dell’alchimia, a far di moltiolj per far vernici j ed altre cose secondo i cervelli de gli uomini so-fistichi » come egli era . Ora avendo una volta fra l’altre durato gran-dissima fatica in dipignere una tavola ; poiché l’ebbe con molta dili-genza condotta a fine , le diede la vernice , e la mise a seccarsi al Sole ,come si costuma . Ma o perché il caldo suste violente , o forse mal com-messo il legname, o male stagionato, la detta tavola si aperse in sullecommettiture di mala sorte. Laonde, veduto Giovanni il nocumento ,che le aveva fatto il caldo del Sole, deliberò di far sì, che mai più gli fa-rebbe il Sole così gran danno nelle sue opere . E così recatosi non meno anoja la vernice , che il lavorare a tempera, cominciò a pensare di tro-var modo di fare una sorta di vernice, che seccaste ali' ombra senzamettere al Sole le site pitture. Onde poiché ebbe molte cose sperimenta-te e pure , e mestolate insieme , alla fine trovò , che 1' olio di seme dilino, e quello delle noci, fra tanti che n’ aveva provati, erano piùseccativi di tutti gli altri. Questi dunque, bolliti con altre sue misture,gli fecero la vernice, che egli, anzi tutti i pittori del Mondo avevanolungamente desiderato . Dopo fatto sperienza di molte altre cose, vi-de , che il mescolare i colori con queste sorte d’olj dava loro una tem-pera molto sorte ; e che secca non solo non temeva 1' acqua altrimenti ,ma accendeva il colore tanto forte , che gli dava lustro da per se senzavernice . E quello, che più gli parve mirabile , su , che si univa meglioche la tempera infinitamente. Per cotale invenzione rallegrandosi mol-to Giovanni, siccome era ben ragionevole ; diede principio a molti la-vori , e n’ empiè tutte quelle parti con incredibile piacere de’ popoli,ed utile sito grandissimo ; il quale ajutato di giorno in giorno dalla spe-rienza , andò facendo sempre cose maggiori , e migliori. Sparsa nonmolto dopo la fama dell’ invenzione di Giovanni non solo per la Fian-dra , ma per l’Italia , e molte altre parti del Mondo , mise in desideriograndissimo gli artefici di sapere in che modo egli desse ali’opere suetanta perfezioni. I quali artefici, perché vedevano l’opere , e non sa-pevano quello, che egli si adoperasse , erano costretti a celebrarlo , edargli lode immortali, e in un medesimo tempo virtuosamente invi-diarlo : e massimamente, che egli per un tempo non volle da niuno es-ser veduto lavorare , né insegnare a nessuno il segreto - Ma divenutovecchio , ne fece grazia finalmente a Ruggieri da Bruggia suo creato,e Ruggieri ad Austè 1 suo discepolo , e agli altri, de’quali si parlò,

dove

i Questo Ansie è Aos di Eruges, ehe giu-sta il Baldinucci nel dccenn. v 1. del Ccc. z. acart. il,, fece un non molto gran quadro per> Signori Portinai! > famiglia nobilissima diTirenae oggi spenta , per mettere in santaMaria Nuova, luogo da essi fondato , il qualquadro venne alle mani del Duca Cosimo ,per la cui villa di Careggi fece anche una

tavola. Nè di Gio. da Bruges • nè di Rug-gieri del medesimo paese » nè d'Ausic t rovo ,che ne sia fatta menzione nell* Abeccdariopittorico del P. Oriundi ». ne nelle Vite de'pittori Fiamminghi scritte in quella lingua daCarlo Van-Mandcr C da esso date alla lucenel