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Tomo primo.
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473
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Vita di Filippo Lippi.' 473

aiata la sopraddetta cappella da maestro Lanzilago Padoano 1 » e da An-tonio detto Antoniaflò Romano, pittori amendue de i migliori, chetosterò allora in Roma, due mila ducati d’oro lènza le spese de gli az-zurri , e de’ garzoni . La quale somma , riscossa che ebbe Filippo,se ne tornò a îiorenza » dove finì la detta cappella degli Strozzi» laquale su tanto bene condotta 2 » e con tanta arte , e disegno , eh' ellafa maravigliat e chiunque la vede per la novità , e varietà delle biz-zarrie , che vi sono : uomini armati, tempj, vasi, cimieri, armadu.re , trofei, aste , bandiere , abiti, calzari » acconciature di capo ,vesti sacerdotali, e altre cose con tanto bel modo condotte , che me-rita grandissima commendazione . E in questa opera, dove è la reser- sdlifmt {torse <Lrezione di Drusiana per s. Gio. Evangelista , si vede mirabilmente est. rffaipressa la maraviglia » che si fanno i circostanti nel vedere un uomorendere la vita a una desunta con un semplice segno di croce» e piùche tutti gli altri si maraviglia un sacerdote » ovvero filosofo » che sia ,che ha un vaso in mano » vestito ali’antica . Parimente in questa mede-sima storia fra molte donne diversamente abbigliatesi vede un putto »che impaurilo d’un cagnolino Spagnuolo > pezzato di roste», che l'hapreso co’ i denti per una fàscia » ricorre intorno alla madre » e occul-tandosi fra i panni di quella » pare » che non meno tema d’esser morsodal cane » che sia la madre spaventata » e piena d’un certo orrore perla resurrezione di Drusiana . Appresso ciò » dove esso s. Giovanni bol-le nel!' olio » si vede la collera del giudice , che comanda » che il fio-co si faccia maggiore » e il riverberare delle fiamme nel viso di chisoffia » e tutte le figure sono fatte con belle » e diverse attitudini.

Nell’ altra faccia è s. Filippo nel tempio di Marte » che sa uscire di sot-to saltare il serpente , che uccide col puzzo il figliuolo del re . E do-ve in certe scale finge il pittore la buca » per la quale uscì di sotto sal-tare il serpente » vi dipinse la rottura d’uno scaglione tanto bene » Rottura d une fea-che volendo una sera uno de' garzoni di Filippo riporre non so che s lione spinto t»gan-colà , acciocché non suste veduta da uno » che picchiava per entra-re » corse alla buca così in fretta per appiattacela dentro » e ne ri-mase ingannato. Dimostrò anco tanta arte Filippo nel serpente » cheil veleno » il fetore » e il fuoco pare piuttosto naturale » che dipinto.

E' anco molto lodato la invenzione della storia nels estere quel Santocrocifisso » perché egli §' immaginò » per quanto si conosce » che egli interra fosse disteso in sulla croce » e poi così tutto insieme alzato » e ti-rato in alto per via di canapi » e seni » e di puntegli ; le quali seni,e canapi sono avvolte a certe anticaglie rotte » e pezzi di pilastri » éimbafàmenti, e tirate da alcuni ministri. Dal!' altro lato regge il pe-lvi»./. O o o so

1 Dì quella linci sito parla il IlidoJsi a ture di questa cappella degli Stronzi > che so*cart.73.neHe Vite de* pittori Veneti , mane ne per di più conservate intatte } ed è undice meno di quel, che ne dica qui il Vasari, gran danno , che non sieno incagliare in ra»

C poi si verri accusare il Vasari d'invidiosb . me »

» Non si possono abballan» lodare le pie-