414 Seconda Parte.
Mtri giuochi curicfi . vano attorno, si facevano a questo modo . Alcuni molto pratichi»resi’ andar in su i trampoli, o come si dice altrove , in su le zanche, nefacevano fare di quelli , che erano alti cinque, e sei braccia da ter-ra , e falciatigli, e acconcigli in modo, con maschere grandi , edaltri abbigliamenti di panni, o d' arme finte , che avevano membra ,e capo di gigante ; vi montavano sopra» e destramente camminando »parevano veramente giganti ; avendo nondimeno innanzi uno , che so-steneva una picca, sopra la quale con una mano si appoggiava esso gi-gante , ma per sì fatta guisa però, che pareva , che questa picca susteuna sua arme , cioè o mazza, o lancia, o un gran battaglio, comequello, che Morgante issava, secondo i poeti romanzi, di portare . E sic-come i giganti, così si facevano anche delle gigantestè , che certamen-te facevano un bello , e maraviglioso vedere . 1 spiritelli poi da questierano distèsemi , perché senza avere altra » che la propria forma , an-davano in su i detti trampoli alti cinque, e sei braccia » in modo cheparevano proprio spiriti. E questi anco avevano innanzi uno, che conuna picca gli ajutava . Si racconta nondimeno , che alcuni eziandio ,senza punto appoggiarsi a cosa veruna, in tanta altezza camminavano be-nissimo . E chi ha pratica de’ cervelli Fiorentini, so, che di questo nonsi farà alcuna mariviglia ; perché, lasciamo stare quello da Montughidi Firenze , che ha trapassati nel salire , e giocolare sol canapo , quan-ti insino a ora ne sono stati ; chi ha cono!cinto uno , che si chiamavaRuvidino, il quale morì non sono anco dieci anni ; sa che il salireogni altezza sopra un canapo, o fune, il saltar dalle mura di Firenzein terra , e andare in so trampoli molto più alti, che questi detti di so-pra , gli era così agevole, come a ciascuno camminare per lo piano - La-onde non è maraviglia , se gli nomini di que’ tempi, che in cotali colèo per prezzo » o per altro si esercitavano, facevano queste, che si so-no dette di sopra, o maggiori cose .
Non parlerò d’ alcuni ceri, che si dipignevano in varie fantasie ,ma goffi tanto, che hanno dato il nome a i dipintori plebei ; onde sidice alle cattive pitture : fantocci da ceri ; perché non mette conto .Dirò bene, che al tempo del Cecca questi furono in gran partedis-Carrisellivi,pur da me ® » ed in vece loro fatti i carri, che simili a i trionfali fono oggi inlui praticati, ufo. Il primo de’quali su il cero della Moneta, il quale su condotto.
a quella perfezione, che oggi si vede, quando ogni anno per detrafesta è mandato fuori da i maestri , e signori di zecca con un sanGiovanni in cima, e molti altri Santi, e angeli da basso e intorno,rappresentati da persone vive. Fu deliberato non è molto, che se nefaceste per ciascun castello, che ostèrisce un cero; e ne furono fattiinsino in dieci per onorare detta festa magnificamente , ma non siseguitò per gli accidenti, che poco poi sopravvennero. Quel primodunque desta zecca, fu , per ordine del Cecca, fatto da Domenico,Marco, e Giuliano del Tasto, che allora erano de’primi maestri di
legna-