Vita di Raffaello da UrbÌno. 129
ve , de* casamenti, e de' paesi , il leggiadro modo di vestire le figure ?il fare , eh’elle si perdano alcuna volta nello scuro , ed alcuna volt*vengano innanzi col chiaro : il fare vive, e belle le teste delle femmi-ne , de’ putti, de’ giovani » e de’ vecchi , e dar loro , secondo ilbisogno, movenza, e bravura . Considerò anco , quanto importi lasuga de’cavalli nelle battaglie, la fierezza de’soldati, il saper faretutte le sorti d’animali , e soprattutto il far’in modo ne i ritratti so-migliargli uomini, che pajano vivi , e si conoscano per chi eglino so-no fatti, ed altre cose infinite , come sono abbigliamenti di panni,calzari, celate, armadure, acconciature di femmine, capelli, bar-be , vasi, alberi , grotte , sassi , fuochi, arie torbide , e serene , nu-voli , piogge, saette, sereni, notte, lumi di Luna , splendori diSole, ed infinite altre cose j che seco portano ognora i bisogni dell’arse della pittura. Queste cose , dico, considerando Raffaello , sirisolvè , non potendo aggiugnere Michelagnolo in quella parte , dov'egli aveva messo mano , di volerlo in quest’ altre pareggiare , e forsesuperarlo ; e così si diede non ad imitare la maniera di colui, pernon perdervi vanamente il tempo, ma a farsi un ottimo universale inin quest’altre parti, che fi sono raccontate. E se così avessero fattomolti artefici dell’, età nostra , che per aver voluto seguitare lo studiosolamente delle cose di Michelagnolo , non hanno imitato lui, nè po-tuto aggiungnere a tanta perfezione , eglino non arebbono faticatoinvano, nè fatto una maniera molto dura, tutta piena di difiicultà ,senza vaghezza, senza colorito, e povera d’ invenzione, laddove-,arebbono potuto, cercando d’essere universali, e d’imitare 1 ’altreparti , essere stati a se stessi , 'e al Mondo di giovamento • Raffaelloadunque fatta questa risoluzione , e conosciuto , che fra Bartolommeodi s. Marco aveva un affai buon modo di dipingere , disegno ben son- p r e s e ’!■ buono d* F r*dato , ed una maniera di colorito piacevole , ancorché tal volta usasse ^ ^
troppo gli scuri per dar maggior rilievo , prese da lui quello, chegli parve secondo il suo bisogno , e capriccio , cioè un modo mezzanodi fare , così nel disegno , come nel colorito , e mescolando col dettomodo alcuni altri scelti delle cose migliori d’ altri maestri 1 ; fece dimolte maniere una sola , che su poi sempre tenuta sua propria-,,la quale fu , e sarà sempre stimata dagli artefici infinitamente . E que-sta si vide perfetta poi nelle Sibille , e ne’Profeti dell’opera, che se-P- IH. R ce, co-
Da tuttimaniere .
le buoni
1 Raffaello cercò sempre d’emù.lare, e imitare , e far suo pre-prio quello , che scorgeva negli al-tri artefici , benché fossero a luiinferiori in altre parti, e conside-rati nel tutto . Così si dice , cheessendo amicissimo di Cesare da Se-sto , avendolo incontrato gli di-cesse sorridendo : Messer Cesare , è
possibile, che noi siamo tanto ami-ci, e ci facciamo tanta guerra colpennello ? come dice il P. Orlan-ti nell’ Abecedario all’articolo di Ce-sare da Sestopl che aveva detto primail Lomazzo nel Tcattato dell’arte del.la pittura libr. 2. cap. i.ma più oscu-ramente . Volle dir Raffaello, che sirubavano l’un l’altro i tratti migliori.