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Tomo primo.
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434
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Altri in sir ente.

434 Seconda Parte.

la a fresco , e nel tramezzo della chiesa due tavole a tempera . In Fio-renza, lavorò ancora molti tondi, quadri, e pitture diverse, che non siriveggono altrimenti, per essere nelle case de’ particolari. In Pisa fe-ce la nicchia del duomo ali' altar maggiore , e lavorò in molti luoghi diquella città, come alla facciata dell’ Opera, quando il re Carlo, ritrat-to di naturale, raccomanda Pisa : ed in s. Girolamo a' frati Gesiiati duetavole a tempera, quella dell’ altar maggiore, ed un’ altra. Nel qualluogo ancora è di mano del medesimo in un quadro fan Rocco, efan Lassano, il quale su donato a que’ Padri da non so chi de’ Medici,onde essi vi hanno perciò aggiunte P arme di Papa Leone X. Dicono,Molto regolato nel che ritraendo anticaglie di Roma , archi, terme, colonne, colise i jdisegno di progetti- aguglie , amsiteatri , e acquidotti , era sì giullo nel disegno , che lev * ' faceva a occhio senza regolo, o seste , e misure : e misurandole da

poi, fatte che P aveva , erano giustissime , come se e’ le avesse misurate .~i.iisv.ra industriosa _< E ritraendo a occhio il colifeo , vi fece una figura ritta appiè , che mi-del consto. furando quella , tutto P edifizio si misurava : e fattone esperienza da’

maestri dopo la morte sua , si ritrovò giustissimo. Fece a santa MariaPittura ingegnosa a Nuova , nel cimiterio sopra una porta , un san Michele in fresco armatof rt f c0 * bellissimo con riverberazione d’armature , poco usate innanzi a lui : e

alla badia di Passignano, luogo de’ monaci di Vallombrosa, lavoròin compagnia di David suo fratello , e di Lassano da s. Gimignano, al-Mali trattamenti ri - cune cose . Dove trattandogli i monaci male del vivere innanzi la venti -tevutt m un mona - îa di Domenico , si richiamarono ali’ abate , pregandolo, che meglioi euo ’ servire gli facesse , non essendo onesto, che come manovali fusière» trat-

tati . Promise loro P abate di serio , e scusossi , che questo più avveni-va per ignoranza de’ forestiera!, che per malizia . Venne Domenico,e tuttavia si continuò nel medesimo modo ; per il che David trovandoun’ altra volta P abate , si scusò dicendo , che non faceva questo perconto suo, ma per li meriti, e per la virtù del suo fratello - Ma lo a-bate, come ignorante eh’ egli era , altra risposta non fece . La seradunque postisi a cena , venne il forestierajo con una aste piena di scodel-le , e tortacce da manigoldi pur nel solito modo, che P altre volte sifaceva. Onde David salito in collera rivoltò le minestre adosiò al fra-te , e preso il pane , eh’ era’su la tavola , e avventandoglielo, lo per-corse di modo, che mal vivo alla cella ne su portato . Lo abate , chegià era a letto , levatosi , e corso al rumore , credette , che ’l monaste-ro rovinaste ; e trovando il frate mal concio , cominciò a contenderecon David . Per il che infuriato David gli rispose , che se gli togliestedinanzi, che valeva più la virtù di Domenico, che quanti abati porcisuoi pari furon mai in quel monisterio • Laonde l’abate riconosciutosi,da quell’ ora innanzi s’ingegnò di trattargli da valenti uomini, comeTavole in Firenze . egli erano . Finita P opera tornò a Fiorenza , e al signor di Carpi di-ta Rimine . pinse una tavola, e un’ altra ne mandò a Rimino al sig. Carlo Malatesta ,

che la fece porre nella sua cappella in s.Domenico . Questa tavola fu a