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me appare dal libro de’morti de’Padri del Caratine , dove su sep-pellito -
V. 18. La tavola di s. Michele è in buono stato. Vi è scritto : Hocopus fecìtfieri dominus Joannes de Tartina abbas bujus abbatta . jln-ni Domini mcccclxvi.
V. 16. La tavola della Madonna delle Grazie si è conservata , e inestà si legge : Hoc opus fecit fieri Micbael<Angelus Tapii magistri Fran-c'tfci de tAscberellis de diretto prò reme dio anima sua , & suorum an-no Domini mcccclvi. die vin- menfis Maii .
PROEMIO DELLA PARTE II.
V. 21. A Rnolso non si può propriamente dire Tedesco , nè Bu-/l sestetto Greco ; come si è veduto dal Vasari.
V. 2j. Il duomo presente di Milano è più moderno dell’ altre fab-briche qui nominate ; poiché su edificato da Gio: Galeazze duca diMilano nel 1587. o 1388. col disegno di Tamodia , o Gamodia Tede-sco ; donde appare , che 1 * architettura fiorì prima in Firenze , chein Lombardia .
V. 12 Della sepoltura di questo Guido vedi la nota in queste Giun-te , che va alla pag. 62.
VITA DI JACOPO DELLA QUERCIA.
V. l.'l T Ilicenzio Carduco nel suo Dialogo della pittura scritto inV lingua Spagnuola , e stampato nel 1633. a c. ?. ribattezzaquesto artefice, e in vece di Jacopo,lo chiama Domenico. Oltre quelloscambiamento ve ne sono moltissimi altri , benché dica d’ aver presoper sua guida il Vasari ; onde torno a dire , che è indicibile il nume-ro degli sbagli, che si trovano nelli Autori, che trattano di questematerie j perlochè spero, che il benigno Lettore userà meco unasavia discrizione nel compatirmi , se avrò qualche volta fallato .
V. 9. Il Vasari nella prima edizione aveva cominciata la Vita di Ja-copo della Quercia così.
„ Infinitamente è da credere , che nella vita sua provi grandissima,, contentezza colui, che per mezzo delle fatiche fatte colla virtù„ sua si senta o nella patria , o fuori onorare di dignità , o guider-,, donare di premio fra gli altri uomini , crescendone per le lode , e„ per gli onori in infinito la virtù sua . Ciò intervenne a Jacopo di,, maestro Piero di Filippo della Quercia scultor Sanese , il quale per,, le sue rarissime doti nella bontà , nella modestia , nel garbo meritò„ degnamente di esser fatto cavaliere ; il quale titolo onoratiisima-„ mente ritenne vivendo , onorando del continuo la patria , e se me*
„ desimo. Per il che quegli , che dalla Natura dotati sono di egre-„ già , ed eccellente virtù, quando accompagnano colla modesti»
„ de’ costumi onorati il grado , nel quale si trovano , sono testimoni,
„ i quali al Mondo mostrano d'essere assunti al colmo di quella di-„ gnità , che si riceve dal merito , e non dalla sorte „.
Non saprei perché poi il Vasari nella leconda edizione toglieste viaquesto principio , pieno di gravi sentimenti, e felicemente espressi ,se non fosse , perché temette di non gli avere ripetuti altrove .
Giunta alle note del Tomo I. D V. 30.
Pag. 171
P-I 77 -
P.17S.
P.183.