Vita di Lionardo da Vinci.
vecchio , e molto affaticato , nonera più quasi in istato di operare;onde ne’ tre anni, che visse in Fran-cia , non si sa , che facesse operaalcuna ; poiché i quadri di sua ma-no , che ha il Re nella sua galleria ,postivi da Francesco I., son tuttifatti in Italia. Il sig. d’ Argenvillenel Compendio delle Vite de’ pitto-ri pone la nascita del Vinci nel 1455.e la morte nel 1520: sicché sarebbe
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campato 65. il che è manifestamentecontro il Vasari .
Dice anche il Vasari , che Lio-nardo si dilettò di poesia, ma noncene da riscontro veruno, né dellesue poesie se ne trova alcun vestigio;per questo non sarà discaro al Letto-re , eh' io riporti qui un suo sonettoserbatoci dal Lomazzo nel libr. 6 *c.2. del Trattato della pittura a car-te 282.
Chi non può quel che vuol, quel che può voglia rChe quel che non si può, folle è volere ;Adunque saggio 1 ’ uomo è da tenere,
Che da quel che non può suo voler toglia .
Però che ogni diletto nostro, e dogliaSta in sì, e no , saper , voler, potere ;
Adunque quel sol può, che col dovere,
Ne trae la ragion suor di sua soglia*
Né sempre è da voler quel, che l’uom potè.Spesso par dolce quel che torna amaro.
Piansi già quel, eh' io volsi , poi eh’ io 1 ' ebbi -
Adunque tu, Lettor, di queste note ,
S’ a te vuoi esser buono, e agli altri caro,
Vogli sempre poter quel, che tu debbi -
In questo sonetto si vede il caratteredell’ingegno , e del cuore di Lio-nardo . La poesia è esatta , diligen-te , e forbita, né v’ è , che ripren-dere ; ma il forte di questo sonettonon è riposto nelle vaghe frondi difrase poetiche, che solletichino gliorecchi, ma nella sodezza grave d’al-ti concetti , e pensieri profondi ,veri, ed istruttivi. Quanto alla mu-sica , e al suono, di cui sa menzioneil Vasari , il sig. Du Fresine dice,che lo strumento, che Lionardo fe-ce da se medesimo , era di 24. corde,e che era una specie d’ arpe, chenon. è più in ufo . Gli attribuisceancora l’invenzione dell’ arcicimba-lo , che per la sua doppia estensioneè il contrabbasso del cimbalo ordina-rio.
Lo stesto autore ci dà notizia dell’andata di Lionardo a Milano. Ciò
fu nel 1492. quando Lodovico Sfor-za detto il Moro governava quelloStato nella minorità di Gian Galeaz-ze suo nipote . Lodovico assegnò alVinci 500. scudi annui di pensione,notabile in que’ tempi, e lo pose al-la testa d’ un accademia del disegno,che egli destinava per istruire la no-biltà . Lionardo intraprese nel me-desimo tempo a ristabilire il gustodella buona architettura , che nostera molto noto nella Lombardia, efu il primo , che cominciò a sbandirecerti ornamenti Gotici, e barbari,che vi aveva introdotto Michelinópittor Milanese , e scultore, negliedifizj fatti a suo tempo - Non vi hadubbio , che Lionardo vi avrebberidotto 1’ arti alla sua maggior per-fezione, se la caduta desti Sforzi nonavesse rovinato un sì bel pensiero.Lodovico sii condotto prigioniero in
Fran-