Vita di Andrea del Sarto. 215
si dirà di setto • Questa tavola è oggi al canto a gli Alberti in s. Ja-copo tra’fosti» e Umilmente 1’ altre due 1 . Dopo quest’opere par-tendosi Andrea , ed il Francia dalla piazza del grano , presero nuo-ve stanze vicino al convento della Nunziata nella Sapienza 2 , Vrtniie am ; c ;^ aonde avvenne , che Andrea, e Jacopo Sanfovino, allora giova- san/ovino .ne , il quale nel medesimo luogo lavorava di scultura sotto AndreaContucci suo maestro » fecero sì grande, e stretta amicizia insie-me, che nè giorno , nè notte si staccava 1’uno dall’altro, e per lopiù i loro ragionamenti erano delle distìcultà dell’arte ; onde non èmaraviglia le 1’uno , e l’altro sono poi stati eccellentissimi, comesi dice ora d’ Andrea , e come a luo luogo si dirà di Jacopo . Stan-do in quel tempo medesimo nel detto convento de’ Servi, ed al ban-co delle candele un frate sagrestano , chiamato fra Mariano dalcanto alla macine , egli sentiva molto lodare a ognuno Andrea , edire, eh’egli andava facendo maraviglioso acquisto nella pittura, ^ u *' ,a * t t n f rateperche penso di cavarsi una voglia con non molta lpela. E cosi ten- f ar /• gp ra a > Serv itando Andrea ( che dolce , e buon uomo era nelle cose dell' ono- conpocaspefa ,re) cominciò a mostrargli , sotto specie di carità , di volerlo aju-tare in cosa , che gli recherebbe onore , ed utile , e lo sarebbe cono-scere per sì fatta maniera, che non sarebbe mai più povero. Avevagià molti anni innanzi nel primo cortile de’Servi fatto Aleslò Bal-dovinetti nella facciata, che fa spalle alla Nunziata, una Nativitàdi Cristo, come si è detto disopra 3 . E Cosimo Rostèlli dall’altraparte aveva cominciato nel medesimo cortile una storia , dove sanFilippo, autore di queir ordine de’ Servi, piglia 1’ abito, la qualestoria non aveva Cosimo condotta asine per estere, mentre appun-to la lavorava , venuto a morte. Il frate dunque, avendo volontàgrande di seguitare il resto, pensò di fare con suo utile, che An - Trancia elette a faredrea , ed il si rancia, i quali erano d’amici venuti concorrenti nell’ una parte del certi -arte, gareggiassino insieme, e ne facessino ciasoun di loro una par- ^ .
te , il che , oltre ali’ estere servito benissimo , averebbe fatto laspesa minore, ed a loro le fatiche più grandi; laonde aperto l’ani-mo suo ad Andrea, Io persuase a pigliare quel carico, mostrando-gli , che per essere quel luogo pubblico , e molto frequentato , eglisarebbe, mediante cotale opera, conosciuto non meno da i fore-stieri,
1 Queste tavole erano nel mo-nastero di s.G allo distrutto nel 1530.al tempo dell’ assedio . Ora sononel palazzo de’ Pitti j fuori che ,quella del 7{oli me tangere , che èper anco in s. Jacopo. L’altre duesono intagliate nella raccolta fattafare dal Principe Ferdinando.
2 Intende qui il Vasari sotto no-
me della Sapienza quella fabbrica,dove ora è il serraglio de’ leoni, edell’ altre fiere , perche su comin-ciata da Niccolò da lizzano per far-vi lo studio pubblico , che in tantonon ebbe effetto, perché il danaroa ciò destinato, su distratto in bi-sogni urgenti del pubblico.
3 Vedi a cart.344. del tom. 1.