Vita di Lionardo da Vinci. g
governavano Fiorenza , mostrava volere alzare il tempio di lan Giovan- Modello d alzan ilni di Fiorenza , e sottomettervi le scalee senza rovinarlo ; e con sì sor- ^ s ‘ G,oVa,% 'ti ragioni lo permaneva, che pareva possibile, quantunque cialcunopoi, di' ei si era partito , conoscesse per se medesimo l’impossibilità dicotanta imprese . Era tanto piacevole nella conversazione , che tirava a Manieroso nel trause gli animi delle genti ; e non avendo egli, si può dir nulla , e poco tare ’lavorando, del continuo tenne servitori, e cavalli, de’ quali si dilettòmolto , e particolarmente di tutti gli altri animali » i quali con gran-dissimo amore , e pacienza governava ; e mostrollo» che spesso passandoda i luoghi » dove si vendevano uccelli, di sua mano cavandogli di gab-bia , e pagatogli a chi li vendeva il prezzo, che n’ era chiesto , li la-sciava in aria a volo , restituendo loro la perduta libertà . Laonde vollela Natura tanto favorirlo, che dovunque ei rivolse il pensiero » il cer-vello , e 1’animo , mostrò tanta divinità nelle cose sue , che nel dare laperfezione 5 di prontezza, vivacità, boutade , vaghezza , e grazianessun altro mai gli su pari. Vedesi bene , che Lionardo, per l’in-telligenza dell’ arte , cominciò molte cose, e nessuna mai ne sin!, pa-rendogli , che la maro aggiugnere non potesse alla perfezione dell’arte nelle cose, eh’egli s’immaginava ; conciossachè si formava nell’idea alcune difficoltà sottili, e tanto maravigliose , che con le mani,ancora eh’ elle fossero eccellentissime , non si serebbono e/pressè mai.
E tanti furono i suoi capricci , che filosofando delle cose naturali, at-tese a intendere la proprietà dell’ erbe : continuando , ed osservando ilmoto del cielo, il corso della luna , e gli andamenti del Sole . Accon-ciossi dunque , come è detto , per via di ser Piero , nella sua fanciul-lezza ali’ arte con Andrea del Ve nocchio, il quale secondo una ta-vola , dove san Giovanni battezzava Cristo, Lionardo lavorò un an-gelo , che teneva alcune vesti, e benché fosse giovanetto, lo condusse Giovinetto nel di -di tal maniera , che molto meglio delle figure d’Andrea stava l’angelo stuar-
di Lionardo ; il che su cagione , eh’ Andrea mai più non volle toccar ‘ tr0 ‘colori, sdegnatosi , che un fanciullo ne sapesse più di lui. Gli su alloga-to , per u.ia portiera , che si aveva a fare in Fiandra d’oro» e di se-ta tessuta , per mandare al re di Portogallo, un cartone 1 d’Adamo, Cartonediligenteme*e d’Eva, quando nel paradiso terrestre peccano; dove col pennello t» borato.fece Lionardo di chiaro, e scuro, lumeggiato di biacca, un pratod’ erbe infinite', con alcuni animali, che in vero può dirsi, che indiligenza, e naturalità al Mondo divino ingegno far non la possa—,sì simile . Quivi è il fico » oltra lo seortar delle foglie , e le vedute de’rami, condotto con tanto amore , che l’ingegno si smarrisce solo a pen-serò , come un uomo possa avere tanta pacienza • Evvi ancora unpal-raizio , che ha la rotondila delle ruote della palma, lavorate con sìgrande arte, e maravigliose, che altro, chela pazienza, e l’inge-gno di Lionardo non lo poteva fare ; la quale opera altrimenti non si
A 2 fece »
i Di questo cartone al presente non si fa che cosa ne sia stato.