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Tomo secondo.
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Vita di Lionardo da Vinci . 19

con aggiungervi i ritratti in picco- è il cenacolo nella Madonna dellelo, ma bene intagliati in rame, non Grazie, del quale ho parlato . Quelvoglio lasciare d’osservare qualche che seguì nel dipignere questa isto-equivoco , che ha preso nel parlare ria su omesso dal Vasari nella prima

del nostro Vinci. Egli lo sa notile ,il che non sussiste , essendo nato, estabilita la sua famiglia in un castellomolto distante da Firenze . Dice ,che lasciò il Verrocchio suo maestro,e andò a Milano, dove si abilitò intutte le parti della pittura . Ma ilVinci v’ andò di circa a 40. anni, epiù , onde era già abilitato, e nelcolmo della perfezione in tutte learti. Vuole, che fosse presentato inMilano a Francesco I., che è un er-rore , in cui son caduti altri. Par-lando del cavallo , che Lionardo vo-leva fare di bronzo per Lodovico ilMoro , dice , che lo gettò tutto a untratto, ma che riuscì tanto grande,che non si potè trasportare . Qui ilsig. d’Argenville ha preso equivocosu le parole del Vasari, ed è compa-tibile , perché il Vasari ha usato ter-mini proprj dell’ arte , e della linguaFiorentina ,ali’ intelligenza de’qualidifficilmente arriva un oltramonta-no . Dice il Vasari, che il Vinci fe-ce il modello di questo cavallo , mache non lo potè gettare tutto d° unpezzo ; Il sign. d’ Argenville si fer-mò su queste parole ; „ Tanto gran-„ de lo cominciò , e riuscì, che con-,, durre non si potè mai,, . Quelcondvrre non vuol dire trasporta-re , ma nella lingua dell’ arte significacondurre al suo termine, e a gettar-lo di bronzo . Perché non è nè pureverisimile, che al Vinci non bastasse1’ animo di trapuntarlo , il che avve-rebbe saputo fare ogni meccanico,assai meno abile di lui. E’ ancoracosa incredibile quel che soggiungedella gran forza di Lionardo , cheegli colle sole dita riducesse un bat-taglio di metallo da campana a rap-presentare una testa umana.

Venendo all’opere del nostro Vin-ci, la più celebre, come si è detto,

edizione , ma fu raccontato nella se-conda , fatta da’ Giunti, da cui si èricavata questa nostra. Ma con piùcircostanze è raccontato nella pre-detta lettera 84. nei tomo 2 . dellepittoriche . Tuttavia non vogliotralasciare un bel pasto, cavato dalDiscorso sopra i Romanzi di Gio;Batista Giraldi , detto Cintio , estampato dal Giolito nel 1554. , eindicatomi dalla suddetta lettera.Perché tutto questo fatto è tanto e-legantemente descritto , spero chenon dispiacerà al lettore . Questopasto è a carte 193. , e dice così ;„ Giova al poeta far quello , che lò-,, leva fare Leonardo Vinci eccel-„ lentissimo dipintore. Questi, qua-„ lora voleva dipingere qualche fi.,, gura , considerava prima la sua„ qualità, e la sua natura: cioè se„ doveva ella esser nobile o ple-„ bea , giojosa o severa , turbata„ o lieta, vecchia o giovane, ira-„ ta o di animo tranquillo , buo-„ na , o malvagia ; e poi , cono-„ scinto l’esser suo , se n’ andava,

„ ove egli sapeva, che si ragunasse-„ ro persone di tal qualità , e osser-,, va va diligentemente i lor visi ,

„ le lor maniere , gli abiti, e i mo-„ vimenti del corpo , e trovata co-„ sa , che gli paresse atta a quel, che„ far voleva , la riponeva collo sti-,, le al suo libriccino, che sempre„ egli teneva a cintola . E fatto ciò„ molte volte , e molte , poiché„ tanto raccolto egli aveva , quan-„ to gli pareva bastare a quella im-„ magine , che egli voleva dipigne-,, re, si dava a formarla, e la fa-„ ceva riuscire maravigliosa . E po-„ sto, che egli questo in ogni sua„ opera faceste , il se con ogni dili-„ genza in quella tavola, che egli„ dipinse in Milano nel convento de

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