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Tomo primo.
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Vita di fra Filippo Lippi.

monache di Annalei.a una tavola d’ un presepio ; ed in Padova si veggo-no ancora alcune pitture . Mandò di sua truno a Roma due storiette di storiette mandati afigure picciole al Cardinal Barbo, le quali erano molto eccellentemente Rom * ’lavorate , e condotte con diligenza. E certamente egli con maraviglio-sa grazia lavorò, e finitissimamente unì le cose sue , per le quali sem-pre da gli artefici in pregio , e da’ moderni maestri è stato con sommalode celebrato, e ancora mentre che 1' eccellenza di tante sue fatichela voracità del tempo terrà vive , farà da ogni secolo avuto in venera-zione . In Prato ancora vicino a Fiorenza, dove aveva alcuni parenti, in In Pratoicompagnia di fra Diamante del Carmino stato suo compagno , e novizioinsieme, dimorò molti mesi lavorando per tutta la terra assai cose .

Essendogli poi dalle monache dis. Margherita data a fare la tavola dell’altar maggiore , mentre vi lavorava , gli venne un giorno veduta unafigliuola di Francesco Luti cittadin Fiorentino, la quale , o in serban-za, o per farsi monaca era quivi condotta • Fra Filippo dato d’occhio allaLucrezia , che così era il nome della fanciulla , la quale aveva bellissimagrazia 5 ed aria , tanto operò con le monache, che ottenne di farne unritratto per metterlo in una figura di nostra Donna per 1 ' opera loro .

E con questa occasione innamoratosi maggiormente , fece poi tanto per Accidentescandaloso

via di mezzi, e di pratiche , che egli sviò la Lucrezia dalle monache, dtfraPthppo .

e la menò via il giorno appunto, eh’ ella andava a vedere mostrar la

cintola di nostra Donna , onorata reliquia di quel castello . Di che le

monache molto per tal caso furono svergognate, e Francesco suo padre

non su mai più allegro, e fece ogni opera per riaverla , ma ella, o per

paura, o per altra cagione, non volle mai ritornare; anzi starsi con

Filippo, il quale n’ ebbe un figliuol maschio , che fu chiamato Filippo

egli ancora : e su poi, come il padre, molto eccellente , e famoso pittore.

In s. Domenico di detto Prato sono due tavole , e una nostra Donnanella chiesa di s. Francesco nel tramezzo , il quale levandosi di doveprima era, per non guastarla, tagliarono il muro, dove era dipinto ; edallacciatolo con legni attorno, lo trapelarono in una parete della chie-sa, dove si vede ancora oggi. E nel ceppo di Francesco di Marco, sopraun pozzo , in un cortile, è una tavoletta di man del medesimo col ritrattodi detto Francesco di Marco, autore, e sondatore di quella casa pia.

E nella pieve di detto castello fece in una tavolina sopra la porta del Jngegno s e pitturi jfianco , salendo le scale , la morte di s. Bernardo , che rende la sanità nella pieve di Prato.toccando la bara a molti storpiati ; dove sono frati, che piangono illoro morto maestro , eh’ è cosa mirabile a vedere le belle arie di testenella mestizia del pianto con artificio, e naturale similitudine contraf-fatte . Sonovi alcuni panni di cocolle di frati, che hanno bellissime pie-ghe , e meritano infinite lodi, per lo buon disegno, colorito, com-ponimento, e per la grazia , e proporzione, che in detta opera si ve-de, condotta dalla delicatissima mano di fra Filippo . Gli su allogato Gli ì allogata la cap~da gli operaj della detta Pieve , per avere memoria di lui, la cappella ma Z& ,01t •

dell’