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Tomo primo.
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5" io Seconda Parte.

nini 5 e simili. Questa invettiva contro il Vasari fi ristringe a non aver fattama copiosa Vita di ciascuno di questi cinque artefici . In secondo luogo ali’averne parlato nella Vita d' uno scultore . In terzo , che questi furono piùbravi di Margheritone , di Bujsalmacco , di Lorenxetto , dello Starnin» , e dialtri simili-, e in quarto fi vuole, che il Vasari abbia fatto ciò per una cieca pas-sione , e trasporto a favore de' suoi paesani , e una bieca invidia contro gli ar-isti forestieri . U accuse sono assai gravi , ma se non fi provano , mutano na-tura , e nome . Bisogna dunque provare , che il Vasari avesse tante notizieda potere scrivere di ciascuno di questi professori una Vita completa , il che fu-ra difficile . Riporterò bensì io quel che ingenuamente confessa il Vasari qui ad-dietro a cart. 500. Di molti dunque ( egli dice j che quasi in un medesimotempo i e in una stessa provincia fiorirono, de' quali non ho potuto sape-re , nè posto scrivere ogni particolare , dico brevemente alcuna colàper non lasciare &c. indietro alcuni, che si sono affaticati per laiciar ilMondo adorno dell’ opere loro &c. Accettisi dunque in questa parte-,quello , eh’ io posso , perché non posso quello , eh’ io vorrei. E quiparimente protesta infine di questa Vita : Mi basti, come dissi nel princi-pio di questa Vita, avere in questo luogo d’ alcuni ragionato , de’ qualinon ho potuto sapere così minutamente la vita, ed ogni particolare ,acciocché la virtù , e’ meriti loro da me abbiano almeno tutto quel po-co , che io 3 il quale molto vorrei, posso dar loro . Se que ti a sinceraconfessione non basta per capacitare chi tante , e tante volte ha tacciato di in-vidioso il Vasari , niuna altra prova potrà ballare . Ma il Malvasia , chebramava una Vita copiosa di ciascuno di quelli artefici , perché non P hascritta egli , ma P ha ingroppata con quella di Franco ? Voleva , che il Va-sari facesse la Vita di Cosmè pittore di maggior merito del suo maeflro . Maegli non dice più di questo . Poteva pur dire 3 che egli fi chiamava propria-mente Cosimo di Tura , eh' era Ferrarese , e che ne parla il Superbi a c-122.delP Apparato degli uomini illustri di Ferrara , dicendoci , che lavorò in fanGiorgio di detta città ali’ altare di s. Mamelio , e che ivi fu sepolto in etàdi 63. anni. E’vero , che il Vasari ha parlato di questi pittori nella Vitad'uno scultore 3 ma ne ha parlato di passaggio. Se il Malvasia aspettava unpoco , avrebbe veduto 3 che ne parla più distesamente in questa dello Scar-paccia 3 eh' era pittore . Nessuno contenderà 3 che questi Jacopo > e Simonenon fieno flati più bravi di Margheritone 3 e di Bujsalmacco c- ma furonoanche posteriori quasi un secolo -, che allora 3 che la pittura andava crescendovuol dir moltissimo . Anzi se questa ragione valesse 3 non fi doveva scrivernulla d'Jacopo , e di Simone 3 0 ci' altri suoi simili 3 estèndo sorti Raffaello ,il Bonarroti 3 HCoreggio 3 Tiziano tantosuperiori a quei due 3 quanto que'due allo Starnina 9 e a Margheritone .

VITA