290 Terza Parte.
Tavola di Cristo fer- paesi; vi fece per ultimo una tavola d’ un Cristo» che porta launtt la Cron . Croce, lavorata a olio, di bontà, e di colorito vaghissimo; nellaquale fece un numero di figure , che accompagnano Cristo alla mor-te , soldati , farisei, cavalli, donne , putti, ed i ladroni innanzi ,col tenere ferma l’intenzione , come poteva essere ordinata una Giu-stizia simile , che ben pareva , che la Natura si fosse sforzata a farl’ultime prove sue in quest’ opera veramente eccellentissima; dopola quale cercò egli molte volte svilupparsi di quel paese , ancorach’
, egli ben veduto vi folle ; ma la cagione della sua dimora era unadonna da lui molti anni amata, che con sue dolci parole , e lu-Cerca d' e a ^ n 6^ e "teneva . Ma pure tanto potè in lui la volontà di rivedereRema, ‘e !&«»%* R° ma » e gli amici, che levò del banco una buona quantità di da-mane»? è di notte nasi, eh’ egli aveva , e risoluto al tutto , si partì. Aveva Polido-*J[*$n»to t e morto. ro tenuto molto tempo un garzone di quel paese , il quale portavamaggior amore a’ danari di Polidoro , che a lui ; ma per averli cosìfui banco , non potè mai porvi fu le mani, e con essi partirsi . Peril che caduto in un pensiero malvagio, e crudele , deliberò la not-te seguente , mentre che dormiva , con alcuni suoi congiurati ami-ci , dargli la morte, e poi partire i danari fra loro. £ così in fuiprimo sonno assalitolo » mentre dormiva sorte , ajutato da coloro ,con una fascia lo strangolò, e poi datogli alcune ferite, lo lascia-rono morto . £ per mostrare , eh’ essi non l’avessero fatto , lo porta-rono fu la porta della donna da Polidoro amata, fingendo che ,o parenti, o altri in casa P avessero ammazzato. Diede dunque ilgarzone buona parte de' danari a que' ribaldi, che sì brutto eccelsoavevan commesso ; e quindi fattigli partire , la mattina piangendoandò a caia d’un Conte , amico del morto maestro » e raccontògliil caso ; ma per diligenza , che si facesse in cercar molti dì, chiavesse cotal tradimento commesso , non venne alcuna cosa a luce.Ma pure » come Dio volle , avendo la Natura , e la Virtù a sdegnod’ essere per mano della Fortuna percosse , fecero a uno, che inte-rciso non ci aveva, dire , che impossibil’ era , che altri , che talgarzone l’avesse assassinato. Per il che il Conte gli fece por le maniaddosso , e alla tortura messolo , senza eh’ altro martorio gli des-sero , confessò il delitto, e fu dalla Giustizia condannato alle for-che y ma prima con tanaglie affocate per la strada tormentato, edultimamente squartato . Ma non per questo tornò la vita a Polidoro ,nè alla pittura si rendè quel!’ ingegno pellegrino, e veloce , che pertanti secoli non era più stato al Mondo . Per il che se allora chemorì, aveste potuto morire con lui, sarebbe morta l’invenzione ,la grazia, e la bravura nelle figure dell’ arte . Felicità della Natu-ra , e della Virtù nel formare in un corpo così nobile spirto ; e in-vidia , ed odio crudele di così strana morte nel fato, e nella fortu-na sua? la quale sebbene gli tolse la vita, non gli torta per alcun