Pitture a s.Gio. B.»li/iu tirilo Scalilo .
Mtrt opere di lui .
214 Terza Parte.
fico Ottaviano de’ Medici , dirimpetto ali’ orto di s. Marco , gliuomini della Compagnia, che si dice dello Scalzo, intitolata ins Gio Batista, la qual’ era stata murata in que’ giorni da molti ar-tefici Fiorentini, i quali fra 1' altre cose vi avevano fatto di mu-raglia un cortile di prima giunta » che posava sopra alcune colonnenon molto grandi ; onde vedendo alcuni di loro , che Andrea ve-niva in grado d’ ottimo pittore , deliberarono , estèndo più ricchid’animo , che di danari, eh’ egli faceste intorno a detto chiostro,in dodici quadri di chiaroscuro, cioè di torretta in frelco , dodicistorie della vita di s. Gio. Batista, per lo che egli roeflòvi mano ,fece nella prima , quando s. Giovanni battezza Cristo 1 con moltadiligenza , e tanto buona maniera , che gli acquistò credito , ono-re , e fama per sì fatta maniera, che molte persone si voltarono afargli far’opere » come a quello» che stimavano dover col tempoa quello onorato fine » che prometteva il principio del suo operarestraordinario , pervenire. E fra l’altre colè, eh’ egli allora fecedi quella prima maniera » fece un quadro , eh’oggi è in cala diFilippo Spini » tenuto per memoria di tanto artefice in molta vene-razione . Nè molto dopo in s. Gallo » chiesa de’ frati EremitaniOslèrvanti , dell’ ordine di sant’ Agostino » fuor della porta a_»s. Gallo » gli fu fatto fare per una cappella una tavola d’ un Cristo »quando in forma d’ortolano apparisce nell’ orto a Maria Madda-lena , la qual’ opera per colorito , e per una certa morbidezza , edunione è dolce per tutto, e così ben condotta , eh’ ella fu cagione »che non molto poi ne fece due altre nella medesima chiesa, come
si dirà
pater patria» . Si chiama questo pa-lazzo anche il Gasino del Cardina-le , perché fu fabbricato da uncardinale di casa Medici col dise-gno di Bernardo Buontalenti. Hovoluto dire tutto questo , perchémolte volte fono dal Vasari no-minate le case d’Ottavianode’ Me-dici gran dilettante, e gran pro-tettore delle tre belle arti.
i Questa è la storia, in cui sopraun fasto è un A intraversata da unV. e vale: Andrea Vannucchi .Tut-te le pitture di chiaroscuro , chefono in questo chiostro , sono stateintagliate molto bene da TeodoroCruger in rami nel 1618. Il Ri-chardson tom. z. acart. 147. dice ,che questo Scalzo era un monaste-ro , o un convento , benché il Va-sari qui scrive chiaramente, ch’era
una Compagnia d’ artefici laici ;laonde sempre più si vede quello,che ho detto altre volte , che tuttii libri, che trattano di queste arti,tono pieni di sbagli, che a volerglinotar tutti bisognerebbe far de’ to-mi . Quindi è , che non bisogna népur credere a questo autore , chedice, che di questi chiariscimi alcu-ni sono periti, perché sono in este-re ; bensì hanno patito nelle tin-te . Non entro nelle critiche, chefa da per tutto alle pitture d’An-drea . L’ opere, purché sieno sta-te viste, si difendono da per tì—»tanto appresso agì’ intelligenti, cheagi’ ignoranti. Solo mi pare stra-no , che egli critichi i panni, e lepieghe di essi, quando non meri-tano altra critica, che Tesser trop-po belli, e parer troppo studiati.