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Tomo secondo.
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0 pera per i frati dis. Dementi ».

Intendente d' archi-tettura , e di fitti-tura.

3' inferma per troppolavorare a fresco .

Lascia i suoi averia Camaldoli , e vifi* sepolto .

Lasciò le masserie _>del suo eJsercit.io aPastorino da Siena.

Suoi allievi > età, emorte .

142 Terza Parte.

d’A rézzo ». convento della sua religione , fece una finestra alla cappel-la dell' altar' maggiore bellissima, nella quale fece una vite , eh’ esce dicorpo a s. Domenico » e fa infiniti Santi frati » i quali fanno 1 ’ alberodella religione » ed a sommo è la nostra Donna , e Cristo, che spolas. Caterina Sanese, cosa molto lodata, e di gran maestria , della qualenon volle premio, parendogli avere molt’ obbligo a quella religione .Mandò a Perugia in s. Lorenzo una bellissima finestra , ed altre infinitein molti luoghi intorno ad Arezzo . E perché era molto vago delle cosed’architettura , fece per quella Terra a’ cittadini astiti disegni di fabbri-che j ed’ornamenti per la città, le due porte di s. Rocco di pietra ,e l’ornamento di macigno» che fi mise alla tavola di maestro Luca ins. Girolamo. Nella badia a Cipriano d’Anghiari ne fece uno» e nellacompagnia della Trinità alla cappella del Croci fi sto un altro ornamento »ed un lavamani ricchissimo nella sagrestia » i quali Santi scarpellinocondusse in opera perfettamente. Laonde egli, che di lavorare sem-pre aveva diletto, continuando il verno, eia state il lavoro del mu-ro, il quale chi è sano fa divenire infermo, press tanta umidità, chela borsa de’ granelli se gli riempie d’acqua , talmente che foratagli da’medici, in pochi giorni rendè l’anima a chi glie 1 ’aveva donata , ecome buon Cristiano prese i Sacramenti della Chiesa, e fece testamento.Appresto avendo speziale divozione ne i romiti Camaldolesi , i qualivicino ad Arezzo venti miglia sul giogo d’Apennino sanno congregazio-ne , lasciò loro l’avere, ed il corpo suo. Ed a Pastorino 1 da Siena suogarzone, eh’era stato seco molti anni, lasciò i vetri, e le masserizieda lavorare, e i suoi disegni, che n’ è nel nostro libro una storia , quan-do Faraone sommerge nel mar Rosso . Il Pastorino ha poi atteso a molt’altre cose pur dell’ arte, ed alle finestre di vetro, ancoraché abbia fattopoi poche cose di quella professione. Lo seguitò anco molto un MasoPorro Cortonese, che valse più nel commetterle, e nel cuocerei ve-tri , che nel dipignerle. Furono suoi creati Batista Borro 2 Aretino ,il quale nelle finestre molto lo va imitando ; ed insegnò i primi princi-pi a Benedetto Spadari, e a Giorgio Vasari Aretino. Visse il Prioreanni 62- e morì Panno 1537. Merita infinite lodi il Priore , da che perlui in Toseana è condotta l’ arte del lavorare i vetri con quella maestria »e sottigliezza , che desiderare si puote . E perciò sendoci stato di tantobeneficio , ancora saremo a lui d’onore , e d’ eterna lode amorevoli »esaltandolo nella vita, e nell' opere del continuo.

VITA

I Di questo Pastorino parla il Vasari più a basto in fine della Vita di ValerioVicentino . 2 Nell’Abecedario è detto per errore Batista Borno.